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Utopico o utopistico: come si scrive

8 minuti di lettura

Utilizzati per indicare un qualcosa che notoriamente è irrealizzabile, utopico e utopistico sono termini che vengono inseriti in un contesto letterario non sempre corretto. In virtù del fatto che condividono le origini e il significato, sono sostanzialmente dei sinonimi che fanno riferimento a diversi ambiti d’uso.

Come spiega l’Accademia della Crusca, i due termini vanno impiegati nel rispetto di poche e semplici regole. In caso contrario potrebbero dare vita a un concetto completamente diverso.

Se stai scrivendo un libro fantasy o che tratta di politica, potresti trovarti di fronte alla necessità di dover inserire nel testo una delle due parole (utopico o utopistico per l’appunto).

Questo articolo ha lo scopo di chiarire tutte le tue perplessità, fornendoti delle nozioni che sono sicuro arricchiranno il tuo sapere. Utilizzare il termine più adatto in un contesto adeguato, ti aiuterà ad acquistare più credibilità nel settore, riscontrando l’approvazione dei lettori più critici e attenti, come è giusto che sia, alla grammatica italiana.

Come si scrive? La forma corretta di utopico e utopistico

I termini “utopico” e “utopistico” sono corretti e hanno origine comune, ma vanno utilizzati in contesti leggermente differenti.

  • “Utopico” si riferisce a un’idea o un pensiero idealizzato e spesso irrealizzabile
  • “Utopistico” si applica a idee o concezioni che sono considerate utopie e, quindi, non realizzabili nella pratica

Esempi pratici di utilizzo

Vediamo ora come utilizzare questi due termini nel modo corretto con degli esempi:

  • Utopico: “Il progetto di una società perfetta è considerato utopico.”
  • Utopistico: “Le sue idee utopistiche non troveranno mai applicazione nel mondo reale.”
  • Utopico: “La narrativa utopica spesso esplora mondi ideali e perfetti.”
  • Utopistico: “Il piano di riforma presentato era così utopistico da sembrare irrealizzabile.”

Utopico e utopistico: due parole, un’unica origine

I termini utopico e utopistico hanno origine da Utopia, l’isola immaginaria di Thomas More. L’opera del filosofo inglese, scritta in latino e pubblicata nel 1516, anticipa in qualche modo L’isola che non c’è (Neverland) di Peter Pan, romanzo del Novecento dello scrittore scozzese James Matthew Barrie.

Tra le pagine del romanzo viene descritto un luogo felice ove regna la giustizia, l’armonia, la concordia e la pace tra gli uomini, senza iniquità. Un posto senza dubbio meraviglioso ma molto lontano dalla realtà, soprattutto del tempo.

More sembra giocare con l’ambivalenza del termine. Utopia, infatti, può derivare tanto dal greco “ou – topos” (pur non essendo stato coniato dai greci) con significato di qualcosa che non esiste, quanto dall’unione tra eu e topos che letteralmente significa luogo felice. Il pensatore decide di rifugiarsi in un mondo fantastico, decisamente migliore, per sfuggire da quella realtà che non piaceva a molti e da quella profonda insoddisfazione e delusione nei confronti del Paese in cui viveva.

Il termine Utopia, come riportato da GRADIT (o GDIU, il dizionario italiano dell’uso curato da Tullio De Mauro) viene utilizzato come nome comune dapprima con il significato di un progetto irrealizzabile e poi come un modello sociale, politico oppure religioso che non trova riscontro nella realtà e pertanto viene proposto come un ideale. Proprio sulla base di quest’ultima interpretazione si collegano le parole utopico e utopistico, nonché utopista, ovvero colui che si rivela seguace o inseguitore di un’utopia.

Quando e come utilizzare utopico

Dopo una dovuta introduzione sull’origine dei due termini, veniamo adesso al loro utilizzo.

Come già anticipato, utopico e utopistico sono sinonimi, hanno cioè lo stesso significato. In più, sono aggettivi con lo stesso suffisso (-ico) ed hanno un buon margine di sovrapponibilità. A questo punto, è logico chiederti dove sta la differenza. È proprio il Vocabolario Treccani a rispondere a questo quesito: utopico è la forma più rara ed elevata di utopistico, anche se questa affermazione, secondo l’Accademia della Crusca, ha un qualcosa di anacronistico e più avanti ti spiegherò il perché.

Al termine viene applicato, dunque, un significato più astratto: non a caso si parla di pensiero utopico, ma si tratta sempre di piccole sfumature piuttosto soggettive.

Prima di andare avanti, vorrei soffermarmi su un altro dettaglio e chiarire eventuali dubbi sul possibile rapporto semantico tra utopico e idilliaco. Già, perché in rete si trova pure questo. Diciamo fin da subito che i due termini non hanno alcuna familiarità e non possono essere considerati sinonimi, anche se in alcuni casi il significato potrebbe avvicinarsi molto: nello specifico, “avere una visione idilliaca della vita”, significa che si adotta un atteggiamento molto ottimistico nei confronti della realtà, ma di certo non possiamo parlare di sinonimia.

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Quando e come usare utopistico

Secondo quanto riportato dal dizionario Treccani, utopistico vuol dire “Che costituisce o è da ritenersi un’utopia; che è proprio degli utopisti” ed è riferito a idee e concezioni. È applicabile anche a un programma politico, alle speranze, a pensieri che già a priori si sa non si avvereranno mai.

Pertanto, è errato definire utopistica una persona che sia un filosofo, un politico, uno scrittore o ancora un influencer. Il termine si riferisce solo alle cose (materiali oppure astratte), mentre definire un individuo si utilizza la parola utopista, aggettivo che secondo quanto notato da Anna M. Thornton, accademica corrispondente della Crusca, viene utilizzato anche in maniera impropria per definire ideologie, concetti e non solo persone. La donna, insieme ad altri studiosi, spiega il fenomeno in costante aumento dando tutta la responsabilità a un influsso del francese.

Questa tesi è avvalorata dai dati offerti da Ngram Viewer. Il grafico che analizza la distribuzione delle parole utopico, utopistico e utopista a partire dal 1800 fino ai giorni nostri, mette in evidenza come il termine utopista agli apici fino al XIX secolo sia stato soppiantato da utopistico, andando incontro a una progressiva flessione a partire dagli anni Settanta.

Utopico è stato utilizzato raramente fino al 1940, ma a partire da questa data ha subito una continua escalation, superando addirittura utopista negli anni Ottanta. I risultati non ci permettono di comprendere se utopista viene utilizzato a livello nominale oppure aggettivale, ma resta il fatto che ad oggi è molto meno frequente rispetto ad utopico ed utopistico.

A conferma di questo insolito utilizzo cito alcuni esempi presenti nel corpus di romanzi contenuti nel Primo Tesoro della Lingua Letteraria Italiana (PTLLIN a cura di Tullio De Mauro). Utopista lo ritroviamo solo nel romanzo di Pietro Citati nel definire Tolstoj come un austero e ascetico utopista. Utopistico, invece, è presente in più casi come nel libro di Carlo Levi, L’orologio, in cui si nota il seguente passaggio: “il gusto utopistico per le cose pratiche e precise”, oppure nel romanzo di Elsa Morante, L’Isola di Arturo, dove si riscontra: “Tutto ciò […] rendeva inverosimile, utopistico, un simile sogno”, e infine nel romanzo di Corrado Alvaro, Quasi una vita, che riporta: “gli strumenti con cui fanno la guerra, tra primitivi puerili e utopistici”. Utopico viene citato più volte nel libro di Claudio Magris, Danubio, “pensiero utopico”, “utopico futuro”, “creazione utopica”. Ne parla anche Stanislao Nievo nel suo Le isole del paradiso, nel definire “disegni […] utopici”.

Pertanto, sulla base di quanto detto finora, ciò che viene riportato nel Vocabolario Treccani sembra faccia riferimento al passato. Se ben ricordi, nel paragrafo precedente ho evidenziato come secondo il famoso dizionario della lingua italiana la parola utopico sia meno utilizzata rispetto a utopistico. In realtà, non è così e la cosa peggiore è che entrambi i termini vengono indicati anche con riferimento alle persone. Ti invito, dunque, a seguire le indicazioni dell’Accademia della Crusca e di utilizzare i termini in maniera corretta, come si conviene e non impropria.

Conclusione

Ricapitolando, utopico e utopistico possono essere considerati sinonimi. La differenza tra i due termini è piuttosto sottile e soggettiva. Il primo fa riferimento a idee con possibilità di trasformarsi in qualcosa di positivo e realizzabile, il secondo invece ha un significato negativo con un’elevata improbabilità che un desiderio possa concretizzarsi. L’uso corretto prevede la definizione di cose materiali e astratte, tuttavia, da qualche anno sta prendendo piede una forma inesatta che fa riferimento anche alle persone, per le quali andrebbe invece usata la parola utopista, come suggerisce la stessa Accademia della Crusca.

Come puoi notare, è facile cadere in errore, motivo per cui, a meno che tu non sia un vero esperto della lingua italiana, ti consiglio di prestare molta attenzione quando scrivi. Se sei in procinto di completare il tuo manoscritto e hai ancora qualche dubbio, dopo un’attenta rilettura del testo, affidati ai servizi di correzione di bozze offerti da Youcanprint.it. Con noi hai la certezza di fare centro e di non sbagliare. Accedi alla pagina e chiedi subito una consulenza. I nostri esperti sapranno fornirti tutte le indicazioni utili.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra “utopico” e “utopistico”?

“Utopico” si riferisce a concetti o idee idealizzate e positive che mirano a descrivere una società perfetta, mentre “utopistico” è usato per descrivere idee o piani che sono considerati irrealizzabili o troppo idealistici.

Possono essere usati come sinonimi?

Sì, “utopico” e “utopistico” possono essere considerati sinonimi in molti contesti, ma è preferibile usare “utopico” per riferirsi a idee idealizzate e “utopistico” per idee che sono chiaramente irrealizzabili.

Si possono usare per descrivere persone?

No, non è corretto usare “utopico” o “utopistico” per descrivere persone. Per descrivere una persona che segue o insegue un’utopia, si usa il termine “utopista”.

Quando usare “utopico” in un testo?

Usa “utopico” quando vuoi descrivere idee o visioni di una realtà ideale e perfetta, spesso in un contesto filosofico o letterario, ad esempio: “La sua visione utopica della società ha ispirato molti.”

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