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C’entra o centra: ecco come si scrive

8 minuti di lettura

Ti sarà sicuramente capitato, durante la stesura del tuo manoscritto, di imbatterti in dubbi sulle modalità di scrittura di alcune parole, sull’utilizzo di accenti e apostrofi, sulla necessità di inserire un tipo di punteggiatura oppure un’altra.

Tra le parole che spesso fanno venire dubbi ci sono centra e c’entra, che non sempre vengono utilizzate correttamente.

Se vuoi pubblicare un libro è importante che tu sappia come usare nel modo giusto questi due termini, a meno che tu non voglia fare completo affidamento su un servizio di correzioni. Tuttavia, soprattutto se hai intenzione di lavorare con la scrittura, è importante che ti siano ben chiare le differenze, in modo da poter avere la certezza di utilizzare correttamente i due termini.

C’entra: cosa significa e quando si usa

Per comprendere quando utilizzare c’entra o centra, per prima cosa è necessario comprendere cosa significano i due termini.

C’entra è una grafia sicuramente particolare, che può portare a una serie di dubbi. Perché si deve mettere l’apostrofo? Da dove deriva questa forma? E soprattutto, quando si deve utilizzare?

Devi ricordare che in italiano, oltre ai verbi classici delle tre coniugazioni, ci sono quelli riflessivi – ad esempio specchiarsi, guardarsi o altri – ed ulteriori forme che vengono accompagnate da particelle pronominali – ad esempio andarci, parlarci ed entrarci. C’entra, pertanto, è il presente indicativo del verbo entrarci.

Il dubbio principale deriva dal fatto che il verbo in questione inizia con una vocale. E che c’entra? – ti chiederai. Te lo spiego subito con un piccolo esempio.

Prendiamo in considerazione il verbo andarci. Ok, inizia anch’esso con una vocale, starai pensando. In realtà non in tutte le forme perché se lo coniugo al presente indicativo, dirò io ci vado, tu ci vai, egli ci va. Ugualmente, per il verbo parlarci, dirò io ci parlo, tu ci parli, egli ci parla.

Passiamo ora al verbo che ci interessa: entrarci. Ecco che la presenza della vocale porterà a un’elisione della particella, ossia la ci perderà la i e diventerà c’. Ecco che allora si dirà io c’entro, tu c’entri, egli c’entra. Quest’ultima è proprio la forma che ci interessa quando diciamo appunto frasi come e questo che c’entra? oppure ancora stringiamoci al tavolo altrimenti l’ospite non c’entra.

Questi due esempi pratici ti mostrano gli utilizzi più comuni del verbo. Il prmo caso è quello che maggiormente interessa, ossia quello che spesso porta al dubbio della modalità di scrittura tra c’entra oppure centra. Il verbo entrarci in questa situazione viene utilizzato in senso figurato, ossia per indicare se un oggetto o una persona di cui si sta parlando abbia attinenza con l’argomento del discorso o il contesto.

Sicuramente portare degli esempi permetterà di comprendere meglio l’uso del termine. Vediamo di seguito alcuni brevi dialoghi che utilizzano il verbo entrarci in senso figurato come descritto ora.

– Ho scritto un libro che parla di una fata che perde i poteri e viene mandata sulla terra
– Ah, interessante, si parla anche di un viaggio all’Inferno?
– No, che c’entra! Si parla del mondo delle fate, non di diavoli.

– Sono andata a una festa anni Cinquanta: ho messo i pantaloni a zampa e ho fatto un’acconciatura con i capelli cotonati e pieni di lacca che ne dici?
– Ma i pantaloni a zampa non c’entrano niente con gli anni Cinquanta, sono degli anni Settanta! E anche l’acconciatura non c’entra: è tipica degli anni Ottanta.

Avrai notato che in entrambi gli esempi l’uso del verbo in questione segue sempre una negazione. Le forme che c’entra o non c’entra niente sono infatti molto utilizzate per sottolineare una sorta di disappunto al fatto che non si sia compreso il contesto, ossia la pertinenza della cosa detta o dell’azione compiuta.

Attenzione però: c’entra può essere utilizzato anche con un altro significato, ossia quello di trovare posto, spazio, in un contesto fisico oppure in determinate situazioni.

In questo contesto viene maggiormente coniugato e utilizzato nelle diverse persone, a differenza dell’utilizzo precedente che è quasi sempre alla terza persona del presente indicativo.

Anche in questo caso fare degli esempi permetterà di comprendere maggiormente le possibilità di uso del verbo.

– Ti sposti un poco, altrimenti non c’entro.

– Ho provato a inserire questo vestito in valigia ma è troppo piena e non c’entra

– Non vengo a quella festa, in quell’ambiente sento che non c’entro, non ci starei bene.

– Questo divano classico non c’entra con il mio salone moderno.

Nota che mentre nelle prime due frasi il verbo è utilizzato per indicare una mancanza di spazio, nel terzo esempio viene usato per sottolineare piuttosto una sensazione, in cui chi parla sente che quella festa non è il posto giusto per lui/lei. Il quarto esempio, come il terzo, non indica una mancanza di spazio ma di attinenza nello stile, sottolinea infatti che l’elemento classico non si adatta bene, per via dello stile differente, con quello moderno già presente. Le due situazioni del terzo e quarto esempio sono simili, indicano infatti in entrambi i casi che un qualcosa possa essere poco adatta in una determinata situazione o ambiente.

Centra: cosa significa e quando si usa

Vediamo ora il significato di centra senza apostrofo, cerchiamo di capire quando si scrive in questo modo e perché.

Il termine rappresenta la terza persona del verbo centrare, verbo che a sua volta è derivato dalla parola centro. In italiano sono molti i verbi derivanti da sostantivi, ad esempio saltare deriva da salto, custodire da custode, nevicare da neve e così via.

Nel nostro caso specifico, come detto, centrare deriva da centro: questo signfica che questo verbo viene utilizzato per indicare un’azione che raggiunge il centro, ossia il bersaglio.

L’utilizzo di centrare può essere sia fisico sia figurato.

In senso fisico, si può usare il verbo centrare per evidenziare un’azione: ho centrato il bersaglio, ho centrato il canestro, ho centrato la rete e ho fatto goal.

In senso figurato, centrare indica che si è riusciti a fare quello che si desiderava: ad esempio si può centrare un obiettivo che si è prefissati, quali quello di vincere un concorso o di conseguire un risultato per il quale ci si è preparati nel tempo.

Esiste infine un altro significato del verbo centrare, che viene utilizzato soprattutto in grafica, ad esempio quando si deve centrare un’immagine, ossia posizionarla in modo che risulti al centro del riquadro in cui si sta lavorando.

In tutti questi casi, si ti stai chiedendo come si scrive centra se con o senza apostrofo, la risposta giusta è che si scrive senza apostrofo.

Pronuncia, significato e scrittura

Se sei impegnato nella scrittura di un libro, un saggio, un lavoro di tesi e devi scrivere c’entra o centra, se ti viene qualche dubbio sul come si scrivono queste parole puoi fare una serie di passaggi che ti aiuteranno a schiarirti le idee.

La prima cosa da fare è pensare alla pronuncia. Probabilmente non te ne sei mai accorto ma quando usi queste due parole nella lingua parlata lo fai in maniera differente. Infatti, per dire che c’entra si fa uso della e chiusa, mentre per dire centra si utilizza la e aperta.

Se non sei certo di quale sia l’accento della e quando pronunci queste due parole, allora potrai verificare la modalità di scrittura considerando il loro significato. Come abbiamo evidenziato in precedenza, la scrittura con l’apostrofo va utilizzata quando ci si riferisce al verbo entrarci mentre quella senza apostrofo è la forma di scrittura corretta per il verbo centrare.

Chiedi a un esperto


La scrittura di un libro è tutt’altro che semplice. Spesso lo scrittore si concentra sulla storia e non ha molto tempo per verificare le modalità di scrittura, ossia per controllare tutti i refusi che anche i migliori autori commettono durante la prima stesura.

Rileggendo quanto hai scritto sicuramente ti capiterà di trovarti in situazioni in cui ti sorge qualche dubbio sul modo in cui si scrivono delle parole. Potrai risolvere facilmente i tuoi dubbi in due modi.

Il primo è quello di verificare su Google: oggi questo motore di ricerca presenta un algoritmo avanzatissimo, in grado di risolvere moltissimi dubbi sulle modalità di scrittura delle parole.

Il secondo modo è quello di chiedere una correzione di bozze a un esterno, che possa essere oggettivo, correggendo non solo i refusi, ma anche evidenziando utilizzi di forme verbali o colloquiali più adatte al tipo di lavoro che stai scrivendo.

Attenzione però: la correzione di bozze non deve essere confusa con la semplice sottolineatura di parole scritte male, cosa che oggi può essere fatta da qualsiasi correttore automatico. Si tratta di un lavoro complesso che prende in considerazione non solo gli errori di battitura, ma anche lo stile, la forma e la strutturazione dei capitoli. Questo tipo di lavoro viene svolto da professionisti del settore, come gli scrittori e correttori di Youcanprint, che sapranno supportarti e aiutarti nella scrittura del tuo lavoro. Contattaci per scoprire tutti i nostri servizi.

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