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Malvagie o malvage: come si scrive

8 minuti di lettura

Gli scrittori, sia quelli alle prime armi sia i più esperti, si trovano spesso a dover scrivere parole ricercate oppure termini per i quali è necessario ricorrere al dizionario per verificarne la corretta forma. La lingua parlata e il sempre maggiore utilizzo di scrittura da social può infatti portare a numerosi dubbi.

Anche se da piccoli alle scuole elementari abbiamo imparato tantissime regole di grammatica, è più che normale averne dimenticate la gran parte, in particolar modo quelle legate alle regole di scrittura di parole poco usate. Un esempio, tra i termini che possono far sorgere più di un dubbio è l’aggettivo malvagio. In questo post cercheremo di fugare tutti i dubbi riguardante questo termine e, in particolare, il suo plurale al femminile, per capire se si scrive malvagie o malvage.

Come si scrive? Forma corretta

La forma corretta del plurale femminile di “malvagia” è “malvagie”.

Secondo la grammatica italiana, tutte le parole che terminano con “-gia” non accentata mantengono la “i” al plurale. Dato che in “malvagia” l’accento cade sulla seconda “a” (malvàgia), la “i” nella sillaba finale viene mantenuta al plurale, risultando in “malvagie”.

Esempi di utilizzo

Vediamo insieme qualche esempio di utilizzo della parola “malvagia” nelle sue principali declinazioni:

  • Singolare: “Quella donna è davvero malvagia.”
  • Plurale: “Le streghe malvagie del racconto spaventavano tutti i bambini.”
  • Aggettivo sostantivato: “I malvagi del villaggio sono stati finalmente catturati.”
  • Forma transitiva: “Il suo comportamento malvagio ha rovinato molte vite.”

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Malvagio: significato e origine del termine

Prima di spiegare se la dicitura più corretta sia malvage o malvagie cerchiamo di comprendere al meglio quale sia il significato di questo aggettivo, in modo da avere la certezza di utilizzarlo nel modo più corretto, ossia in contesti che siano idonei.

Per prima cosa, quindi, dobbiamo ricordare che stiamo parlando di un aggettivo e, per questo, quando cerchiamo il termine sul dizionario dobbiamo farlo controllando la sua forma al maschile singolare, ossia malvagio.

Il termine deriva probabilmente dalla lingua provenzale malvatz che, a sua volta, è la volgarizzazione della parola tardo-latina malifatius, composto di malus+fātum. Spendiamo due parole su questo termine sottolineando innanzitutto che la prima attestazione di un suo uso risale ai primi anni del Mille, proprio in Francia. Un altro interessante aspetto di questo termine è che l’evoluzione del suo opposto, cioè bonus+fātum non ha dato vita a un aggettivo ma a un nome proprio, ossia Bonifacio.

Ma torniamo al nostro malvagio. L’aggettivo si utilizza per riferirsi a persone che, quindi, hanno un malus fātum, cioè un cattivo fato. L’evoluzione volgare del termine ha portato il malus fātum a divenire malifatius e, successivamente, malvatz in lingua provenzale e malvagio in italiano.

Il malvagio, ossia la persona malvagia è quella che ha un destino cattivo per cui si comporta male di proposito, per lo più restando indifferente alle eventuali conseguenze del suo gesto. Da notare che, nonostante il termine nasce come aggettivo, oggi viene spesso utilizzato come sostantivo, per cui oltre a scrivere, ad esempio, un uomo malvagio si potrà trovare semplicemente un malvagio.

I malvagi in letteratura

Il termine malvagio è molto apprezzato e utilizzato nella letteratura italiana: proprio per questo motivo è importante conoscere bene non solo il significato, ma anche le corrette modalità di scrittura dei femminili e plurali.

Troviamo infatti la parola malvagio tra le righe delle opere di Dante, di Petrarca o di Boccaccio, di Bandello e molti altri.

Malvagia: quando il cattivo è donna

Se la letteratura è ricca di malvagi, non è da meno di donne crudeli, streghe, matrigne, regine e donne che, spesso, sono le antagoniste di eroine pure di cuore.

Ma quando le cattive sono più di una, come bisognerà scrivere? Malvagie o malvage? Per sapere quale sia la corretta modalità di scrittura possiamo andare a cercare i libri di grammatica delle scuole elementari o medie, in cui sono riportate tutte le regole circa la formazione di plurali e, soprattutto, tutte le eccezioni, i casi particolari e le parole più difficili.

Lo scrittore che vuole inserire nel suo romanzo un gruppo di ragazze o donne molto cattive dovrà ben ricordare queste regole per non incorrere in errore. Pertanto, diciamo subito che il plurale di malvagia è malvagie. Ma perché si conserva la i?

La grammatica italiana vuole che tutti i sostantivi femminili che terminano con la sillaba -gia (nonché con -cia) possono essere di due tipi, accentati o non accentati. Quando la sillaba non è accentata, il suo plurale mantiene la i. Nel caso della nostra parola, ossia malvagia, l’accento cade sulla seconda a, (malvàgia) per cui la sillaba finale non risulta accentata.

La parola malvagìa in realtà esiste, o meglio esisteva. Si tratta infatti dell’arcaico di quella che oggi viene comunemente chiamata malvasìa, un particolare tipo di vitigno da vino presente oggi in tutta Italia e che prende il nome da Malvasìa, una località del Peloponneso in Grecia.

Cosa dice la grammatica

Torniamo quindi alla grammatica e riprendiamo la regola che ci permette di scrivere correttamente il plurale di malvagia.

Come già detto verrà conservata la i proprio perché la grammatica italiana prevede che tutte le parole in -cia e -gia non accentate debbano mantenere la i al plurale.

C’è tuttavia anche un’altra regola da prendere in considerazione, soprattutto se si considera che nella maggior parte delle parole moderne, le sillabe -gia e -cia non sono quasi mai accentate. Come dobbiamo comportarci allora?

Dobbiamo quindi andare a verificare la lettera che precede la c di -cia o la g di -gia: se si tratta di una vocale, allora allora nella formazione del plurale si dovrà conservare la i. Esempi di questo tipo sono ciliegia, in cui la sillaba -gia è preceduta dalla e per cui al plurale avremo delle ciliegie e non delle ciliege. Anche per la nostra parola, malvagia, prima della sillaba -gia abbiamo una vocale, cioè una a, e quindi le antagoniste del nostro romanzo saranno malvagie e non malvage. Per le parole in -cia vale la stessa regola e per questo motivo scriveremo che in giardino c’è una pianta di acacia oppure due piante di acacie (non acace).

Quando invece la parola, ossia le sillabe -cia o -gia sono precedute da una consonante, la i cade. Un esempio di parole che seguono questa regola può essere goccia, per quanto riguarda la sillaba -cia, che al plurale diventa gocce. Ugualmente, si va in spiaggia ma si parlerà di spiagge quando si considera il plurale; e se parliamo di un giorno di pioggia, dovremo invece ricodare che l’intera stagione sarà una stagione di piogge.

Per una maggiore precisione, e per fugare qualsiasi dubbio, vogliamo sottolineare che anche quando la sillaba in questione è preceduta da più consonanti il plurale si formerà senza la i. Ad esempio la parola conscia, al plurale diventerà consce.

La grammatica, si sà, è in continua evoluzione. Proprio per questo è bene sottolineare che queste regole non sono sempre esistite ma sono state codificate nella prima metà del Novecento. Pertanto, non è raro che in testi e documenti più antichi si possano trovare diciture che oggi risultano grammaticalmente scorrette.

Una delle più comuni, soprattutto quando si parla della divisione dell’Italia del passato, riguarda probabilmente le province, che su testi e documenti dell’Ottocento si trovano spesso scritte come provincie. Questo caso è tanto più giustificato se si considera che deriva direttamente dal latino provincia, provinciae, anche se la parola latina indicava territori conquistati e non una Circoscrizione amministrativa.

Aggettivo o sostantivo?

Completiamo questo discorso sul termine malvagio-malvagie per ricordare che, come molte altre parole italiane, anche in questo caso siamo di fronte a un aggettivo che, in alcuni casi, viene utilizzato come sostantivo. Infatti, è sempre più comune trovare il termine al singolare o plurale, maschile o femminile utilizzato come sostantivo. Ad esempio, si potrà leggere quel malvagio al posto di quell’uomo malvagio oppure le malvagie al posto di le donne malvagie.

L’utilizzo del termine come sostantivo è probabilmente derivante da una sempre maggiore volontà di velocizzare e snellire la scrittura, rendendo in tal modo il discorso più fluido.

Per concludere

Scrivere non è mai facile: oltre a dover trovare le tematiche, l’ispirazione, verificare la suddivisione di capitoli e, soprattutto, verificare la grammatica. Proprio per la complessità del processo di scrittura sono molti gli autori, sia di romanzi, di saggi, di lavori tecnico-scientifici o altro che si rivolgono a esperti per un aiuto nella correzione delle bozze.

Anche tu puoi trovare un valido supporto tecnico, rivolgendoti ai professionisti di Youcanprint, che potranno fornirti indicazioni, suggerirti dei percorsi di formazione o fornirti servizi di correzione di bozze e verifiche del tuo lavoro.

Domande frequenti

Qual è la forma corretta del plurale femminile di “malvagia”?

La forma corretta è “malvagie”. La “i” viene mantenuta nel plurale perché la sillaba “-gia” non è accentata.

Perché si scrive “malvagie” e non “malvage”?

Secondo le regole della grammatica italiana, se la sillaba “-gia” non è accentata e la lettera che precede la “g” è una vocale, la “i” viene mantenuta al plurale. Poiché in “malvagia” l’accento non cade su “-gia” e la sillaba precedente è una vocale, la forma corretta è “malvagie”.

Esistono eccezioni a questa regola?

Sì, quando la sillaba “-cia” o “-gia” è preceduta da una consonante, la “i” non viene mantenuta al plurale. Ad esempio, “spiaggia” diventa “spiagge” e “goccia” diventa “gocce”.

“Malvagia” può essere utilizzato come sostantivo?

Sì, “malvagia” può essere utilizzato sia come aggettivo che come sostantivo. Ad esempio, “una donna malvagia” o semplicemente “una malvagia” per indicare una persona cattiva.

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