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Il divario da cui nasce la Storia

Il divario da cui nasce la Storia

Una Storia, nasce nel punto in cui il mondo soggettivo e quello oggettivo si incontrano“.

Il protagonista è alla ricerca di un oggetto di desiderio che è al di là della sua portata. 

Consapevolmente o meno sceglie di compiere un’azione particolare, spinto dalla sensazione che il suo atto comporterà una reazione esterna che lo avvicinerà al soddisfacimento del suo desiderio.

Dal punto di vista soggettivo quest’azione appare minima, parsimoniosa e tuttavia sufficiente ad ottenere la reazione desiderata. 

Abbiamo parlato di personaggio e desiderio qui.

Ma nel momento in cui intraprende l’azione il mondo oggettivo costituito dalla sua vita interiore, dai rapporti personali ecc… reagisce in modo più vigoroso o diverso e questa reazione ostacola la realizzazione del suo desiderio, anzi lo frustra allontanandolo dal desiderio stesso ancor più di prima.

Invece di ottenere la collaborazione del mondo la sua azione suscita le forze antagoniste che spalancano un divario fra la sua aspettativa soggettiva e il risultato oggettivo, fra ciò che pensava sarebbe accaduto dopo quell’azione e ciò che in effetti è avvenuto, fra il suo senso della probabilità e ciò che è la vera necessità, intesa in senso filosofico.

Ogni essere umano agisce, di volta in volta, consapevolmente o inconsapevolmente, basandosi sulla previsione di ciò che verosimilmente avverrà una volta compiuta l’azione.

Tutti viviamo su questa terra pensando, o sperando, di capire noi stessi, le persone più intime, la società e il mondo.

Ci comportiamo secondo ciò che riteniamo essere vero di noi stessi, delle persone che ci circondano, dell’ambiente.

Ma questa è una verità che non possiamo conoscere in modo assoluto. E’ ciò che noi crediamo sia vero.

Noi riteniamo anche di essere liberi di prendere una decisione di compiere qualsiasi azione. Ed è soltanto allora, quando intraprendiamo l’azione, che scopriamo la necessità.

La necessità è la verità assoluta, è ciò che deve succedere, ciò che è necessario che accada, che è contrapposta alla probabilità, che è ciò che noi speriamo o ci attendiamo che ci succeda.

E’ cosi nella vita e cosi è nella narrazione. Quando la necessità oggettiva contraddice le previsioni di un personaggio, all’improvviso si apre un divario all’interno della realtà immaginaria.

Questo divario è il punto in cui entrano in collisione il mondo soggettivo e il mondo oggettivo; la differenza che esiste fra la previsione e il risultato; fra il mondo così come lo percepisce il personaggio prima di agire e la verità che scopre nel corso dell’azione.

Una volta che si è aperto questo divario nella realtà un personaggio volitivo e capace avverte o comprende di non poter ottenere ciò che vuole agendo al minimo e con parsimonia.

Deve farsi forza e lottare per colmare questo divario intraprendendo una seconda azione..

Questa azione successiva è qualcosa che il personaggio non avrebbe mai fatto prima, non soltanto perché richiede maggior forza di volontà e lo obbliga a scavare più a fondo nelle proprie capacità umane, ma, cosa più importante, perché questa seconda azione lo espone ad un rischio. Adesso potrebbe perdere qualcosa per conseguire ciò che desidera.

Consiglio la lettura di questo articolo: Come scrivere un libro, i 14 consigli di Jerry B. Jenkins.

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Donato Corvaglia

Ideatore, fondatore e marketing specialist del gruppo Borè srl, il gruppo è proprietario di Youcanprint piattaforma italiana di self-publishing. Scrivo e mi occupo di Book Marketing.

5 Commenti
  • claudio cajati

    Ripeto solo ciò che disse il genio Baruch Spinoza (1632-1677 – “Ethica more geometrico demonstrata”) : La libertà è la coscienza della necessità

    20 Luglio 2019 at 08:45 Rispondi
  • sabina camani

    Ciao Donato,
    tra gli articoli che hai postato questo è, per me almeno, il più denso di possibilità interpretative e quello che più rispecchia la vita vera.
    Quindi è molto emozionante.
    Parlo di emozione perché cercare di raccontare di queste situazioni e farle attraversare ai miei personaggi è la cosa più difficile e, al tempo stesso più desiderata e “necessaria” che mi succede quando scrivo.
    In un certo senso per riuscire a farlo, mi sento come se fossi a mia volta dentro una storia che mi costringe a provare e riprovare fino a che quella che era la mia intenzione e quello che è il risultato iniziano pian piano ad assomigliarsi. Non sempre collimano, non sempre mi riesce ma quando mi accorgo che mi ci sto anche solo avvicinando, mi passa la stanchezza e mi scompare il mondo esterno.
    Da quel punto la storia prende una vita sua.
    Bellissimo articolo e bellissima la possibilità di parlare di questi argomenti.
    Grazie!
    A rileggerti
    Sabina

    14 Luglio 2019 at 14:52 Rispondi
    • donato

      Ciao Sabina! Ti ringrazio per l’apprezzamento. La procedura che attui è secondo me la migliore. Sono contento e noto che metti tanto entusiasmo nella scrittura, leggerò presto il tuo libro!

      16 Luglio 2019 at 08:10 Rispondi
  • lauro Fabbri

    Una mia opinione in merito a questo commento storia su quello che non crediamo di sapere o di non conoscere e comprendere di ciò che vogliamo essere per noi stessi …be questo e un aspetto che in questi ultimi tempi o imparato a capire e comprendere meglio cosa c’è che non riusciamo ad essere liberi di esprimerci meglio fra noi e chi ci gira intorno a noi uno e quando vogliamo intraprendere un altro lavoro diverso da tutto il contesto dai classici lavori e non condivide con noi e vede tutto ciò in modo negativo non idoneo a per loro e per noi non e una cosa del tutto accettabile ..

    13 Luglio 2019 at 15:24 Rispondi
    • donato

      ciao Lauro, grazie per il tuo prezioso commento, continua a leggerci e seguirci, sul blog trovi tantissimi altri articoli e spunti!

      16 Luglio 2019 at 08:41 Rispondi

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