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All’erta o allerta: come si scrive

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all'erta o allerta

La grammatica italiana è tra le più complesse per varietà di regole e di eccezioni. Un semplice punto, una virgola, ma anche un accento oppure un apostrofo possono cambiare il significato non solo della singola parola ma anche di un intero discorso. Se stai scrivendo un romanzo da auto produrre, che si tratti di una storia per bambini, di un giallo o di un racconto di letteratura rosa, presta molta attenzione ai dettagli, alla correttezza della forma e alla coniugazione dei verbi, a meno che non intenda affidarti a un servizio di correzione bozze.

Anche se hai una buona padronanza della lingua scritta e parlata, non di rado potresti imbatterti in alcuni dubbi amletici tra cui: all’erta o allerta? Qual è la formula grammaticale più corretta? Hanno lo stesso significato? Cos’è che li rende così diversi tra loro? In questo articolo, partendo dalle origini, cercheremo di chiarire e analizzare la corretta grafia, la funzione (sostantivo o locuzione avverbiale) e l’eventuale declinazione al plurale. Scoprirai delle cose che, di certo, nei libri di scuola elementare non hai mai studiato.

All’erta: origini, significato e usi della locuzione avverbiale

Come riportato nei migliori dizionari italiani e come chiarisce la stessa Accademia della Crusca, entrambe le forme (all’erta e allerta) sono corrette. Ti starai chiedendo, quindi, quale delle due è meglio preferire. La risposta alla tua lecita domanda è una: dipende.

Se, infatti, il termine svolge la funzione di sostantivo, usa allerta; se deve fungere da avverbio, allora utilizza all’erta. Quest’ultima è frequente anche nelle esclamazioni, per esortare ad essere attenti, per incitare qualcuno a stare in guardia.

Chiariamo meglio il concetto, partendo dalle origini. Allerta, inteso come sostantivo, nasce dalla locuzione avverbiale all’erta. Quest’ultima, già dal 1536, veniva utilizzata nel linguaggio militare per indicare una persona guardinga, vigile posta su un’altura (erta) per avvistare l’eventuale arrivo dei nemici e avere un tempo di reazione sufficiente. L’erta rappresentava dunque una salita dalla forte pendenza oppure un luogo posto in alto, ma anche una costa scoscesa. Oggi, il termine non è più di uso comune anche se è stato conservato dall’odonomastica cittadina come nel caso della Via dell’Erta Canina a Firenze, uno dei posti più caratteristici e pittoreschi della capitale toscana noto come l’antica rotta dei viandanti.

Il termine erta, derivato dal participio passato del verbo latino erigere (con significato di rizzare, innalzare), era già presente nella Divina Commedia, veniva utilizzato come simbolo della tortuosa via della virtù che si contrapponeva alla valle oscura del peccato. A tal proposito citiamo il passaggio dantesco tratto dall’Inferno, capitolo I: “Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta, / una lonza leggera e presta molto, / che di pel maculato era coverta”.

La locuzione avverbiale, sempre in gergo militare, però, veniva impiegata non solo per indicare un soldato posto su un’altura ma anche per richiamare una sentinella all’attenti e verificare che fosse sveglia, eretta, con la schiena ben dritta e non cedesse al sonno durante i turni notturni. Qualche esempio lo si può riscontrare anche nella letteratura siciliana: “la citella, stancata di troppu stari a l’irta” testo estratto dal Dizionario storico della lingua italiana, il TLIO, e datato 1321-37. L’espressione resiste ancora oggi in alcuni dialetti meridionali e sta proprio ad indicare lo stare in piedi.

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A livello temporale, le origini della prima attestazione di allerta sono meno certe. Nessun dizionario di lingua italiana, infatti, riporta una data precisa. Tuttavia, spulciando un po’ sui vari motori di ricerca, pare che il termine venne usato per la prima volta come avverbio intorno al terzo o quarto decennio del XIX secolo. La sua prima apparizione avvenne nei testi di storia militare scritti da autori che hanno subito l’influenza linguistica francese o da ufficiali napoleonici con significato di prestare attenzione per qualcosa.

Col tempo, il termine è stato introdotto anche in altri settori e in particolare in quello meteorologico. Quando si parla infatti di allerta meteo si indica un immediato pericolo dovuto a precipitazioni di forte intensità o dovuto ad altri eventi atmosferici (vento, grandine, trombe d’aria e quant’altro).

Trattandosi di un sostantivo, sorge spontanea la domanda dell’eventuale declinazione. Allerta è maschile oppure femminile? A primo impatto, la desinenza finale ci fa dedurre che il termine appartiene al genere femminile, tuttavia, non mancano esempi di letteratura in cui viene impiegato al maschile. Ne riportiamo uno tratto dalla Gazzetta Piemontese, n. 139, 22 novembre 1832: “Checché ne sia di questo, la podestà municipale d’Anversa ha con un manifesto invitato gli abitanti ad illuminare le loro abitazioni in caso di allerta notturno”.

Hai le idee un po’ confuse? Non preoccuparti perché nonostante sia stato appurato che allerta, come sostantivo, può essere utilizzato sia al femminile che al maschile senza commettere alcun errore grammaticale, da un attento carotaggio in rete e attraverso l’uso dei principali motori di ricerca, siamo arrivati alla conclusione che la forma al femminile è quella più utilizzata in tempi moderni (9.360 volte contro 1.935), un dato che è stato ampiamente confermato anche dall’archivio di alcuni quotidiani come il Corriere della Sera, dove l’uso al maschile è nettamente inferiore.

In genere, questa forma viene preferita da chi ancora sente l’origine avverbiale della parola, ma nei dizionari online e cartacei rientra nella classe dei sostantivi femminili con desinenza finale in -a.

Allerte o allerta (invariato): questo è il dilemma

Un ulteriore dubbio amletico viene sollevato qualora si voglia esprimere il plurale del termine. Il processo di consolidamento lessicale inquadra la parola allerta come un sostantivo ormai autonomo, pertanto, rispetto alla locuzione avverbiale, si declina acquisendo la vocale -e del femminile, diventando allerte.

Non pensare che il processo di lessicalizzazione, cioè quel fenomeno che porta un avverbio a trasformarsi in sostantivo (come il caso di all’arme -letteralmente alle armi- evolutosi nel tempo in allarme), sia rapido. Ci vuole parecchio tempo affinché una parola possa subire una mutazione a livello morfologico e quando accade bisogna fare i conti con chi ancora la sente provenire dalla forma avverbiale. Da qui, la confusione nel trovare online (e non solo) declinazioni al maschile accanto a quelle al femminile, più usate.

Allerta: da sostantivo a verbo

C’è un altro fattore da tenere in considerazione. Da qualche decennio, il sostantivo autonomo allerta si è trasformato nel denominale allertare, verbo con significato di allarmare, mettere una persona in stato di allerta. Secondo i principali dizionari di lingua italiana, il termine fa la sua prima comparsa nel 1963 anche se, in realtà, l’attestazione della parola fa riferimento a vent’anni prima. L’imprecisazione può essere dovuta al fatto che venne segnalata da Bruno Migliorini nel suo volume Parole nuove, proprio in quella data.

Una ricerca più approfondita riporta alla comparsa del verbo allertare nel lontano 1941. Il termine venne usato in un articolo di una rivista fiorentina “Lo stato operaio”, pubblicata però a New York nel gennaio-febbraio del 1941. Ne abbiamo estrapolato una parte: “L’Unione Sovietica tentò di allertare i loro popoli perché agissero contro l’imminente pericolo”. Non puoi dunque non avvertire l’influenza dell’inglese to alert (attestato dal 1868 (derivato dal corrispettivo alerter, usato dallo scrittore francese Stendhal già nel 1836), visto anche il luogo di pubblicazione del giornale.

In conclusione

Tirando le somme, i principali dizionari italiani consentono la grafia di entrambe le forme. Pertanto, potrai utilizzare sia all’erta che allerta, con la certezza di non commettere alcun errore grammaticale grossolano. Tuttavia, nonostante al giorno d’oggi sussista una preferenza per la forma univerbata, ti consiglio di fare attenzione al significato che intendi dare alla parola.

Ricapitolando quanto detto finora, allerta si usa come sostantivo, per invitare qualcuno a prestare attenzione a un pericolo imminente (abbiamo fatto l’esempio dell’allerta meteo). All’erta si utilizza sia come esclamazione che come avverbio. “Stai all’erta!” acquisisce in questo caso il significato di stare con la schiena ben dritta, in piedi, pronto a qualsiasi evenienza!

Il sostantivo è usato perlopiù nella forma al femminile e, al plurale, si declina normalmente anche se non di rado è possibile riscontrare la formula invariata. A conti fatti, la differenza tra allerta e all’erta ci ha fatto intraprendere un lungo viaggio in più contesti linguistici, partendo dal latino, per poi passare all’italiano, al francese e all’inglese. Sulla base di quanto riportato finora, scrivere un libro correttamente non è mai facile.

Non si tratta solo di proporre una storia efficace, di creare una continuità tra i capitoli, di mettere in evidenza dei personaggi principali e affiancarli ad altri secondari offrendo una panoramica completa, ma lavorare su un libro di successo significa soprattutto avere padronanza della grammatica, avere uno stile unico e scorrevole che possa rendere la lettura piacevole, invogliando a terminare il romanzo anche in un solo giorno.

Se hai dubbi sulla tua grammatica, affidati a degli esperti del settore. Youcanprint ti offre un ambiente professionale e umano che ti assiste nella pubblicazione del romanzo fornendoti indicazioni, percorsi di formazione e un utilissimo servizio di correzione bozze. Siamo qui per supportarti in tutte le fasi del tuo lavoro. Contattaci per maggiori informazioni.

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