La sostanza della storia e il suo protagonista, parte 1

Qual è la sostanza di una storia?

Dove prendiamo il materiale per creare le scene che un giorno si muoveranno e parleranno nel libro? Quale argilla trasformiamo e modelliamo, conserviamo o gettiamo via?

In ogni altra forma d’arte la risposta è evidente: il compositore ha il suo strumento e le sue note che suona; la ballerina chiama strumento il proprio corpo; gli scultori scolpiscono la pietra; i pittori rimescolano i colori.

Ogni artista può toccare la materia grezza della propria arte, tutti tranne lo scrittore. E questo perché il nucleo di una storia consiste in una “sostanza” che non si vede, non si sente e non si tocca mai direttamente; eppure la conosciamo e la percepiamo. La sostanza di cui è fatta una storia è viva quanto intangibile.

La materia dello scrittore è il linguaggio, ma il cuore di una storia è costituito da qualcosa di ben più profondo delle semplici parole.

Il protagonista parte 1

Di solito il protagonista è solo un personaggio. Una storia però, potrebbe essere mossa da un duo, o da un trio o anche più personaggi.

Affinchè due o più personaggi formino un protagonista plurimo bisogna che siano soddisfatte due condizioni:

primo, tutti gli individui del gruppo devono condividere lo stesso desiderio; secondo, lottando per soddisfare questo desiderio soffrono e gioiscono insieme. Se ha succsso uno di loro ne beneficiano tutti. Se uno viene sconfitto ne soffrono tutti. All’interno di un film a protagonista plurimo motivazioni, azioni e conseguenze sono comuni a tutti.

Una storia può, d’altro canto essere a protagonista multiplo.

In questo caso, diversamente dal protagonista plurimo, i personaggi cercano di soddisfare desideri diversi e individuali.

Non è necessario che il protagonista sia umano: può essere un animale, vedi racconti per bambini. Può essere qualsiasi cosa cui possa venire conferito libero arbitrio, capacità di desiderare, di intraprendere azioni e di sopportare le conseguenze può diventare protagonista.

Addirittura è persino possibile cambiare protagonista a metà della storia. Morto il protagonista il lettore rimane smarrito e confuso, come può andare avanti la storia? Protagonista plurimo.

A prescindere, comunque, dal fatto che il protagonista della storia sia singolo, multiplo o plurimo, e da come sia caratterizzato, in ogni caso tutti i protagonisti hanno determinate qualità distintive, la prima della quali è la forza di volontà.

La forza di volontà del protagonista può essere inferiore a quella del biblico Giobbe, ma pur sempre abbastanza potente da sostenere il desiderio attraverso il conflitto e, alla fine, fargli compiere azioni che determinano un cambiamento significativo e irreversibile.

Non si può raccontare una storia in cui il protagonista non vuole nulla, che non sa prendere decisioni e le cui azioni non comportano cambiamenti a nessun livello.

La volontà sprona il protagonista verso un desiderio conosciuto: ha un bisogno o un obiettivo, un oggetto del desiderio, e sa qual è.

Se potreste prendere da parte il vostro protagonista e chiedergli “Che cosa vuoi?” lui avrebbe una risposta ben precisa da darvi: Vorrei X o Y adesso ma alla fine vorrei Z. Per molti personaggi è sufficiente un desiderio chiaro, semplice e conscio.

A tal proposito si legga l’articolo su Dufresne e come il suo protagonista maschile abbia ben chiaro in mente cosa vuole, qual è il suo obiettivo.

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