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Dubbi ed errori frequenti di scrittura: regole e consigli

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errori di scrittura

Per scrivere bene un libro non sono necessari soltanto amore per la scrittura, estro, fantasia e creatività (requisisti peraltro indispensabili per ottenere risultati soddisfacenti), ma anche tecnica.

Se le prime caratteristiche sono doti o caratteristiche che possono essere allenate, la seconda può essere acquisita con l’esperienza, con lo studio e con una notevole applicazione.

Questi presupposti sono validi non soltanto per scrittori esordienti, ma anche per professionisti e per chiunque coltivi la passione per la scrittura.

Presupposti per scrivere bene

Il primo prerequisito per scrivere bene è senza dubbio quello di leggere tantissimo, dato che le regole basilari per imparare a padroneggiare ortografia, grammatica e sintassi si acquisiscono principalmente “sul campo”, ovvero confrontandosi con opere scritte da altri autori.

Scrivere è un mestiere, che si costruisce step-by-step, incominciando proprio dalla lettura.

Uno scrittore dovrebbe mettersi al lavoro ogni giorno, anche se non ha idee, a prescindere dall’ispirazione e, a volte, anche dalla voglia.

Inizialmente la scrittura di un libro può apparire come una montagna da sormontare, mentre invece è sufficiente suddividere il percorso in brevi tappe, concentrandosi su ciascuna di esse e non sulla loro totalità.

Bisogna convincersi inoltre che stile, creatività e affinamento della tecnica possono essere acquisiti attraverso l’allenamento quotidiano, corsi, studio e la lettura, che consentono di apprendere tecniche nuove e idee e suggerimenti utili per formulare il proprio manoscritto.

La scrittura di un romanzo dipende da due presupposti fondamentali, che sono: trama e personaggi, due aspetti entrambi necessari in uguale misura per ottenere un risultato ben bilanciato.

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Consigli per scrivere bene

La tecnica narrativa deve tenere conto di alcune regole, che possono essere riassunte nei seguenti capisaldi.

  • Non interrompere la narrazione

Soprattutto quando le descrizioni sono complesse e tendenzialmente lunghe, è necessario mantenere costantemente il flusso narrativo.

Il rischio è infatti quello che il lettore si perda, allentando l’interesse.

È proprio in questi casi che diventa essenziale mantenere un ritmo narrativo ininterrotto, facendo attenzione a non modificare lo stile in maniera significativa.

  • Moderazione nell’impiego delle figure retoriche

l’impiego delle figure retoriche si può rivelare un’arma a doppio taglio se usate male, che da un lato attira inizialmente l’attenzione del lettore, ma che d’altro lato la può anche allontanare.

Se ben calibrate, le figure retoriche sono in grado di catturare rapidamente l’interesse di chi legge, ma altrettanto rapidamente ad attenuarlo, contribuendo addirittura a spegnerlo del tutto.

  • Ruolo della vita reale

Una regola generale, in narrativa, è quella di prendere spunto dalla vita reale, senza però lasciarsi condizionare eccessivamente, in quanto il lettore è quasi sempre alla ricerca di un’evasione.

Chi legge desidera calarsi a fondo nel racconto, estraniandosi dalla realtà in maniera equilibrata.

Pertanto può essere conveniente prendere ispirazione da un fatto avvenuto, per poi adattarlo a una trama originale.

  • Sequenzialità

Secondo Aristotele, la struttura di un testo deve seguire una determinata sequenzialità, costituita da:

– inizio,

comprendente la presentazione dei personaggi, le loro scambievoli relazioni e un accenno all’ambientazione;

climax,

comprendente la parte centrale dello scritto, con lo svolgimento della storia e lo sviluppo dei rapporti di sinergia tra luoghi e persone;

– risoluzione,

comprendente il finale e quindi la conclusione della vicenda.

Il rispetto di questa sequenza consente di seguire un filo logico della narrazione, presupposto indispensabile per mantenere vivo l’interesse del lettore.

• Sviluppo della trama

Per sviluppare adeguatamente la trama di un libro è necessario servirsi di alcuni mezzi essenziali, che sono:

– personaggi

è sempre meglio non focalizzare la trama su un’unica figura, che potrebbe diventare eccessivamente invasiva e quindi pesante;

conflitto,

anche se non indispensabile, una situazione conflittuale è in grado di mantenere vivo l’interesse di chi legge;

– obiettivi da raggiungere,

devono essere presenti chiare finalità da raggiungere, per giustificare la sequenza di eventi che, in maniera più o meno incisiva, caratterizzano la trama;

– ricerca,

i personaggi devono mostrarsi sempre attivi, per assicurare un interesse costante da parte del lettore, che tendenzialmente è portato a distrarsi quando la trama non lo cattura.

  • Scaletta

Per mantenere un percorso logico, senza contraddizioni e salti di passaggi logici è fondamentale avere una coerenza di base che, nel corso della narrazione, potrebbe perdersi.

Per evitare un simile rischio bisogna sempre formulare una scaletta iniziale, il cui ruolo è quello di seguire un percorso mentale logico e sequenziale, senza incoerenze di fondo.

Anche se questo passaggio può risultare impegnativo e non indispensabile, è invece assolutamente necessario.

  • Scrittura e riscrittura

Di solito la prima scrittura di un testo viene realizzata di getto, seguendo l’ispirazione e la fase creativa del momento.

A questo approccio iniziale deve fare seguito l’importantissima fase di riscrittura, durante la quale si procede a riguardare, cancellare, correggere, sostituire e soffermarsi sulla produzione.

La revisione di un testo dovrebbe essere fatta suddividendolo in parti non troppo lunghe e soprattutto seguendo una sequenza temporale ben precisa, evitando di lasciare in attesa alcune parti.

È sempre utile scrivere e riscrivere, per mantenere inalterato lo schema logico della trama.

  • Registro linguistico

Ogni personaggio, sia protagonista che secondario, deve essere collegato a un definito registro linguistico che, in alcuni casi, può sconfinare anche nello slang.

Un elemento fondamentale in grado di caratterizzare un personaggio è proprio il modo in cui parla, dato che da esso è possibile estrapolare i suoi stati d’animo, le percezioni emotive e la sensibilità.

Dialoghi ben definiti consentono di riconoscere immediatamente chi li fa.

  • Imparzialità

L’autore dovrebbe sempre mostrarsi imparziale nei confronti dei suoi personaggi, poiché un suo coinvolgimento emotivo può condizionare il lettore, facendolo perdere di vista la finalità del libro, che è quella di intrattenere e non di giudicare.

  • Caratterizzazione

Per caratterizzare i personaggi è necessario seguire specifiche regole, che sono:

– descrizione dell’aspetto fisico;

– descrizione del background;

– analisi del comportamento;

– contesto famigliare;

– ruolo sociale;

– analisi della sfera psico-emotiva;

– relazioni interpersonali.

Per creare un personaggio a tutto tondo è necessario tratteggiare la sua personalità in maniera esaustiva, soffermandosi sul suo spessore ed evidenziandone gli atteggiamenti più tipici.

Errori da evitare nella scrittura 

  • Considerare la prima bozza un lavoro già finito

La prima bozza, come indica il termine, rappresenta soltanto un approccio iniziale con quello che sarà la stesura definitiva; essa infatti viene scritta seguendo l’estro creativo e può inevitabilmente contenere errori, imprecisioni e incoerenze.

  • Sottovalutare gli errori grammaticali

La correttezza grammaticale è un presupposto basilare per scrivere un libro, dato che soltanto seguendo le regole sintattiche della lingua italiana è possibile proporre un testo ai lettori.

Quindi è indispensabile correggere errori e refusi, che potrebbero squalificare il testo in maniera irreversibile.

  • Dimenticarsi del lettore

Il lettore rappresenta lo scopo principale della produzione creativa, dato che l’autore desidera proporre il suo testo a un target di fruitori, nella speranza di soddisfare le loro aspettative.

È dunque necessario che lo scrittore non si dimentichi mai di loro, ma concepisca la sua opera in tal senso.

  • Esasperare il proprio “ego”

Un autore che scrive per autoincensarsi ha perso di vista gli obiettivi intrinsechi della produzione letteraria, che sono quelli di proporre la propria opera al giudizio dei lettori.

L’eccessivo essere egoriferiti porta inevitabilmente al deterioramento della scrittura.

  • Non avere costanza

La costanza, la routine, è una componente indispensabile per scrivere un testo che, come accennato, non può essere frutto soltanto dell’estro e della creatività, ma anche di precise regole grammaticali, sintattiche, stilistiche e lessicali.

Per raggiungere questi obiettivi è quindi necessario impostare un lavoro da portare avanti con regolarità.

  • Non essere credibili

La credibilità è un attributo di estrema importanza nella scrittura, sia per rispetto dei lettori che per coerenza con le proprie idee.

In particolare la parte dialogica di un romanzo deve garantire credibilità, per assolvere ai suoi principali compiti, che sono:

– esprimere un’azione interiore;

– comunicare alcune informazioni;

– caratterizzare i personaggi;

– intensificare il ritmo.

  • Eccedere

Essere ridondanti non è mai una scelta giusta, dato che in simili situazioni il lettore tende a perdersi, abbandonando spesso la lettura oppure saltando brani del testo.

Quindi il motto:

“in medio stat virtus” o per essere più contemporanei “less is more” indica perfettamente quale deve essere il giusto atteggiamento dello scrittore.

I più frequenti errori grammaticali

1. “D” eufonica

Alla fine di una congiunzione oppure di una preposizione che termina con la stessa vocale della parola successiva è buona regola aggiungere la consonante “d”, chiamata appunto eufonica in quanto migliora l’assonanza lessicale.

Molti mettono la così detta eufonica a naso o a “suona meglio”. In realtà esiste un consiglio, più che una regola, per utilizzarla in maniera coerente, cioè solo quando si ha l’incontro di vocali uguali.

Esempio:

piante ed erbe, ed ecco, ad altri.

Ovviamente, come sempre nella nostra lingua, abbiamo delle eccezioni come ad esempio, per esempio!

2. Singolare e plurale

Alcuni nomi collettivi (come: la maggior parte, una moltitudine, un gruppo, una schiera) sono seguiti da un complemento di specificazione plurale, e pertanto possono essere affiancati da forme verbali singolari oppure plurali.

Esempio:

C’era un’infinità di persone.

Ma anche:

C’erano un’infinità di persone.

3. Accentazione

Alcune parole richiedono sempre l’accento, per distinguerle dalle omonime senza accento e con differente significato.

Esempi:

Sì (affermazione); si (pronome).

Né (congiunzione negativa); ne (pronome oppure avverbio).

Sé (pronome); se (congiunzione).

Dà (voce del verbo dare); da (preposizione semplice)

4. Elisione e apostrofo

L’elisione della vocale finale quando il vocabolo successivo inizia con la medesima lettera richiede l’apostrofo soltanto in presenza di sostantivi femminili.

Esempio:

un’ancora (femminile)

ma:

un otre (maschile).

5. Abbreviazioni con apostrofo

Quando viene eliminata una vocale finale, è obbligatorio mettere l’apostrofo.

Esempi:

da’ (abbreviazione della forma verbale dai-verbo avere);

fa’ (abbreviazione della forma verbale fai-verbo fare);

va’ (abbreviazione di vai-verbo andare).

6. A proposito di apostrofi e troncamenti

“Qual è” va scritto senza apostrofo perché non si tratta di un’elisione, bensì di un troncamento, che non richiede l’apostrofo. 

Quando la vocale è atona o l’intera sillaba finale di una parola cadono si ha un troncamento (detto anche apòcope). 

Il troncamento non prevede mai l’apostrofo tranne nei seguenti casi: 

po’

be’

mo’

e nelle forme dell’imperativo di dire, fare, dare, stare, andare).

7. Corretto utilizzo della vocale “i”

Spesso l’impiego della vocale “i” può creare incertezze tra singolare e plurale.

Esempi:

provincia fa province;

fascia fa fasce;

camicia fa camicie.

La regola prescrive che il plurale delle parole con -cia-gia sia con la quando la c e la g sono precedute da vocale; mentre il plurale è senza la i quando la c e la g sono precedute da una consonante.

8. Corretto uso della consonante “z”

La classica regola della “z” che non si raddoppia mai davanti a –zia, –zio e –zie, vale solo per quei vocaboli che discendono direttamente dal latino e dal greco.

Ciò significa che la doppia “z” può essere presente:

  • in vocaboli di origine straniera (es: razzia, che viene dal francese)
  • in vocaboli che nella loro radice contengono già la -z raddoppiata (es: pazzo —> pazzia; razza —>razziale; organizzar e—> organizziamo)

9. Punteggiatura

La virgola si usa per separare sostantivi oppure frasi in elenchi privi di congiunzioni, per evidenziare frasi correlative, coordinate o anche per distinguere differenti verbi.

La virgola NON si mette mai nei seguenti casi:

  • tra il soggetto e il suo predicato (es. Federica, sta scrivendo)
  • tra il predicato e il suo complemento oggetto
  • tra copula e parte nominale (es. Diego è, alto)
  • tra un elemento reggente e il suo complemento di specificazione (es. Mi dai un chilo, di ciliegie?)
  • tra un sostantivo e il suo aggettivo (es. Giulia ha la pelle, chiara)

Il punto e virgola si usa per sottolineare una pausa più lunga della virgola, oppure per indicare differenze e opposizioni concettuali.

Il punto indica la fine di un periodo, oppure viene utilizzato in caso di acronimi e abbreviazioni.

Il punto esclamativo si usa per evidenziare emozioni o per creare una pausa.

Il punto interrogativo si usa in caso di domande dirette.

I due punti si usano per introdurre una proposizione esplicativa o un elenco.

I puntini di sospensione si usano per interrompere un discorso o anche per creare una certa aspettativa. (I puntini di sospensione sono sempre e solo tre, non uno di più, non uno di meno!)

10. Impiego del congiuntivo

Quando sono presenti le congiunzioni:

che, affinché e acciocché, è obbligatorio utilizzare il congiuntivo.

Esempio:

l’importante è che sei venuto (errato);

l’importante è che tu sia venuto (corretto).

Fonti da consultare in caso di dubbi improvvisi o ripassi approfonditi

Se durante la scrittura sorgono dei dubbi si possono consultare varie fonti:

  1. Il caro e vecchio vocabolario (cartaceo oppure online).
  2. Si dice o non si dice? per le risposte brevi e urgenti, è un tool del Corriere della Sera.
  3. Il sito dell’Accademia della Crusca per le risposte più strutturate, in particolare la sezione dedicata alla consulenza.
  4. Il portale della Treccani nella sezione dedicata alle domande e risposte.
  5. I libri di Vera Gheno sociolinguista e divulgatrice della lingua italiana.
  6. Il libro “Il mestiere di scrivere” di Luisa Carrada, editor e docente di scrittura professionale.

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