Self-publishing 2014: qual è il percorso che compie un manoscritto

TUTORIAL

Dall’annuale indagine che Digital Book World e Writer’s Digest svolgono sul mondo degli scrittori, continuano ad emergere dati davvero interessanti. Nell’ultima parte resa nota ci si chiede, ad esempio, quanti tra gli autori coinvolti arrivino effettivamente a pubblicare un manoscritto e come.

Dei 9.000 che hanno risposto (tra inediti, pubblicati, autori indipendenti e ibridi) circa il 58% è riuscito a completare un manoscritto e più della metà di questi, il 33% dell’intero campione, è riuscito anche a vederlo pubblicato. Prendendo in considerazione solo gli aspiranti scrittori – quindi il campione si riduce a 6.000 persone – più di un terzo (36,7%) ha dichiarato di aver completato il proprio manoscritto. Di questi, quasi due terzi (62,5%) hanno presentato il loro lavoro ad agenti o editori, e circa la metà ha dichiarato di voler solo pubblicare attraverso l’editoria tradizionale, ma soltanto il 23% di loro ci è poi riuscito.

Gli autori indipendenti rappresentano, invece, quasi due terzi (60,9%) di tutti gli autori pubblicati, questo significa che il self-publishing ha permesso a questi scrittori (il 20% del campione totale preso in esame dall’Author Survey 2014) di raggiungere il pubblico con storie che altrimenti non sarebbero mai venute fuori o che sarebbero ancora in attesa di una risposta.

Se il fenomeno sia un bene o un male si dibatte molto, ma è certo che soltanto il 10% degli autori auto-pubblicati transita poi verso l’editoria tradizionale, contro un 36% di autori tradizionalmente pubblicati che hanno ormai anche auto-pubblicato.

Se dalle grandi case editrici uscissero solo capolavori, questo dato starebbe a significare che ben il 90% dei libri autopubblicati sono da considerare scadenti. Ma la questione è molto più complessa di così, e gira intorno più a fattori di visibilità che di qualità. L’aspetto davvero interessante dei numeri sta invece nel poter osservare come, mentre la porta degli editori si fa più stretta, il percorso degli scrittori è sempre più fluido, in continua evoluzione, non soltanto perché (con un buon libro) può in qualsiasi momento passare dall’editoria indipendente a quella tradizionale, ma considerando anche quante forme può oggi assumere uno stesso libro.

Fondamentale, come si ragionava nell’ultimo post, rimane sempre il riuscire a portare a termine la stesura di un manoscritto, che non significa scrivere la parola fine sull’ultimo foglio, quanto piuttosto capire se si è pronti a raccontare una storia dall’inizio alla fine e quando questa potrà poi essere pubblicata.

Perché, come ci piace ripetere spesso da queste parti, non c’è successo senza pianificazione e senza mirare alla qualità.

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