La tecnica della semina e della raccolta nella scrittura di una storia

Narrare una storia vuol dire fare una promessa: se tu mi dai la tua concentrazione io ti fornirò una sorpresa seguita dal piacere di scoprire l’esistenza, i suoi dolori e le sue gioie e te le darò a livello ed in direzioni che non avresti mai immaginato.

Prima di arrivare all’esempio tratto dall’ultimo romanzo di Connelly, (che trovi più giù) vediamo di introdurre questa tecnica con una breve introduzione.

L’effetto che dai al lettore, facendolo trovare di fronte ad una bella storia, è la sensazione di essere arrivato da solo alla sua profonda comprensione. E, in un certo qual modo, è proprio così.

L’intuizione, è la ricompensa che il pubblico ricava dall’aver prestato attenzione: una storia ben progettata produce tale piacere nel lettore, scena dopo scena.

Se dovessimo chiedere ad uno scrittore come fa ad esprimersi è possibile che ci risponderebbe: “Attraverso le mie parole, le mie descrizioni del mondo, i dialoghi, ed i miei personaggi. Sono un scrittore!”

Ma le parole scritte sono solo il mezzo, lo strumento, che lo scrittore deve usare per catturare l’attenzione del lettore e portarlo nella vita interna della Storia.

Una delle tecniche più efficaci che conosco è quella della Semina/Raccolta.

Per esprimere la nostra Storia, scena dopo scena apriamo delle spaccature nella superficie della nostra realtà immaginaria e facciamo ripercorrere a ritroso la storia al pubblico affinché acquisisca varie intuizioni.

Queste intuizioni devono per forza assumere la forma di Semine e Raccolti.

Seminare significa spargere le informazioni nei vari strati della storia; raccogliere significa chiudere il divario portando le informazioni al pubblico.

Quando un divario creato fra aspettativa e risultato spinge lo spettatore a ripercorrere a ritroso la storia alla ricerca di risposte, queste risposte le potrà trovare soltanto se lo sceneggiatore avrà preparato o seminato le giuste informazioni all’interno dell’opera.

Esempio:

Prendo questo esempio dal libro di: Michael Connelly – Doppia Verità (il suo nuovo romanzo). Ottimo thriller che consiglio.

Veniamo alla tecnica della Semina e della Raccolta.

Nella foto che segue, siamo a pagina 262 di 378.

Qui Connelly pianta un bel “seme”: il protagonista, il detective Bosch, di ritorno da una missione pericolosa, trova sulla sua scrivania una lettera.

Cosa fa? Bosch decide di leggerla dopo. La piega e la blocca con l’elastico in vita.

Ecco un valido esempio di “semina”: Bosch trova la lettera ma decide di non aprirla e la mette da parte.

Siamo a pagina 262 di 378.

Per il proseguo della storia, la lettera sulla scrivania sembra un dettaglio quasi privo di significato, infatti nel momento in cui leggiamo di questa busta, Connelly riesce a distogliere abilmente l’attenzione del lettore “mostrando” invece subito altre cose, per esempio che il pantalone da detenuto indossato da Bosch, non ha le tasche.

Qui Connelly per distogliere l’attenzione del lettore dalla busta sulla scrivania, “mostra” come il detective Bosch la ripiega a metà bloccandola all’elastico in vita.

Abbiamo parlato qui dello “mostra non raccontare”.

Il flusso della storia, o se vogliamo usare termini più appropriati, questo piccolo beat della scena, all’interno della sequenza, ha un ruolo secondario: il lettore (e lo posso garantire) è rapito da ben altri pensieri.

Il lettore a questo punto si dimentica della lettera.

O almeno la costruzione narrativa, animata da continui divari fra aspettative e realizzazioni, porta il lettore a dimenticarsi completamente di questa “semina”.

Prima di andare a vedere la “raccolta”, dovremmo soffermarci su di un altro dettaglio che è insito in questa tecnica: non esiste, un numero minimo o massimo di “semine” e “raccolte” all’interno di una Storia, né esiste l’obbligo di metterne almeno una (anche se usarla è consigliato). Io in questo libro ne ho individuate almeno tre, ma sono certo che un’analisi ancora più accurata darebbe ben altri risultati.

Vediamo adesso la “raccolta”.

Siamo a pagina 367 di 378, quindi dopo circa cento pagine e quasi sul finale, Connelly decide di effettuare la raccolta del seme “lettera”, vediamo come: …Quando allungò la mano verso la sveglia

Bosch quindi apre la busta e ne legge il contenuto. Ora per non fare spoiler non anticipo nulla, ma quello che dobbiamo cogliere sono alcuni aspetti peculiari:

  1. In un romanzo ben congegnato niente, neanche il minimo dettaglio viene scritto fine a se stesso, in questo caso la lettera scoperta sulla scrivania e messa da parte apre e chiude un loop fino a quel punto di interesse quasi marginale nel lettore.
  2. Nella fattispecie, a romanzo quasi concluso, Connelly (che è un bravissimo Scrittore) decide che Bosch deve trovare la lettera e deve leggerla, questo anche se siamo a poche pagine dalla fine, riapre interrogativi e risolve alcuni loop ancora aperti ed ha l’effetto di mantenere altissima l’attenzione de lettore anche a poche pagine dalla fine ed a caso (principale) già risolto.

Conclusione

La “semina” va gestita con grande attenzione. Bisogna disseminare gli elementi in modo tale che quando il pubblico li vede per la prima volta attribuisca loro un significato, salvo poi rivisitarli alla ricerca di conferme, e conferire loro un più profondo e importante significato: proprio come succede nel caso in esempio: (quello che è scritto nella lettera porta a risolvere un’altro caso misterioso tenuto aperto e sospeso da anni).

Gli elementi devono essere seminati abbastanza in profondità per far sì che, quando la mente dello spettatore torna indietro, possano essere rinvenuti: se sono troppo volatili il lettore non riuscirà a ritrovarli; se invece sono troppo appariscenti il lettore prevederà con anticipo l’arrivo di un punto di svolta.

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