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A partire dall’Incipit [1]

Incipit letterarioDopo una necessaria premessa entriamo nel vivo del nostro discorso sull’editing in generale e in particolare sull’editing narrativo. Dirigeremo le nostre attenzioni principalmente sulla forma romanzo, la scelta è motivata dal fatto che le considerazioni di questa guida intendono rivolgersi a un pubblico di scrittori che sia il più ampio possibile, in un secondo momento potremo approfondire il discorso relativo all’editing del racconto e, ad esempio, della poesia. Sulla poesia ci sarebbero da fare discorsi relativi allo stile, alla struttura, alla forma della composizione, allo scrivere in versi e alla scelta dell’organizzazione del materiale che va a alimentare una raccolta.

Tutti discorsi interessanti che però accantoniamo, occupandoci prima del romanzo.Da dove possiamo cominciare? Come in ogni impresa che si rispetti, iniziamo dall’inizio, ovvero sia dall’Incipit. Ricordiamoci tuttavia che l’argomento di questa sezione riguarda l’editing e non la scrittura, quindi quando parlaremo di scrittura sarà semplicemente per chiarire il contesto entro il quale accadono alcune cosa.
Avete raccolto le vostre idee e finalmente siete pronti per incominciare a scrivere la vostra storia. Tanto per cominciare non è detto che la stesura e la scelta dell’incipit coincidano con la stesura dell’inizio del romanzo. Certo, è vero che la storia da qualche punto l’avete anche immaginata, c’è stato un momento in cui la nebulosa di pensieri contenuti nella vostra testa si è raggrumata in una serie di indizi e elementi, immagini, che sono cominciati a somigliare a una storia, prima in modo vago e poi in modo più definito. Da qualche parte bisogna pur cominciare, vi siete detti. Così avete preso carta penna e calamaio, oppure tastiera e schermo o tablet e avete iniziato a scrivere.

Al lettore e all’editor toccherà in sorte e mestiere di leggere l’Incipit del vostro romanzo. La prima cosa che nota un lettore è se già dall’Incipit si crea quella magia che vi costringe a proseguire nella lettura. Se vi capita di arrivare alla fine della pagina e non avere letto nulla, ma proprio nulla che abbia destato curiosità o interesse, allora qualche problema deve esserci. Gli errori più frequenti nascono quando lo scrittore DÀ PER SCONTATI troppi elementi. Il vostro protagonista è un uomo, è un professionista, lavora, ha una famiglia, abita in una grande città, Milano, oppure è disoccupato, sempre in una grande città, è innamorato ma non è corrisposto, vive a casa con i suoi oppure no? Perché il lettore deve venire a conoscenza di questi elementi dopo dieci pagine? Siete così certi del fatto che arriverà a leggere fin lì? Io la chiamo la Sindrome da Ristorante Cinese. Lo sapete perché il cibo cinese si mangia con le bacchette? Perché assumendo i bocconi a poco a poco l’organismo li digerisce meglio.

Ecco, la maggior parte dei lettori vogliono entrare a poco a poco nella storia, nel meccanismo che avete costruito, questo è vero, ma qualche elemento dovete pur darlo, altrimenti il vostro libro perderà dinamismo e si incarterà su se stesso, fin dall’inizio. Quindi, come secondo suggerimento sull’Incipit, diamo quello di crearsi un quadro delle cose e renderlo, a poco a poco, incuriosendo, senza correre ma senza andare nemmeno troppo lenti? Un attimo, ho scritto ‘secondo suggerimento’, perché? È un modo per dire che nel quadro che scrivete deve esserci anche una coerenza temporale di elementi, un po’ come accade quando all’università bisognava sostenere esami ‘propedeutici’, ecco, ci sono alcune cose che se vanno dette prima perché il lettore deve saperle prima allora…scrivetele prima. Il primo suggerimento sull’Incipit, comunque, è quello di scriverlo/sceglierlo quando il romanzo è in dirittura d’arrivo, magari scrivendone diversi, almeno tre, per poi scegliere qual’è quello migliore. Sul tema dell’Incipit torneremo con una seconda di queste considerazioni.

Adesso due esempi per far capire come molto spesso la via semplice e diretta sia quella migliore. I due esempi sono posti alle due estremità di due modi di fare. Il primo è l’incipit di Petrolio, di Pier Paolo Pasolini, un romanzo incompiuto che come tutti i romanzi postumi (vedi anche l’ultimo “IL RE PALLIDO” di David Foster Wallace) vanno accostati col pudore di chi entra in una fucina artigiana senza sapere il mestiere che lì si svolge. L’Incipit in questione è una pagina bianca con una nota al margine “Questo romanzo non comincia”. Ecco, se siete Pier Paolo Pasolini potete permettervelo, posto che non possiamo dire se il romanzo avrebbe o no assunto quella forma nella revisione finale. Il secondo esempio è tratto da Charles Dickens. Charles Dickens è uno dei miei scrittori preferiti (come Dostoevskij) per questa sua capacità di dire, alludere, chiarire e descrivere in modo sintetico, aprendo universi dal nulla.

L’Incipit in questione è quello di “Grandi speranze” (trad. Bruno Maffi, ed. Bur): “Il cognome di mio padre essendo Pirrip e il mio nome di battesimo Philip, la mia lingua infantile non riuscì mai a cavare da entrambi nulla di più lungo o di più esplicito che Pip. Così mi chiamai Pip, e Pip finii per essere chiamato.Che il cognome di mio padre fosse Pirrip, lo dico sulla fede della sua lapide e di mia sorella – la signora Gargery – che sposò il fabbro.”. A Dickens bastano poche righe per creare un mondo e incuriosirci. Con chi sarà cresciuto Pip? Con la sorella e con il fabbro? Quando sono morti i suoi genitori? Perché nomina il padre e non la madre? E il fabbro, perché un fabbro, Pip veniva picchiato o costretto a lavorare da piccolo? Si tratterà di un romanzo di formazione o racconterà la rivalsa di un ragazzo sulla sua umile estrazione? Come vedete bisogna spalancare una porta sull’universo, a poco a poco. Come inizio sull’inizio può bastare. Voltiamo pagina.

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