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Come gestire le critiche (e perché il tuo libro non piacerà a tutti)

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come gestire le critiche

#1 – Prepara il testo prima di distribuirlo

Prima di sottoporre il proprio libro al giudizio altrui, è importante ripulire il testo il più possibile, in modo da eliminare errori e imperfezioni che potrebbero distogliere l’attenzione dei lettori criticoni dall’obiettivo finale.

Come un pittore che dà l’ultimo ritocco al suo capolavoro, lo scrittore deve lucidare la propria opera prima di mostrarla al mondo. Un testo senza sbavature è come una tela senza macchie: lascia emergere la trama e la potenza espressiva dell’opera.

È dunque fondamentale, prima della grande “vernissage letteraria”, passare lo straccio sulle imperfezioni: rileggere con attenzione, correggere sviste grammaticali o sintattiche, verificare la coerenza del plot. Solo così il lettore potrà andare oltre la superficie e apprezzare il cuore pulsante della storia.

Come una ferrovia deve essere sgombra dai detriti prima del passaggio del treno, il binario del testo va ripulito per consentire al convoglio della narrazione di viaggiare senza intoppi fino alla stazione di arrivo.

#2 – Lascia sedimentare le emozioni

Quando arrivano le prime critiche vere e proprie al proprio libro, la reazione emotiva può essere molto forte. Così come un fiume in piena travolge gli argini, la rabbia e lo sconforto rischiano di offuscare la mente dello scrittore di fronte a giudizi impietosi.

È dunque fondamentale, di fronte alle critiche, non farsi travolgere dalle emozioni, ma lasciare che queste si depositino come limo sul fondo di un lago. Solo quando la tempesta sarà passata, si potranno guardare con distacco quei commenti che avevano turbato.

Come un archeologo che scava con pazienza alla ricerca di antichi reperti, lo scrittore deve attendere che le emozioni si sedimentino prima di disseppellire quelle critiche e analizzarle con sguardo critico. Sotto la crosta di rabbia o frustrazione si nascondono spesso preziosi spunti costruttivi.

Per questo è bene concedersi una tregua di un giorno o due prima di riguardare quei commenti che avevano punto nel vivo. Come un formaggio deve stagionare per sprigionare il suo aroma, anche le critiche vanno messe da parte per rivelare poi tutto il loro potenziale Vitale.

Quando la polvere delle emozioni si sarà posata, ecco che quel materiale grezzo potrà esser plasmato dall’autore per cesellare la propria opera e renderla Ancora più preziosa.

#3 – Distingui i commenti oggettivi

Non tutte le critiche sono uguali. Come un cercatori d’oro setaccia il fiume alla ricerca di pepite preziose, l’autore deve saper distinguere, nel maremagnum di commenti, quelli costruttivi da quelli sterili.

Alcuni lettori evidenzieranno magari sviste grammaticali o incongruenze della trama: sono critiche oggettive, facilmente verificabili, che lo scrittore farebbe bene a recepire, come un medico presta orecchio alla diagnosi prima di prescrivere una cura.

Altri invece muoveranno appunti molto personali e soggettivi: contesteranno la caratterizzazione di un personaggio, la plausibilità di un dialogo, lo stile narrativo. Sono giudizi che riflettono sensibilità individuali e su cui è superfluo fossilizzarsi.

È dunque compito dell’autore setacciare questo reticolo di pareri e distinguere il grano buono del raccolto da lasciar maturare dalla pula da scartare senza rimorsi. Come un orafo che separa pietre preziose e materiali grezzi, lo scrittore deve selezionare le critiche costruttive da quelle sterili.

Solo vagliando con occhio critico e obiettivo questa massa di feedback, l’aspirante romanziere potrà trarne gli spunti utili al miglioramento, senza farsi risucchiare in dispute inconcludenti da cui difficilmente emergerebbe arricchito.

Cosa fare con le critiche personali

Una volta districata la matassa di critiche e commenti, separando la lana dal cashmere, cosa fare di quei giudizi soggettivi che punzecchiano l’autostima ma non forniscono feedback costruttivi? Eliminarli? Disputarli? Ignorarli?

Come con una zanzara fastidiosa che ronza in una calda serata estiva, a volte la cosa migliore con le critiche meramente personali è lasciarle ronzare senza darci troppo peso. Cercare di annientarle prosciugherà inutilmente le nostre energie. Per quanto fastidiose, sono innocue.

Certo, alcuni commenti sarcastici o maligni possono avere l’effetto di una vespa che punge nell’orgoglio. Ma anche di fronte al critico più avvelenato, la strategia vincente rimane mostrare classe e non farsi irretire in dispute sterili.

Con elegante noncuranza, l’autore maturo accoglie anche le critiche soggettive come espressioni di un gusto personale su cui non ha potere. Le accetta come dato di fatto, ne prende sommessamente atto e prosegue dritto per la sua strada senza curarsene più di tanto, come il saggio pellegrino ignora il latrato ostile di un cane incontrato lungo il cammino.

Perché il tuo libro non può piacere a tutti

“De gustibus non est disputandum”: sui gusti non c’è nulla da discutere. Questo antico adagio latino ricorda come i giudizi estetici siano profondamente soggettivi e come non si possa ambire a scrivere un’opera capace di entusiasmare proprio tutti i lettori.

I gusti sono soggettivi

Così come per i sapori esistono estimatori del dolce e del salato, dell’amaro e dell’aspro, allo stesso modo per i libri esistono sensibilità diverse, palette differenti, chi ama thriller ad alta tensione, chi preferisce romanzi introspettivi, chi ricerca intrecci psicologici e chi evasione spensierata.

Non c’è giusto o sbagliato, non esiste una scala universale cui rapportarsi: ogni lettore ha la sua personale alchimia di generi, stili, trame che lo attraggono o respingono. Come i fiori si rivolgono al sole, i lettori si volgono istintivamente verso certi libri e non verso altri.

Per uno scrittore è quindi importante fare i conti con questa naturale diversità di vedute ed evitare di interpretare critiche negative come affronti personali: se il mio libro non è apprezzato da tutti, questo non significa che sia di scarsa qualità.

Semplicemente, quella specifica opera non rientra, per struttura o contenuti, nelle corde di certi lettori. E questo è perfettamente normale.

Accetta opinioni diverse

Imparare ad accogliere critiche negative senza vederle come un affronto personale è un passo decisivo per la crescita di uno scrittore. Significa comprendere che esistono modi alternativi di vedere le cose, angolature differenti, e questa è una ricchezza da valorizzare.

Le critiche al proprio libro possono essere intese come uno spunto per mettersi nei panni dell’altro, per calarsi in una prospettiva diversa dalla propria. Se un determinato lettore contesta una scelta stilistica o narrativa, ciò può diventare occasione per ampliare i propri orizzonti.

Come un viaggiatore che visita terre straniere, arricchendo così il proprio bagaglio culturale, l’autore accoglie critiche discordanti per conoscere modi alternativi di pensare e scrivere, andando oltre la comfort zone delle proprie certezze. Ne emerge più consapevole e maturo.

Le critiche negative, proprio in quanto divergenti dalla propria visione, costringono ad aprire la mente, a non dare nulla per scontato. Generano quel sano “fastidio” che spinge il vero scrittore a mettersi continuamente in discussione, il motore di ogni miglioramento.

Dissonanze e slanci critici possono suonare scomodi all’orecchio dell’artista, eppure sono ingredienti essenziali per quella sinfonia a più voci che è il dialogo culturale nella società. Imparare ad ascoltarli, senza sentirsi offesi, amplia gli orizzonti di ogni creatore.

Trasforma le critiche in miglioramenti

Le critiche non vanno viste come un ostacolo, ma come un’opportunità. Come fa l’abile marinaio che sfrutta il vento per gonfiare le vele, indipendentemente dalla direzione da cui soffia, così uno scrittore maturo accoglie ogni critica per migliorare il proprio libro e perfezionare l’arte della scrittura.

Cosa tenere e cosa scartare

Il feedback dei lettori è come una cassetta degli attrezzi: contiene diversi strumenti, alcuni più adatti di altri. Sta all’autore scegliere con cura quali critiche integrare nel processo di revisione del testo e quali invece accantonare.

Proprio come un architetto vaglia i mattoni prima di usarli in un edificio, così lo scrittore esamina ogni critica ricevuta e decide, con pragmatismo, se può essere impiegata come materiale costruttivo o se è meglio scartarla come inutilizzabile.

Ad esempio, evidenziare incongruenze logiche o fattuali è senz’altro utile, mentre contestare genericamente lo stile personale è probabilmente superfluo. Come un orafo che distingue pietre grezze da gemme lucenti, l’autore separa feedback sterili da spunti fecondi.

L’importanza di ringraziare

La gratitudine è una dote rara e preziosa. Come la pioggia feconda i semi nel terreno, così il ringraziamento alimenta e nutre la comunità umana permettendole di crescere rigogliosa.

Anche di fronte alle critiche più aspre, un autore maturo non dimentica mai questo semplice gesto: un sincero “grazie”. Perché ogni osservazione, per quanto sbilenca, nasconde uno spunto costruttivo se si ha l’umiltà di scovarlo.

Certo, alcuni critici sembrano più avvelenatori di pozzi che buoni samaritani, pronti a gettare fango senza porgere una mano. Ma perfino costoro, mossi forse da invidia o cattiveria, offrono all’autore uno specchio su cui interrogarsi.

Per questo, con pacata eleganza, lo scrittore non contraccambia livore con livore, ma ricambia ogni critica con cortesia. Sa che ogni punto di vista, per quanto acidulo, contribuisce al dialogo. Ogni commento merita rispetto.

E dietro a sguardi torvi si nascondono talvolta consigli non richiesti: suggerendo cosa NON scrivere, i detrattori indicano indirettamente la rotta. Basta saperla interpretare con positività.

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