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Come è cambiato il self-publishing negli ultimi due anni? (Intervista a David Gaughran)

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Come è cambiato il self-publishing negli ultimi due anni

Quali sono secondo te i più grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nell’industria editoriale?

Be’, se guardo indietro a ciò che è accaduto, posso dire che quello che nel 2011 era solo teoria è diventato realtà. Il self-publishing si è affermato in maniera massiccia, tanto che negli Stati Uniti gli autori indipendenti, partendo da zero, hanno conquistato circa il 25% del mercato. Sull’altro fronte, invece, la catena Borders è fallita trascinandosi dietro la chiusura di 600 punti vendita. Oltre alla perdita di lavoro per 12mila persone. I grandi editori stanno cercando di fondersi tra loro per superare indenni questa tempesta, ma bisogna dire che non sono diventati molto più scaltri nel loro approccio agli e-book, al marketing digitale, o a questa cosa che i giovani chiamano “internet”.

Anche per i self-publisher i cambiamenti sono stati molto profondi…

Sì, quando ho scritto la prima edizione del mio libro, vendere mille copie al mese era una specie di sogno, ma adesso una cosa del genere può succedere in un giorno. Gli autori indipendenti tendono a focalizzarsi sul fatto che la competizione è cresciuta – perché, ad esempio, nel 2011 nel Kindle Store c’era un milione di libri e oggi ce ne sono tre – ma si dimenticano di considerare quanto il mercato digitale sia cresciuto e quanti strumenti sempre più sofisticati ci siano a disposizione per raggiungere i lettori. In più i self-publisher continuano a innovare e a condividere con gli altri autori queste loro scoperte. Per quanto io sia contento di essere partito qualche anno fa, non avrei paura di doverlo fare oggi. Voglio dire, non penserei di aver perso il treno, assolutamente no, visto che siamo solo all’inizio di questa rivoluzione che sta ridisegnando l’industria editoriale.

Come ti sembra che sia cambiata la percezione pubblica del self-publishing? Come è stato possibile superare un certo tipo di pregiudizio?

Io non credo che questo pregiudizio sia mai esistito fra le persone che contano davvero, cioè i lettori. Sicuramente esisteva nell’industria editoriale, fra gli agenti, gli editori, anche fra gli autori già pubblicati, e diciamo che in un certo senso esiste tuttora. Ma è un problema per chi ce l’ha, questo pregiudizio, perché per quanto mi riguarda non mi impedisce certo di raggiungere i lettori, o di costruirmi un pubblico, o di vendere i miei libri. Mi sembra che molti agenti letterari ed editori siano aperti e disponibili nei confronti dei self-publisher. Per quanto riguarda invece quelli che non lo sono, be’, uno dovrebbe chiedersi perché mettersi in affari con qualcuno che ha una visione così anacronistica dell’editoria.

In questo periodo il mercato sembra un mare infestato da squali, cioè da società pronte a fare soldi a spese degli autori. Come riconoscere chi offre un buon servizio da chi invece cerca di approfittarsi?

È molto difficile, perché la maggior parte di questi approfittatori sono molto furbi. Quello che posso dire agli autori, specialmente a quelli che iniziano ora, è che non esistono scorciatoie, sia per pubblicare un libro che per venderlo. Se qualcuno vi offre una strada facile per la pubblicazione, o vi propone trucchetti da quattro soldi per vendere più libri, dovreste essere scettici. Scrivere non è come vincere alla lotteria, per arrivare al successo ci vuole molto lavoro. Se qualche presunto esperto di marketing vi propone una campagna promozionale assicurandovi che venderete migliaia di copie, dovreste essere scettici. Se qualcuno si offre di pubblicare il vostro libro dicendo che si occuperà lui di tutto, dovreste essere scettici.

Nel tuo libro citi alcune storie di successo, ma non parli dei soliti autori indipendenti che conosciamo tutti, come mai?

Sono contento che tu te ne sia accorta perché ci tengo molto a quella parte. Di solito i media tendono a parlare dei grandi fenomeni del self-publishing, come Bella Andre, Hugh Howey, HM Ward e via dicendo. Ma per come la vedo io questa rivoluzione è qualcosa di molto più profondo ed esteso. Non credo che la vera novità stia nel fatto che qualcuno riesce a emergere e vende milioni di copie, quella è la punta dell’iceberg, la vera novità è che centinaia se non migliaia di scrittori riescono a guadagnare con la loro scrittura, riescono a pagare le bollette grazie ai diritti d’autore, grazie al self-publishing. Il mio intento, insomma, è far vedere che esistono varie strade per arrivare al “successo” e che ogni storia è diversa dall’altra. Spero che questo possa essere di ispirazione per tutti quelli che vogliono pubblicare. Il fatto è che gli scrittori indipendenti cercano sempre la formuletta magica, ma l’unico vero segreto che conosco è questo: decidere di farsi avanti invece di aspettare che qualcun altro si faccia avanti. In sostanza, bisogna essere determinati ad andare avanti lavorando duro per raggiungere il proprio scopo. Certo, c’è sempre bisogno di un po’ di fortuna, ma bisogna anche mettersi nella condizione di farsi trovare, da questa fortuna. Non è facile, ma ci sono più possibilità oggi di quante ce ne siano mai state prima. Dipende tutto da noi.

How Has Self-Publishing Changed In The Last 2 Years?, originariamente pubblicato su thecreativepenn.com

Traduzione a cura di Alberto Forni

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