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Breve guida per capire cosa vuol dire fare selfpublishing in soli 3 passi

8 minuti di lettura

Nella guida di oggi voglio aiutarti a fare chiarezza su cos’è il selfpublishing, ma soprattutto su cosa non è e cosa lo differenzia da tutte le altre forme di produzione editoriale. Iniziamo subito.

Il self-publishing è un termine inglese che significa letteralmente auto-editoria. Il termine indica una modalità di pubblicazione nella quale l’autore pubblica autonomamente, senza cioè passare attraverso un editore tradizionale, diventando di fatto un’auto-editore o editore di sé stesso. 

Il fatto che l’autore si ponga come editore di sé stesso, trasferisce sulla sua persona tutto il complesso di attività, diritti e doveri che sono propri dell’editore. In termini di attività parliamo di tutto il processo che intercorre dalla scrittura del manoscritto alla vendita dell’opera (editing, impaginazione, realizzazione copertina, stampa, promozione, distribuzione). Accanto a questi vengono assunti personalmente anche tutti gli oneri e gli onori propri di un editore: l’incasso e la gestione delle royalties, gli aspetti fiscali e contrattuali, la gestione di tutti i diritti connessi allo sfruttamento dell’opera ecc.

In definitiva il self-publishing è un metodo di pubblicazione alternativo a quella che definiremo editoria tradizionale, quel modello di business in cui l’autore affida (cedendo) la propria opera ad un’impresa che si assume il rischio imprenditoriale di produrre, distribuire e vendere il libro.

1) Breve Storia del self-publishing

Il self-publishing ovviamente non è un’invenzione moderna. La storia della letteratura è piena di autori che hanno iniziato il loro percorso senza l’ausilio di un editore o molto spesso sono stati costretti a farlo a causa dei numerosi rifiuti ricevuti da essi. Tra gli autori più famosi troviamo Margaret Atwood, William Blake, Charles Dickens, Alexandre Dumas, T.S. Eliot, Benjamin Franklin, Ernest Hemingway, James Joyce, Stephen King, D.H. Lawrence, Edgar Allen Poe, Marcel Proust, JK Rowling, George Bernard Shaw, Arthur Schopenhauer, Henry David Thoreau, Lev Tolstoj, Mark Twain, Walt Whitman, Virginia Woolf. 

Questo dimostra come il self-publishing non è una moda passeggera né il rifugio dei perdenti o di coloro che non meritando di pubblicare il proprio libro con le tradizionali case editrici. Il self-publishing è il modo in cui ogni libro scritto rivendica il proprio diritto di esistere, lasciando ai lettori il giudizio finale su di esso. Il self-publishing è la dimostrazione che qualsiasi forma di filtro o di giudizio autorevole o meno, è fallace e nessun editore potrà mai arrogarsi il diritto di non permettere alla fatica di uno scrittore di diventare un libro. 

Se anche tu che leggi hai già scelto questa forma di editoria o pensi di adottarla per il tuo prossimo libro, ricordati che anche tu, come i grandi autori che ti ho citato su, sei un self publishers. Sii fiero di questo. 

Cosa non è il self-publishing? Ora che abbiamo capito cos’è il self-publishing, è necessario comprendere cosa non è, per fugare qualsiasi dubbio e permettere una scelta consapevole ad ogni autore.

2) Il self-publishing non è editoria a pagamento. 

L’editoria a pagamento o vanity press come la definiscono gli inglesi, è una modalità di pubblicazione spesso confusa con il self-publishing. In realtà le differenze sono notevoli, vediamole nel dettaglio. 

Le differenze fondamentali tra editoria a pagamento e self-publishing riguardano 3 aspetti: costi di pubblicazione, proprietà dell’opera, royalties.

  • Nell’editoria a pagamento l’autore accetta una proposta di pubblicazione da parte di un editore tradizionale che, dietro il pagamento di un corrispettivo economico (spesso piuttosto cospicuo), pubblica l’opera. L’editore si impegna a fornire all’autore una serie di servizi come l’editing, la stampa di un numero minimo di copie, la distribuzione nelle librerie tradizionali, l’organizzazione di presentazioni e in generale la promozione dell’opera. La verità è però un’altra. L’editore a pagamento tradisce quello che è l’idea alla base di editoria. L’editore vero non chiede alcun contributo a un autore, perché è un imprenditore e come tale sceglie di investire e produrre un’opera, impiegando il proprio capitale di rischio. Nel caso dell’editoria a pagamento, l’editore scarica sugli autori tutto il rischio imprenditoriale, in quanto nella maggior parte dei casi il contributo pagato dall’autore è sufficiente a garantire ottimi profitti all’editore. Nel self-publishing, al contrario, l’autore non ha alcun costo minimo da sostenere per pubblicare e spesso può farlo anche gratuitamente.
  • Riguardo la proprietà dell’opera, nel caso dell’editoria a pagamento, trattandosi di un rapporto autore-editore, vi è il trasferimento del diritto d’autore, e quindi l’autore non solo è costretto a pagare cifre spesso non inferiori ai 1.000 € per ogni libro che intende pubblicare, ma ne cede anche i diritti, perdendone il controllo. A questo si aggiunge che spesso i contratti hanno una durata minima di 3 anni con rinnovo tacito o diritto di prelazione su qualsiasi altro contenuto scritto dell’autore, rendendo di fatto molto complesso e spesso molto difficile per un autore ritornare in possesso dei pieni diritti delle proprie opere. Nel caso del self-publishing invece l’autore non cede mai la proprietà dell’opera, ma solo i diritti di distribuzione e di vendita. La cessione è temporanea e l’autore può con un click ritornare in possesso dei suoi diritti o distribuire la propria opera sia autonomamente che con più piattaforme allo stesso tempo, restando quindi proprietario della propria creatura.
  • Riguardo l’ultimo aspetto, le royalties, le differenze si fanno ancora più marcate. Nel caso dell’editoria tradizionale l’autore, nonostante abbia contribuito totalmente a i costi dell’editore per la pubblicazione, deve subire una riduzione importante delle royalties percepite per ogni copia venduta, spesso nell’ordine di appena il 5-7% incassato su ogni copia cartacea venduta e il 20-25% su ogni ebook. Gli editori a pagamento, poi, nella maggior parte dei casi non sono dotati delle tecnologie necessarie per fornire report di vendita in tempo reale e pertanto l’autore è costretto ad attendere trimestri o anche 1 anno per avere un report dettagliato delle vendite dei propri libri. Di conseguenza anche incassare i diritti d’autore sarà molto complesso e lento come processo. Nel self-publishing invece tutti questi problemi sono risolti completamente. L’autore con Youcanprint, per esempio, guadagna fino al 30% su ogni copia venduta cartacea, 70% per ogni ebook, monitora in tempo reale e riceve notifiche via mail per ogni copia venduta e può richiedere il pagamento dei diritti con un click quando lo desidera.

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Diritti d’autore (royalty): cosa sono, come sono tassati e come dichiararli.

3) Il self-publishing non è un business da ghost-writer

Sul web si è diffusa una pratica piuttosto discutibile di confondere il self-publishing con l’editoria tradizionale, in particolare quella di parlare di self-publishing anche in presenza di persone che pubblicano libri scritti da terzi (ghostwriter) sotto forma di pseudonimi, al fine di costruire un business profittevole e scalabile.

La condizione principale nel self-publishing è che chi pubblica l’opera sia autore della stessa e proprietario naturale dei suoi diritti. Al contrario quando si commissiona la produzione di un’opera a terzi mediante servizi come Fiverr o Upwork, di fatto si sta agendo da editori, poiché si commissiona la produzione di un’opera a un autore terzo che ne cede i diritti in cambio di un compenso economico.

Quando parliamo di self-publishing facciamo sempre riferimento ad autori veri che hanno scritto opere di fiction o non-fiction, escludendo anche dalla categoria tutti coloro che pubblicano quelli che vengono definiti no-content book (journal, libri da colorare, ecc.).

In conclusione, quando parliamo di self-publishing parliamo di un autore che sceglie consapevolmente di essere l’editore di sé stesso e per farlo assume su di sé tutti o in parte i ruoli che erano in passato gestiti esclusivamente da singole figure professionali all’interno del mercato dell’editoria: il ruolo di autore, il ruolo di editore, il ruolo di marketer. 

Essere self publisher è una dichiarazione di libertà e indipendenza, significa avere fiducia nelle proprie capacità, rispettare il lettore, negare qualsiasi forma di editoria a pagamento, voler ottenere il massimo dalla propria opera e voler contribuire a migliorare il mondo grazie ai libri.

Tutto ciò rappresenta una grande opportunità, ma comporta anche grandi responsabilità, vantaggi e svantaggi che affronteremo nei prossimi articoli, perché essere consapevoli di quale sia il vero significato di self-publishing e quindi di essere self publisher, permetterà ad ogni autore di dare il massimo ai propri lettori ed essere premiati da loro per questo. 

La missione di Youcanprint è quella di aiutare e sostenere ogni scrittore ad adempiere alla scelta di diventare un vero self publishers.

Leggi anche:

Il ghost writer: chi, cosa, come, perchè

Promuovere un libro autopubblicato: da cosa partire


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