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Enrico Aldobrandi, più di 9.000 copie vendute: “Scrivo per essere letto!”

Pochi giorni fa, preso da una botta d’entusiasmo, ho postato sul sito “Youcaniani e aspiranti autori di Youcanprint” quelle che fino a oggi risultano essere le vendite del mio primo romanzo “La bellezza contenuta”. Non lo avrei mai fatto (non sono solito a svolazzi del genere) non fosse che sto attraversando un periodo di stasi creativa piuttosto importante, e così, giusto per tirarmi su di morale e darmi qualche pacca solitaria sulle spalle, ogni tanto vado a controllare i report delle vendite sul sito a mò di sprono, per ricordarmi che nel mio infinito piccolo un traguardo l’ho davvero raggiunto.

Più di 9000 copie. Cioè, io: Enrico Aldobrandi, fornaio in Firenze, ho “venduto” più di 9000 copie del mio libro. Il virgolettato è d’obbligo perché come ho subito spiegato nel post, in mezzo a quel numero ci sono anche le copie date via a “gratis” nel periodo in cui l’Ebook lo regalavo. (non ricordo con esattezza quanto tempo, direi un totale di un mese nell’arco di due anni) Qualcuno ha subito storto la bocca per questa mia decisione di “regalare” a chicchessia il frutto di tanto sudore, di frustrazioni e di tempo. E ha sicuramente ragione, niente da eccepire, ma qui si tratta di compiere scelte, di decidere da che parte stare: si scrive per passione, per vanitoso egocentrismo, oppure per guadagnare qualcosa?

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Brain Trust Self-publishing Ambassador

Giancarlo Fornei: «Non basta scrivere un buon libro. Se vuoi vendere, devi imparare a fare marketing editoriale!»

La mia avventura come scrittore inizia nel 2008, con i primi ebook pubblicati con la Bruno Editore di Roma (storici i Best Seller “Penso Positivo” e “Cosa vogliono le donne?”), che hanno entrambi superato le 1000 copie vendute.

Sono arrivato a pubblicare cinque ebook di fila, uno ogni anno. Il rapporto con Giacomo Bruno era (ed è ancora) bellissimo (lo ringrazierò sempre per la fiducia che mi ha dato), ma la Bruno Editore non pubblicava in cartaceo e a me, mancava qualcosa. Credo di interpretare il pensiero di molti scrittori se affermo che ci si sente realizzati solamente quando si pubblica il primo libro cartaceo.

  • Quello che si sfoglia tra le mani.
  • Che si accarezza come un bambino.
  • Che ti permette di sentire l’odore della carta.
  • Quello che vorremmo vendere negli scaffali di tutte le librerie d’Italia.
  • Quello che tutti noi speriamo diventi un best seller.

Ho cominciato così a “accarezzare” l’idea di pubblicare in self publishing. Mi sono guardato in torno, ho scandagliato la rete ed ho scelto di pubblicare con Youcanprint. All’oggi, ho pubblicato con loro quattro libri, e poiché mi trovo bene, continuerò a pubblicare ancora con la piattaforma di selfpublishing italiana.

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Scrivere

5 passi per progettare un racconto breve

Si scrive quando si è motivati a farlo. Ovvero quando sentiamo dentro di noi crescere quella spinta che ci fa agire per conseguire lo scopo prefissato.

Ma quali sono i passi da compiere per ideare un buon racconto breve? Vediamone alcuni.

  1. L’ispirazione non nasce a comando. Per questa ragione ogni scrittore dovrebbe catturare e lasciarsi catturare dell’attimo della creatività, viaggiare con un quaderno e una penna e, quando l’idea arriva, accoglierla. Spesso basta una «buona frase» di apertura, che ci convinca, ed ecco prendere forma l’incipit capace di spianare la strada.
  2. Abituarsi a scrivere di getto. Senza giudizio, senza trattenersi, lasciando che la mano trasformi «totalmente» il pensiero in storia. Lasciarsi condurre da una sorta di brainstorming narrativo in cui ci si sente liberi di «annotare» emozioni, passaggi, eventi che in seguito verranno filtrati e «sistemati».
  3. Ragionare fin dall’inizio sullo «spazio narrativo» che si ha a disposizione (un racconto breve non dovrebbe superare le 30/40 cartelle) in modo da non pensare a trame che avrebbero bisogno di mille pagine per essere scritte.
  4. Ricordarsi di dare, già in fase di progettazione, la giusta consistenza ai personaggi creati. Tenere presente che i principali, devono compiere una «trasformazione» ed essere alla fine della storia in qualche modo «diversi» da come erano all’inizio. Se vogliamo raccontare la vita di Marina dalla nascita alla morte avvenuta quando aveva 90 anni, raccontando nei minimi particolari ciò che ha vissuto, potremmo aver bisogno di molto più spazio di quello concesso da un racconto breve.

Sapere che giungerà il momento in cui sarà necessario armarsi dell’umiltà necessaria per rileggere, correggere e cancellare. Non pensare di innamorarsi delle proprie creazioni illudendosi che tutto quello che è stato scritto sia necessario e irrinunciabile. Matita e gomma sono strumenti essenziali di ogni bravo scrittore.

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