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Tempo della storia e tempo del racconto: cosa sono?

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tempo della storia di un libro

Gli scrittori conoscono bene l’importanza dell’ordine delle azioni in un libro. Se questo viene fatto correttamente e in modo ordinato, la costruzione di un testo narrativo risulterà fluido e piacevole da leggere.

Ma c’è un altro fattore che lo scrittore non deve trascurare nella realizzazione di un testo: il tempo della storia e il tempo del racconto.

In qualsiasi testo è infatti necessario distinguere il tempo reale in cui si sono succeduti gli avvenimenti (che si può chiamare “tempo della storia”) e lo spazio dedicato dall’autore nell’esporre quei fatti (c.d “tempo del racconto”).

In un libro questi “tempi” vengono ottimizzati in base alla scelta e alle preferenze dello scrittore: quest’ultimo può dedicare più pagine a narrare gli avvenimenti che si sono svolti in un solo giorno; oppure potrebbe decidere di dedicare più pagine a raccontare gli avvenimenti svoltasi nel corso di una sola giornata.

I cambiamenti relativi al tempo del racconto regalano il ritmo alla narrazione dello scrittore, che generalmente non procede in modo sempre unico e costante, ma imprime al testo accelerazioni e rallentamenti che consentono all’autore di porre l’accento e attirare l’attenzione del lettore su determinati avvenimenti, a preferenza di altri.

Il tempo della storia e del racconto: come si gestiscono gli spazi temporali nella narrazione degli avvenimenti in un libro?

Uno degli aspetti più importanti che si trova a valutare uno scrittore, nel raccontare una storia o un racconto, è proprio quello inerente alla gestione del “tempo”: la decisione di dedicare più “tempo” a un certo avvenimento, di accelerarlo o diminuirlo in base a ciò che si racconto, è un fattore fondamentale che può determinare il successo del libro.

Ma come può uno scrittore gestire gli spazi temporali tra la narrazione di un avvenimento e un altro? Quanto tempo ci vuole a compiere un’azione e in quale spazio temporale deve farla? In quanto tempo deve raccontare ciò che succede nella storia?

Sono tutte domande a cui lo scrittore, che si accinge a iniziare un libro, inevitabilmente si pone quando inizia ad addentrarsi nel “vivo” del racconto. Per rispondere a queste domande apparentemente è necessario capire come funziona il tempo all’interno di un racconto, come questi fattori riescono a influenzare il lettore e come si misurano “tempo della storia e tempo del racconto” durante una narrazione. Cerchiamo di capirne di più analizzando le conseguenze del fattore “tempo” all’interno di una narrazione.

Cos’è il tempo della storia? Una definizione

Quando si parla di “tempo della storia” ci si riferisce al tempo reale in cui si succedono i fatti narrati dallo scrittore. Un esempio al riguardo potrebbe aiutare a chiarire, immaginiamo di leggere una delle opere più famose al mondo: “I promessi sposi”.

Nella narrazione di questo testo la storia raccontata trova il suo inizio nella sera del 6 novembre del 1628, data in cui (come ricorderanno i lettori che di recente hanno rispolverato questa nota opera letteraria), Don Abbondio incontra i bravi che lo esortano a non celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia. La storia termina nei due anni seguenti, con il matrimonio dei due promessi sposi tenacemente ostacolati nel loro sogno di nozze.

In questo caso dunque, come ben si nota, il tempo della storia è piuttosto prolungato: l’opera letteraria viene raccontata in modo molto esteso nel tempo, perpetrato nel suo naturale passaggio protratto nel corso di vari mesi.

Se andiamo invece ad esaminare un’altra delle opere più note nel mondo della letteratura, “Ulisse di Joyce”, vediamo come qui il tempo della storia è di un solo giorno: il 16 giugno del 1904. In questa famosa opera il tempo viene misurato come avviene nella vita reale: in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni.

Cos’è il tempo del racconto?

E il tempo del racconto? Con questo concetto ci si riferisce invece allo spazio dedicato alla narrazione degli eventi nel testo. Ancora una volta per comprendere possiamo prendere come punto di riferimento i “Promessi sposi e Ulisse”: nella prima opera i due anni di storia narrati nel testo vengono spiegati in qualche centinaio di pagine; mentre in Ulisse si sfiorano quasi le mille pagine, raccontate nell’arco temporale di un solo giorno che non supera la mezzanotte.

Tempo della storia e tempo del racconto: come si interfacciano in un libro?

I due esempi utilizzati ci aiutano a capire un aspetto fondamentale da considerare quando si tratta di esaminare le modalità e i tempi di narrazione dei testi narrativi: le vicissitudini di protagonisti (e non), possono essere narrate dal punto di vista della “durata” del racconto, con tempi differenti tra di loro.

Alcuni anni possono essere infatti concentrati in poche righe della storia, o persino completamente saltati; mentre poche ore potrebbero essere anche raccontate dall’autore in una sola pagina o, viceversa, in un numero importante di pagine.

Se ben ci riflettiamo si tratta di un’esperienza molto comune, facciamo alcuni esempi per riflettere: qual è il tempo necessario per volgere lo sguardo in un’altra direzione? Oppure: quanto tempo ci vuole per alzarsi dalla sedia e raggiungere una stanza distante a pochi metri? Sicuramente molto meno del tempo necessario a descrivere in un libro su come sono avvenuti questi eventi.

Qui è comunque l’autore che decide di imprimere i giusti tempi a ogni evento, e lo può fare rallentando, anticipando e decidendo in piena autonomia lo spazio temporale in cui vuole fare scorrere la trattazione.

Ma c’è un altro esempio che può aiutarci a comprendere bene: quando raccontiamo a terzi qualcosa che è avvenuto nel corso di ore o giorni, in quanto tempo abbiamo condensato gli avvenimenti? Quanto in fretta li abbiamo raccontati tali avvenimenti? Basta riflettere su questi fattori per comprendere come vivere qualcosa nella realtà non è affatto come raccontarla in un libro: e questo significa che tempo della storia e tempo del discorso, dal punto di vista della durata, difficilmente possono coincidere, ma la durata “concreta” che hanno i vari avvenimenti dipende dalla volontà dell’autore o, meglio, da quella che potremmo definire la sua “decisione narrativa”. La durata però, non è l’unico fattore in base al quale “tempo della storia e tempo del racconto” si discostano l’uno dall’altro. Bisogna tenere conto che anche “l’ordine” con cui i fatti vengono narrati dallo scrittore nel testo possono alterare la linearità del loro rapporto.

La velocità degli eventi: quanto velocemente o lentamente si può raccontare una storia?

Ma quanto velocemente o lentamente si può raccontare una storia in un libro? Se volessimo definire i tempi in cui si può raccontare una storia, di quali elementi di misura dovremmo tenere conto?

La risposta a queste domande non è univoca. Le variazioni di velocità di un testo narrativo sono principalmente le seguenti: la pausa e il rallentamento. Ma ancora una volta dobbiamo servirci di alcuni esempi e formule che consentono di comprendere il rapporto tra tempo della storia (sintetizzabile in “Ts”) e tempo del racconto (“Tr”).

Capita spesso che, lo scrittore o narratore, interrompa momentaneamente e, quasi inaspettatamente, il racconto del corso degli eventi nel testo (cioè “azzera” il tempo della storia), ma il suo racconto non si ferma in uno spazio vuoto, si arricchisce anzi di nuovi contenuti di approfondimento, che aiutano il lettore a comprendere meglio il senso della narrazione.

Lo scopo principale del narratore, in questo caso, potrebbe essere quello di concentrarsi sulla descrizione dello stato d’animo di uno dei suoi protagonisti, o magari realizzare una breve riflessione personale su ciò che sta raccontando.

Il rallentamento, invece, può essere facilmente compreso riprendendo come esempio l’opera di “Ulisse” di Joyce: qui il narratore, utilizzando proprio questa tecnica, descrive in tantissime pagine del racconto degli avvenimenti che durano poche ore. Un “rallentamento” in un testo può avvenire anche più in piccolo: immaginiamo un’opera in cui lo scrittore descrive molto ampiamente degli avvenimenti che, in realtà, durano pochissimo tempo. A volta viene fatta una descrizione così meticolosa dei particolari che il racconto sembra rallentarsi e dilatarsi moltissimo.

Lo scopo è proprio quello di dare un senso più compiuto alla narrazione, per catapultare ancora di più il lettore nella storia raccontata e farlo immedesimare nei personaggi.


Il tempo narrativo: durata, ritmo, velocità degli eventi nella narrazione

Per scrivere un buon libro, un autore non deve dunque soltanto imparare a organizzare al meglio l’ordine della trattazione degli eventi, ma deve anche saper gestire la durata e imprimere il giusto ritmo, e da questo punto di vista ben possiamo comprendere quanto sia importante il ricorso ai giusti rallentamenti e, viceversa, alla velocità discorsiva di narrazione.

Ma qual è il modo migliore per impostare il tempo narrativo all’interno di un testo? A questa domanda non esiste una risposta univoca, tutto dipende dalla “sensibilità” dell’autore e dalla sua capacità di allenarsi a dare i giusti tempi alla narrazione e, dunque, i giusti tempi della storia e del racconto, in base al contenuto narrato e ai personaggi. Se nella vita reale i fatti si succedono in modo naturalmente cronologico, l’autore di un testo normativo può invece decidere in autonomia come spostare i fatti e gli eventi sapientemente, in modo da presentarli nel modo più avvincente possibile per il lettore.

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