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Self-publishing Ambassador

“Tutta la mia street art in un catalogo”: l’esperienza di selfpublishing di Massimo Mion

massimo_mionMi chiamo Massimo Mion e mi occupo di street art da alcuni anni. Avendo all’attivo diverse realizzazioni ho pensato che fosse giunto il momento di metterle nero su bianco o, meglio, a colori, per testimoniare su carta i lavori fin qui svolti.

E’ nata così l’idea del mio primo catalogo di street art dall’emblematico titolo “Stencilism is a humanism“, in cui sono stati raccolti i principali lavori basati sulla tecnica degli stencils e su altre forme artistiche proprie della street art.

Il titolo, che richiama quello del famoso libro “Existentialism is a humanism” di J. P. Sartre, è una antologia fotografica a colori che spazia dai murales, agli stickers fino ai quadri veri e propri.

Sono quindi compresi i murales eseguiti a Milano presso la stazione di Porta Garibaldi, i lavori per MostraMi, le attività svolte presso Urban Contest a Roma, l’ intervento urbano presso Farm Cultural Park di Favara e così via.

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Il bisogno di raccontare una propria storia: Arnaldo Baguzzi racconta la sua esperienza di selfpublishing

baguzziPenso che a qualunque età possa succedere di avvertire il bisogno di raccontare una propria storia: io ho aspettato di avere cinquant’anni. Non l’ho deciso, è capitato. Un giorno, ripensando ai miei trascorsi, ho voluto mettere alla prova la mia memoria cercando di spingere i ricordi il più a ritroso possibile, per cercare di recuperare, dal classico cassetto, il mio primo momento di coscienza.

Fu un esercizio mnemonico stimolante che alla fine mi convinse della necessità di fissare sulla carta quei miei ricordi, immaginando che il passare del tempo, prima o poi, li avrebbe inevitabilmente sbiaditi uno dopo l’altro.

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Massimiliano Beretta racconta la sua esperienza di selfpublishing

berettaSono un appassionato di misteri e ho letto libri a tema da quando ho avuto le capacità per farlo. Il serpente della lettura mi ha morso più o meno da sempre, ma ha avuto nettamente la meglio su di me durante l’adolescenza, quando smettevo di studiare per leggere ciò che mi interessava.

Durante l’università, la carriera scientifica ha immancabilmente sfiorato quella del lettore e ha innescato un meccanismo volto alla stesura del libro “Il suono del silenzio”. Ho scritto la prima parola durante la notte del 15 agosto 2005, lo ricordo come fosse ieri. Volevo trasmettere un messaggio importante, in cui per la prima volta riuscivo a fondere il sapere scientifico con la natura del culto, dei misteri e del misticismo.

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