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Scrittori: dote innata o talento da coltivare?

Ciò che scriviamo è preceduto da ciò che pensiamo.

Le narrazioni di eventi reali (ricordo di qualcosa di realmente accaduto) e immaginari (basti pensare ai giochi dei bambini e agli innumerevoli personaggi che possono creare a far agire) prendono forma nella mente e incontrano una elaborazione nell’atto dello scrivere.
Scrittori quindi lo siamo tutti e lo diventiamo nel momento in cui, apprese le nozioni tecniche, componiamo la prima frase di senso compiuto.
Il rapporto con lo scrivere però è condizionabile.

Ci sono persone così «castigate» nella loro capacità di raccontare da severi giudizi scolastici, da aver perso il piacere di farlo e altri che, ignorandoli, hanno creato volumi di racconti. Comunicare e condividere idee, pensieri, storie è un modo per esprimere quello che sentiamo.

Affinare le tecniche per farlo è questione di motivazione, passione, costanza. Chi scrive inizialmente lo fa per se stesso.

“La mia preoccupazione principale è esprimere quello che penso”: Alessandro Fort racconta la sua esperienza di selfpublishing

FORTALLa mia storia? Ieri giocavo con i soldatini assieme a mio fratello, andavo da Marghera a Venezia per visitare i nonni, si partiva per la montagna col treno, con mia sorella seduta sulla cassetta di legno del televisore portatile. Mi sono diplomato, laureato, congedato, sposato, ho parlato di fronte a centinaia di persone in conferenze, corsi, lezioni, sembra tutto accaduto ieri, al massimo l’altro ieri, eppure non è così. Ma la cosa importante è che questo fluire del tempo, fuori e dentro di me, non mi va di lasciarlo andare via, mi sembrerebbe di sprecarlo, di lasciarlo scorrere come l’acqua di un fiume dove non c’è nessuno a vederlo. Penso sia per questo che accanto alla mia vita professionale, ne coltivo una seconda che si alimenta della prima, anche se non mi sento di separarle e tantomeno di disporle in ordine di importanza.

Sto valicando il mezzo secolo e mi viene in mente mia madre che suppergiù alla mia età ripeteva che le veniva sempre voglia di saltare la corda, ma non lo faceva mai. Ecco, questo è il giusto inizio che stavo cercando, perché ad un certo punto ti vuoi liberare di te stesso e ti accorgi che non esiste un modo corretto o sbagliato di vivere. Tutto ciò mi porta a scrivere. Ho scritto aforismi, un romanzo, una raccolta di racconti, un manuale sul lavoro e uno sulla scuola e altre creature – io le sento creature – che sono in via di formazione.

“Tutta la mia street art in un catalogo”: l’esperienza di selfpublishing di Massimo Mion

massimo_mionMi chiamo Massimo Mion e mi occupo di street art da alcuni anni. Avendo all’attivo diverse realizzazioni ho pensato che fosse giunto il momento di metterle nero su bianco o, meglio, a colori, per testimoniare su carta i lavori fin qui svolti.

E’ nata così l’idea del mio primo catalogo di street art dall’emblematico titolo “Stencilism is a humanism“, in cui sono stati raccolti i principali lavori basati sulla tecnica degli stencils e su altre forme artistiche proprie della street art.

Il titolo, che richiama quello del famoso libro “Existentialism is a humanism” di J. P. Sartre, è una antologia fotografica a colori che spazia dai murales, agli stickers fino ai quadri veri e propri.

Sono quindi compresi i murales eseguiti a Milano presso la stazione di Porta Garibaldi, i lavori per MostraMi, le attività svolte presso Urban Contest a Roma, l’ intervento urbano presso Farm Cultural Park di Favara e così via.

Il bisogno di raccontare una propria storia: Arnaldo Baguzzi racconta la sua esperienza di selfpublishing

baguzziPenso che a qualunque età possa succedere di avvertire il bisogno di raccontare una propria storia: io ho aspettato di avere cinquant’anni. Non l’ho deciso, è capitato. Un giorno, ripensando ai miei trascorsi, ho voluto mettere alla prova la mia memoria cercando di spingere i ricordi il più a ritroso possibile, per cercare di recuperare, dal classico cassetto, il mio primo momento di coscienza.

Fu un esercizio mnemonico stimolante che alla fine mi convinse della necessità di fissare sulla carta quei miei ricordi, immaginando che il passare del tempo, prima o poi, li avrebbe inevitabilmente sbiaditi uno dopo l’altro.

Massimiliano Beretta racconta la sua esperienza di selfpublishing

berettaSono un appassionato di misteri e ho letto libri a tema da quando ho avuto le capacità per farlo. Il serpente della lettura mi ha morso più o meno da sempre, ma ha avuto nettamente la meglio su di me durante l’adolescenza, quando smettevo di studiare per leggere ciò che mi interessava.

Durante l’università, la carriera scientifica ha immancabilmente sfiorato quella del lettore e ha innescato un meccanismo volto alla stesura del libro “Il suono del silenzio”. Ho scritto la prima parola durante la notte del 15 agosto 2005, lo ricordo come fosse ieri. Volevo trasmettere un messaggio importante, in cui per la prima volta riuscivo a fondere il sapere scientifico con la natura del culto, dei misteri e del misticismo.