Show don’t tell e la lezione di Alessandro Baricco

In questo contenuto parliamo di un libro delicato e quasi impalpabile come la seta.

Questo libro ci darà la possibilità di affrontare un argomento inerente la tecnica di scrittura, ma farlo attraverso di esso sarà più leggero.

Il libro in questione è Seta di A. Baricco.

Sul retro di copertina leggiamo: questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.

Suppongo che anche queste siano parole di Baricco. Lo stile è il suo.

Seta è un viaggio di immagini, suoni ed emozioni davvero estasianti in un percorso lungo poco più di 100 pagine. Un racconto magnetico, breve e intenso, che consiglio a chiunque voglia concedersi un romanzo diverso dal solito, ma non per questo meno denso di emozioni. Una volta terminato sarà impossibile non avvertire quello strano nodo nostalgico e melanconico che attraversa le pagine e che rimane, come una scia, fin quando non ci si rende conto pienamente della fine della vita di Hervé Joncourt e della sua pregiata seta giapponese. “E’ uno strano dolore… Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.” Sembrerà banale, ma bisogna leggere il libro per capire come Baricco, mago della parola, riesca ad affrancare questa storia dalla banalità.

Alcuni aggettivi sono già emersi in queste prime righe e sono appunto, brevità, leggerezza, densità, intensità.

Sono gli aggettivi chiave che meglio descrivono questo piccolo grande romanzo.

Ma perché lo sono?

In altri contenuti su questo blog ho già affrontato diverse tecniche di scrittura, abbiamo già visto anche la famosa show don’t tell, cioè mostra non raccontare.

Se vuoi leggere il contenuto completo lo trovi qui, ad ogni modo in questa sede, ci basta considerare che tutti i manuali di scrittura e gli scrittori più famosi concordano sulla validità di questo principio e vale a dire che nella scrittura di un romanzo è sempre bene (o sempre meglio) mostrare (show) anziché raccontare (tell), ma perché? Perché questo aiuta a catturare l’attenzione del lettore, egli è più coinvolto ed è più propenso ad appassionarsi alla storia, perché la vede con gli occhi della sua mente in quanto è lo scrittore stesso a mostrargliela.

E’ d’obbligo, però, una precisazione: non si può sempre scrivere mostrando ne al contrario raccontando, entrambi gli approcci devono essere ben dosati in base alla scena che si vuol descrivere, ma si è concordi nel sostenere che mostrare è preferibile al “semplicemente” raccontare, possiamo immaginare che in media in un romanzo la proporzione fra show e tell è di circa 70%-30% (da prendere con le pinze è solo per rendere l’idea).

A parte le fiabe, Seta è il primo romanzo che ho letto da adulto il cui rapporto fra show e tell è completamente capovolto a favore del racconto, oserei dire 90% tell, 10% show.

A supporto di quanto scrivo, sempre sul retro di copertina Pietro Citati, la Repubblica scrive: “Nel mattino in cui scrisse Seta Alessandro Baricco immaginò che tutta la letteratura del mondo fosse scomparsa…”

Se la letteratura e i manuali di scrittura esaltano l’efficacia del mostrare ecco che Baricco con Seta spariglia le carte e riesce a coinvolgere (e sconvolgere) il lettore usando prevalentemente la tecnica del racconto.

Quella di Hervé è una storia, delicatamente e lievemente raccontata e solo a tratti invece mostrata.

I momenti dove Baricco non racconta ma mostra sono però così profondamente intensi, così intimamente veri che restano impressi a fuoco nella mente del lettore.

Seta è breve. Circa 100 pagine (dipende dall’edizione) e si legge in poche ore, ma la sensazione è quella di aver affrontato i viaggi in Giappone con Hervé, di aver visto Helene soffrire, di aver passeggiato nel suo parco, di essere stati accanto a lui mentre ascoltava Madame Blanche leggergli la lettera d’amore, insomma di aver appena finito un libro lungo almeno dieci volte 100 pagine…

E’ questa dunque la potenza e la bellezza della scrittura? Dove decine di manuali e centinaia di scrittori bestseller convergono, c’è sempre lo spazio di sovvertire, personalizzare e far propria l’esperienza di narrare una storia?

La risposta potrebbe essere si.

Un’altra cosa che può insegnarci Seta a quasi vent’anni dalla sua pubblicazione, è che non è obbligatorio scrivere romanzi lunghi 300-400 o 500 o più pagine per definirsi scrittore e/o sperare di catturare il favore dei lettori.

Tu hai letto Seta? Cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti!

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