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Self-publishing: scrivere in italiano vs. scrivere in inglese

come tradurre il proprio libro autopubblicatoPerché negli States gli scrittori e le scrittrici indipendenti hanno un successo così plateale da fare il giro del mondo? C’è differenza tra scrivere in italiano e scrivere in un’altra lingua?

Direi di sì, specie se la lingua è l’inglese. E questo per due motivi principali:

1. Il bacino di utenza
2. L’uso della tecnologia

Prima di tutto parliamo del bacino di utenza. I lettori in lingua inglese sono molti di più nel mondo rispetto ai lettori in lingua italiana. Basti pensare a tutti i Paesi nei quali l’inglese e i suoi derivati sono la lingua madre:

– Inghilterra
– Scozia
– Irlanda
– EIRE
– Stati Uniti d’America
– Australia
– Nuova Zelanda

A questi, aggiungici i Paesi nei quali l’inglese viene parlato come seconda lingua. È normale che, con così tante persone, sia più facile trovare la propria nicchia di lettori e ampliarla con un buon lavoro di marketing.

L’italiano, invece, viene parlato solo nel nostro Paese e da qualche connazionale residente all’estero. Insomma, è più difficile per noi italiani portare il nostro scritto in giro per il mondo e far riferimento a un enorme bacino di potenziale pubblico.

Allora lo stesso dovrebbe valere anche per il cinese o lo spagnolo che, non si direbbe, ma è la quarta lingua più parlata al mondo, giusto? Eppure di scrittori e scrittrici indipendenti cinesi o spagnoli non se ne sente parlare in giro. Perché?

Con questa domanda arriviamo al secondo nodo cruciale che rende i colleghi di penna anglosassoni più privilegiati rispetto agli altri: l’uso della tecnologia.

Il Web, in Italia, sembra essere ancora percepito come un lusso e non un potente motore per lo sviluppo e il progresso. Stando a dati aggiornati al 2012, la fibra ottica, ad esempio, copre solo il 10% del nostro Paese. Mentre l’Australia sta adottando un piano di ammodernamento delle connessioni a livello nazionale, in Italia solo ora il governo sembra aver capito che occorre muoversi in questa direzione.

Ma non è mai troppo tardi.

Un simile sviluppo tecnologico aumenterà notevolmente sia le potenzialità della Rete come mezzo di marketing, sia il tasso di alfabetizzazione digitale. Pensa che, sempre al 2012, il 41% degli italiani ha dichiarato di non essere mai stato su Internet, mentre nel Regno Unito solo il 10%.

L’utilizzo del Web e degli ebook reader, dunque, è un punto che gioca a favore del successo di un autore/un’autrice che si autopubblica. Ma allora, in Italia non conviene provarci? Certo che sì!

Sopratutto perché, proprio a causa dei nostri deficit tecnologici, la situazione è destinata a migliorare in brevissimo tempo. Si prevedono sviluppi interessanti, infatti, che porteranno gli italiani ad aumentare gli acquisti in Rete e a guardare agli ebook come a un prodotto culturale di qualità.

Nel frattempo, però, dobbiamo lavorare un po’ più sodo dei nostri colleghi anglosassoni. Ricorrendo anche a un espediente molto interessante: quello delle traduzioni.

I servizi di traduzione sono un ottimo strumento per immettere negli stessi canali di vendita che utilizziamo per i nostri libri in lingua italiana, anche le loro copie tradotte. Si tratta di investimenti che, per quanto mi riguarda, vale davvero la pena affrontare.

Ciò che consiglio nelle mie guide è di partire con l’autopubblicazione dei tuoi libri in lingua italiana e, una volta trovato il tuo stile e preso confidenza con il mondo del self publishing e dell’autopromozione, passare al gradino superiore traducendo il tutto.

L’importante è affidarsi a servizi professionali. La traduzione è un lavoro specialistico che ha il difficile scopo di portare ciò che hai scritto in una lingua diversa dalla tua, mantenendone inalterati lo stile narrativo e il significato. Una traduzione approssimativa, speso trovata accattivante per via del prezzo molto basso, è un autogol pericolosissimo. Vorrebbe dire mettere in vendita un prodotto scadente e comunicare all’estero l’immagine di qualcuno che scrive in modo pessimo.

Per concludere, se sei già al punto di pensare a una traduzione, ti consiglio di partire, dunque, dalla lingua inglese e, solo successivamente, pensare allo spagnolo e ad altre lingue.

Alla prossima e…occhio alla penna ;)!

Roberto Tartaglia

Giornalista e scrittore indipendente. Fondatore di www.viverediscrittura.it, il primo sito per imparare a diventare scrittori indipendenti. Il suo sito personale è www.robertotartaglia.com.

I servizi di traduzione di Youcanprint

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