Scrivere un libro: il divario da cui nasce una Storia

Come si apre una storia?

Il protagonista è alla ricerca di un oggetto di desiderio che è al di là della sua portata. 

Consapevolmente o meno sceglie di compiere un’azione particolare, spinto dalla sensazione che il suo atto comporterà una reazione esterna che lo avvicinerà al soddisfacimento del suo desiderio.

Dal punto di vista soggettivo quest’azione appare minima, parsimoniosa e tuttavia sufficiente ad ottenere la reazione desiderata. 

Abbiamo parlato di personaggio e desiderio qui.

Ma nel momento in cui intraprende l’azione il mondo oggettivo costituito dalla sua vita interiore, dai rapporti personali ecc… reagisce in modo diverso e questa reazione ostacola la realizzazione del suo desiderio, anzi lo frustra allontanandolo dal desiderio stesso ancor più di prima.

Invece di ottenere collaborazione la sua azione suscita le forze antagoniste che spalancano un divario fra ciò che egli vorrebbe accadesse e ciò che in realtà accade.

Ogni essere umano agisce, di volta in volta, consapevolmente o inconsapevolmente, basandosi sulla previsione di ciò che verosimilmente avverrà una volta compiuta l’azione.

Soltanto allora, quando il personaggio intraprende l’azione, che scopre la necessità di doverlo fare.

La necessità è la verità assoluta, è ciò che deve succedere, ciò che è necessario che accada, che è contrapposta alla probabilità, che è ciò che noi speriamo o ci attendiamo che ci succeda.

Cosi nella vita, così è nella narrazione. Quando la necessità oggettiva contraddice le previsioni di un personaggio, all’improvviso si apre un divario all’interno della realtà immaginaria.

Questo divario è il punto in cui entrano in collisione il mondo soggettivo e il mondo oggettivo; la differenza che esiste fra la previsione e il risultato; fra il mondo così come lo percepisce il personaggio prima di agire e la verità che scopre nel corso dell’azione.

Una volta che si è aperto questo divario nella realtà un personaggio avverte o comprende di non poter ottenere ciò che vuole agendo al minimo e con parsimonia.

Deve farsi forza e lottare per colmare questo divario intraprendendo una seconda azione..

Questa azione successiva è qualcosa che il personaggio non avrebbe mai fatto prima, non soltanto perché richiede maggior forza di volontà e lo obbliga a scavare più a fondo nelle proprie capacità umane, ma, cosa più importante, perché questa seconda azione lo espone ad un rischio. Adesso potrebbe perdere qualcosa per conseguire ciò che desidera.

Consiglio la lettura di questo articolo: Come scrivere un libro, i 14 consigli di Jerry B. Jenkins.

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Fonti: Aristotele (la Poetica) J.H.Lawson – R.McKee

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