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Scrivere non per raccontare la realtà, ma per reinventarla. L’esperienza di Federica Di Noi

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La cosa che preferisco è curare gli aspetti tecnici e strutturali del testo, lasciando agli autori la parte creativa. Ma questo è lavoro; scrivere invece è esperienza mistica che comprende impegno, concentrazione, disciplina e gioco. Ho deciso di affiancare alla mia attività di redattrice e correttrice di bozze quella di autrice, non solo per il gusto di raccontare delle storie e divulgare dei messaggi, ma perché avevo degli universi in testa. È a quegli universi che ho voluto dare almeno un’esistenza oggettiva, non potendogliene dare una reale.

Quello che mi ha sempre affascinato della scrittura è il suo potere performativo: attraverso il linguaggio è possibile modificare lo status e l’identità di cose, luoghi e persone. La scrittura è uno strumento potentissimo attraverso il quale i fatti possono essere reinventati, la realtà sublimata, le genealogie rifondate, i personaggi mitizzati.

Non mi piace usare la parola scritta per riportare fatti già avvenuti o già immaginati; preferisco pormi di fronte al PC come sacerdotessa della parola (sia chiaro che lo dico con tutta l’autoironia possibile), come un’officiante che, mentre scrive, tramite formule precise (cioè attraverso una rigorosa e studiata disposizione delle parti del discorso) conferisce coerenza, senso e valore a segmenti di esistenza. Non secondo una concezione religiosa della vita; non religiosa in senso stretto, almeno. Non sono credente, ma penso che la vita e il mondo siano prodigi da celebrare, e che la modalità migliore per farlo sia la parola. Usata con rigore e solennità, certo, ma anche con una costante ironia di fondo. Perché tutto è “miracolo”, ma è anche dramma e gioco.

Quello dei miei romanzi è un genere vicino al realismo magico latinoamericano e, per certi aspetti, ricorda anche la psicomagia di Jodorowsky, che sfrutta il potere terapeutico dell’immaginazione riconoscendo l’artisticità e la poeticità dell’inconscio. Tuttavia non si tratta né dell’uno né dell’altro.

Il mio si potrebbe forse definire, anche in questo caso con una certa dose di ironia, realismo mitico-simbolico. Scrivere (scrivere come si deve) è faticoso. Un’impresa simile deve essere giustificata da qualcosa che non sia un semplice raccontare la realtà così com’è o come dovrebbe essere. Per questo io la deformo, creando una continua commistione tra verosimiglianza e fantasia, tra ricordo e sogno, tra personaggi reali ed eroi mitizzati. Sono convinta che ci siano infiniti modi per raccontare uno stesso episodio, per descrivere uno stesso luogo, per delineare uno stesso personaggio, e che lo stesso episodio/luogo/personaggio possa essere presentato come il più insulso o come il più glorioso, a seconda di come lo si vive, lo si percepisce, lo si filtra, lo si rielabora, lo si rappresenta a se stessi e lo si offre al lettore.

Il mio primo romanzo è stato Ascoltate Cieli, una rivisitazione in chiave ufologica, per certi aspetti ironica e dissacrante, del libro dell’Esodo, sulla scia di un preciso filone di studi contemporanei; ma è il secondo quello che meglio rappresenta la mia visione del mondo: La carta mancante. La terra e il Ragno. Si tratta di una storia dalla trama “complessa come la tela di un ragno” che si snoda attraverso tre generazioni, in un Salento mitologico, e che sotto il profilo strutturale ricorda i cosiddetti romanzi ciclici, quelle grandi saghe familiari tipo Cent’anni di solitudine o La casa degli spiriti. Più in generale, richiama vagamente il realismo magico, non perché deliberatamente mi sia voluta ispirare a quel genere, ma perché credo sia inevitabile che tra le parole di chi scrive riecheggino i gusti personali e le caratteristiche dei generi che si sono amati. Non è sicuramente un caso che la peculiarità più caratterizzante del realismo magico sia la presenza di elementi come la naturale interazione tra vivi e spiriti dei morti, la presenza di messaggi inviati dall’aldilà, il culto delle spoglie mortali di genitori e antenati, la trasfigurazione mitica del ricordo dei “morti di famiglia”. Potenzialmente qualunque morto, per quanto insignificante o addirittura detestabile possa essere stato in vita, può venire trasformato dall’immaginazione e dall’arte del raccontare in una figura mitica e assolutamente memorabile. Così i morti non solo continuano a esserci, ma fanno sentire la propria presenza con più forza rispetto ai vivi. Credo che questo genere mi piaccia tanto proprio perché esprime uno dei tanti modi possibili per ignorare ed esorcizzare la morte, per far sì che “i morti di famiglia” diventino proprietà intellettuale dei vivi, che li trasformano in quello che preferiscono. È questo che ho cercato di fare nel mio romanzo, una saga familiare ambientata nel Salento, che si estende da fine Ottocento ai giorni nostri. Solo dopo averla scritta, mi sono resa conto che riproduceva le atmosfere sospese e rarefatte, spesso oniriche, proprie del realismo magico, con in più un pathos opprimente e un simbolismo catartico da tragedia greca. Molti dei personaggi, tutti bizzarri e tragici, al limite del surreale, presentano tratti ispirati a membri della mia famiglia paterna. Trattandosi di antenati che non ho mai conosciuto di persona, la loro immagine non può che risultare artefatta; trasfigurata dal tempo, dalla nostalgia, dall’emotività di chi tramandava… Il resto l’ha fatto la mia immaginazione visionaria. Così sono nati i Samuele, i bambini tutti uguali che si infilano nella vita di Mimino e dentro i sogni di Veronica; Caterina, la nonna cresciuta in un convento di clausura, che esisteva troppo poco per lasciare ricordi di sé; suor Crocifissa, amante-bambina e proprietaria di una gabbia magica; nonno Mimino, notaio e violinista guaritore che risana le tarantate; il volto sconosciuto comparso nella macchia sul muro della camera da letto di Iolanda; le strane divinità dipinte sulla tela giapponese; i personaggi delle carte che Lorenzo sa leggere; il cucciolo di cherubino caduto nel giardino di Laura mentre uno stormo di angeli lo sorvolava; il vecchio Natsume, l’uomo che sa vedere le cose del mondo negli specchi, e uno stuolo di altri improbabili personaggi. È una storia fatta di molti racconti. Forti, estremi, quasi violenti. Brutali come la terra del Salento, dove «… si sente la vita. Che non è fatta di pace. La vita è tumulto, tensione lacerante. La vita scuote, impone, pretende, esalta, abbatte, dà, toglie. Piacere e dolore. Da qui, tutto il resto… Questa è una natura che non si accontenta di essere contemplata, vuole essere partecipata. È una visione che ti possiede. Le astrazioni qui prendono forma e non le puoi più ignorare. Ti si mischiano all’anima e al corpo fino a trasformarti per sempre.» Tutto nella convinzione che la vita debba essere inventata e la morte possa essere ingannata.

C’è poi la mia produzione più “tecnica”: Io, donna clonata è un libro-testimonianza in cui riporto una vicenda molto strana che ho vissuto in prima persona un po’ di anni fa e che invita a riflettere sulle origini dell’homo sapiens, sul ruolo delle religioni e sui rapporti, antichi e presenti, tra terrestri ed extraterrestri.

Normativismo Probabilistico, il Segreto che non ti era ancora stato rivelato, è un self-help book in cui espongo un metodo infallibile finalizzato al raggiungimento dei propri obiettivi tramite lo sfruttamento di leggi precise e immutabili. Sono orgogliosa di poter affermare che il metodo proposto non è mai descritto in modo generico e vago, come spesso accade in questo genere di libri. Presento una metodologia generale che si presta ad essere applicata ai singoli casi in modo personalizzato, tenendo sempre conto della situazione, delle caratteristiche individuali, dei gusti, delle propensioni e dei limiti propri del soggetto che desidera accostarsi alle tecniche descritte. Non offro una formula magica priva di contenuti determinati, ipoteticamente valida per tutti ma di fatto incerta e arbitraria. Solo tecniche operative, basate sì su principi teorici, ma sempre spiegate attraverso esempi concreti, scomposte nelle loro varie fasi e formalizzate in tabelle che ciascuno può imparare a riprodurre in conformità al proprio caso specifico.

Ho in progetto diverse altre opere: un giallo semicomico ambientato in una struttura residenziale per anziani, un horror surreale e tanto altro che spero di poter pubblicare presto grazie a Youcanprint, sempre efficiente, al passo con il mercato e vicina alle esigenze di autori e lettori.

Grazie, Youcanprint!

Federica Di Noi


Acquista qui i libri di Federica Di Noi in cartaceo e in ebook:

– Ascoltate Cieli

– La carta mancante. La terra e il Ragno

– Io, donna clonata

– Normativismo Probabilistico, il Segreto che non ti era ancora stato rivelato

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