Scrivere

Show, don’t tell: una buona regola per chi scrive

6 minuti di lettura

Quando si vuole scrivere un testo che abbia una qualche valenza letteraria, ci sono delle regole di cui spesso l’autore non può fare a meno, una di queste è la cosiddetta formula “Show, don’t tell!”, per i poco pratici della lingua d’Albione la traduzione è presto fatta “Mostra, non raccontare!”. Questa formula deve essere tenuta in massima considerazioni dagli autori o aspiranti tali, perché anch’essa contribuisce alla demarcazione tra buona e cattiva narrativa.

Probabile che non tutti capiscano cosa voglia dire questa formula, perché effettivamente potrebbe suonar strano l’invito a non raccontare fatto a uno scrittore. Non è così. Il seguire questa regola porta a prediligere nella scrittura azioni e dialoghi a discapito delle spiegazioni e dei commenti dell’autore.

Un esempio è presto fatto:

Luca era un bullo, uno di quelli che intimoriva solo con la sua presenza. Molti a volte evitavano anche di guardarlo.

Questo breve stralcio di pessima narrativa è raccontato, non mostrato. C’è la spiegazione del “ruolo” di Luca all’interno della società, al lettore non è permessa alcuna interpretazione. Luca è un bullo, perché lo dice l’autore. Ora vediamo un esempio di stralcio mostrato, per far capire meglio la differenza.

Luca camminava a testa alta per i corridoi della scuola, un sorriso sornione era stampato sul suo volto dai lineamenti marcati. La mano destra premeva sulle nocche della sinistra in modo che schioccassero. Sembrava quasi un rituale propiziatorio, mentre pensava a come sarebbe andato a finire, il sorriso si allargò ancora di più. Girò il volto a sinistra, c’era un ragazzo gracilino con lo sguardo abbassato, sembrava potesse piangere da un momento all’altro. Luca decise di passare oltre, riportò il capo davanti a sé e incrociò lo sguardo di uno dei nuovi studenti, aveva trovato il suo agnello sacrificale. Aumentò l’andatura gettandosi quasi contro il ragazzino.

‹‹Cosa hai da guardare?›› Chiese, quasi azzanandolo.

‹‹Nulla…›› rispose l’altro, senza però abbassare il capo.

Quella era la goccia che faceva traboccare il vaso. Luca eliminò subito la distanza che lo divideva dalla matricola, esordì con un cazzotto in pieno ventre.

Probabilmente è un pessimo stralcio di narrativa anche questo, ma almeno descrive e mostra la scena, permettendo al lettore di immedesimarsi maggiormente nella situazione, toccherà a lui decidere se considerare Luca un bullo o meno, potrà prendere la propria decisione non affidandosi unicamente al giudizio dell’autore.

Abbiamo quindi mostrato come si comporta il nostro Luca:

  1. Abbiamo descritto la scena
  2. Abbiamo utilizzato i dialoghi (seppur stringati) che ci hanno fatto comprendere come Luca si rapporti ai propri compagni di scuola
  3. Abbiamo descritto le azioni del personaggio che praticamente ha deciso di sfogare la propria aggressività su qualcuno, la vittima designata è un ragazzino nuovo della scuola che non conosceva ancora il simpatico Luca
  4. Abbiamo usato i cinque sensi (o almeno alcuni di questi), soprattutto due:
    1. La vista;
    2. L’udito.

Non credete che sia più interessante mostrare queste cose, piuttosto che limitarsi a dire: Luca era un bullo? Se siete d’accordo con me, mi farà piacere sapere che anche i lettori sono d’accordo, il perché è presto detto in questo modo egli può interpretare e interagire con l’opera aiutandosi con il proprio bagaglio di conoscenze e i propri schemi mentali, senza che sia il commento o la spiegazione dell’autore a dirgli cosa deve pensare. Questa è una cosa che dovete memorizzare, evitare di dare in modo diretto la vostra opinione, non potete giudicare direttamente i personaggi in base al vostro modo di pensare, perché così il lettore probabilmente si sentirà davanti a un testo ideologico piuttosto che di narrativa.

Ovviamente questo non vuol dire che dovete stare in silenzio, nascondendo la vostra opinione in un cantuccio da dove non può uscire. Ricordate che avete un grosso vantaggio siete voi a scegliere cosa mostrare e cosa raccontare, non dimenticatelo!

Come abbiamo detto “Show, don’t tell” è una regola e sappiamo tutti qual è una delle costanti più famose delle regole: l’eccezione. È il caso anche di questa? Ebbene sì, anche “Show, don’t tell” non può fare a meno di avere delle eccezioni.

Quindi a volte è necessario prediligere il raccontare al mostrare.

Per fare maggiore chiarezza dobbiamo ricordare ancora una volta perché si deve mostrare:

  • Per rendere le scene vivide e pregne di significato
  • Per permettere l’interpretazione al lettore
  • Per dare importanza a una scena
  • Per imprimere nella mente del lettore delle scene

Quindi se dessimo la stessa importanza a qualsiasi scena e cercassimo di renderle tutte vivide e pregne, non permetteremmo al nostro lettore di comprendere quali siano davvero le scene necessarie e importanti e lo costringeremmo a uno sforzo titanico durante la lettura (perché mostrando tutte le scene la lunghezza ne risentirebbe in eccesso).

Detto questo, si comprende chiaramente come alcune scene possano essere raccontate in modo che diminuiscano le parole, ma aumenti(quasi sempre) l’arco di tempo descritto.

Facciamo un esempio per chiarire le idee:

  • Mario lascia la propria ragazza
  • Mario prende l’autobus per tornare a casa
  • Mario ripensa a tutti gli attimi vissuti con la oramai ex ragazza

Studiamo con attenzione queste tre sequenze, quali devono essere raccontate e quali mostrate?

Sicuramente è importante che la prima e la terza siano mostrate, perché il lettore deve poter entrare nella scena cercando di condividere i sentimenti che provano i protagonisti, cercare di capire il motivo di quella che potrebbe essere una scelta sofferta, quindi l’impatto emotivo della scena e la forza che questa dovrebbe avere fanno divenire il mostrare una scelta obbligata.

La seconda invece potrebbe essere anche raccontata nel caso Mario non facesse niente di rilevante durante il viaggio né avesse pensieri particolarmente interessati per il lettore che quindi potrebbe annoiarsi nel leggere di una scena non importante dove però l’autore sembra aver indugiato inutilmente, forse, con l’intento di allungare il brodo.

C’è anche un altro caso in cui si deve prediligere il “raccontare” al “mostrare”, cioè quando l’autore vuole che il lettore si faccia un’idea sbagliata del narratore. Prendendo come esempio il nostro carissimo e simpaticissimo Luca il narratore potrebbe dire:

Luca era un bravo ragazzo, benvoluto da tutti e sempre altruista.

Questa frase se poi viene seguita dalla scena che abbiamo descritto all’inizio ci fa capire che il narratore non è molto affidabile(e quindi tutto ciò che dice deve essere preso con le pinze) e che su molti argomenti non la penserà proprio nel nostro stesso modo(a meno che il lettore e il narratore siano entrambi bulli impenitenti).

In questo caso il lettore dovrà ragionare sulle scene raccontate, perché dubbioso sul fatto che il narratore sia sincero e coerente.

Quindi nello scrivere ricordate sempre questa regola e le sue dovute eccezioni, il vostro testo e la vostra scrittura non potranno che trarne giovamento.

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