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Quando il self-publishing supera l’editoria tradizionale: il caso di Brenna Aubrey

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Brenna-AubreyIl 9 dicembre dello scorso anno Brenna Aubrey ha autopubblicato il proprio romanzo d’esordio, At any price. Nel giro di un mese il libro le ha fruttato quasi 30mila dollari. Il successo della Aubrey non è un caso isolato: il 2013 è stato un anno di svolta per i cosiddetti “autori indie”, trascinati dallo straordinario successo di Hugh Howey. Ma quello che colpisce di più è che la scrittrice americana è stata la prima a fare ciò che fino a poco tempo fa sarebbe stato considerato impensabile: rifiutare un’offerta di 120mila dollari da parte di una grande casa editrice e scegliere invece la strada del self-publishing. “Gli e-book hanno cambiato tutto e l’editoria tradizionale non riesce a tenere il passo”, mi risponde Brenna quando le chiedo un commento sulle reazioni negative suscitate dalla sua decisione. “Penso che, in qualche modo, gli scrittori che hanno sempre idealizzato il fatto di riuscire a pubblicare per una grande casa editrice abbiano preso il mio rifiuto come una negazione di tutto quello a cui aspirano”.

Per decenni, un contratto a cinque zeri è stato considerato una delle massime aspirazioni da parte di moltissimi scrittori. Un anticipo prestigioso – come i due milioni di dollari ottenuti di recente dal giovane romanziere Garth Risk Hallberg – può essere in grado di cementare una carriera letteraria. La realtà, tuttavia, è che mediamente un anticipo non supera i 5mila dollari. L’offerta ricevuta dalla Aubrey, quindi, era di tutto rispetto. Ma bisogna considerare che si trattava di un anticipo per tre libri, che si deve detrarre la percentuale dell’agente e che il pagamento sarebbe comunque avvenuto nel corso del tempo. Fatta la debita tara, la scrittrice si è resa conto che – per quanto fosse un’esordiente – il self-publishing offriva potenzialmente un ritorno economico maggiore.

Ma l’aspetto che più di tutti ha spinto la Aubrey verso l’autopubblicazione è stata una clausola riguardante il copyright che, per autori come lei, si traduce quasi sempre nella cessione dei diritti per un periodo che può arrivare fino a 35 anni. E 35 anni sono un tempo davvero incommensurabile nell’era dell’editoria digitale.

La libertà che gli autori indipendenti hanno nel poter scegliere il prezzo e le strategie di promozione per i loro libri, ha permesso loro di dominare il mercato digitale negli ultimi tre anni. Come ha osservato di recente Hugh Howey, dando un’occhiata ai bestseller di Amazon ci si rende conto che le classifiche sono dominate da due tipi di scrittori: gli autori di successo come George RR Martin e gli sconosciuti indipendenti come AG Riddle. Quello che sembra completamente mancare, soprattutto per quanto riguarda le grandi case editrici, è la presenza di autori esordienti o di scrittori di medio successo. Howey ha basato questo suo ragionamento su alcuni dati estrapolati da Amazon che indicano come, almeno a livello di fiction “commerciale”, i libri autopubblicati incidano sulle vendite per il 39%.

Adesso gli editori stanno cercando di recuperare il terreno perduto nei confronti dei self-publishers, soprattutto in generi chiave come fantascienza, fantasy e romance, generi che hanno dimostrato di godere di grande popolarità presso i lettori di e-book. Alcune case editrici hanno deciso di mettere in piedi divisioni digitali, ma rimane il dubbio del perché un autore indipendente dovrebbe voler seguire quella strada. La strategia più semplice sembra quella di selezionare gli scrittori self che hanno già avuto un po’ di successo e innalzarli al rango di bestseller, come è già accaduto con EL James e Hugh Howey. Alla fine il modello dello scrittore “ibrido”, cioè che cede i diritti del cartaceo continuando a detenere quelli digitali, potrebbe diventare il nuovo standard dell’editoria.

In ogni caso, è probabile che si tratti della montagna che partorisce il topolino. Quest’anno l’editore Quercus – che ha pubblicato il primo libro di Stieg Larsson, La ragazza che giocava con il fuoco – ha deciso di mettere in vendita la casa editrice citando fra le varie ragioni “un inaspettato declino nelle vendite digitali”. E il trend sembra riflettersi anche sui cinque grandi editori del mercato anglosassone. Se i libri digitali si sono rivelati una salvifica iniezione di denaro per un mercato che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con il declino del cartaceo, una volta che gran parte del catalogo editoriale è stato digitalizzato, le case editrici si vedono costrette a trovare sempre nuovi bestseller per sostenere la loro crescita. Ma gli autori che potrebbero fornire questi libri, come Brenna Aubrey, stanno optando sempre di più per il self-publishing, mantenendo il controllo creativo ed economico del loro lavoro. Come andrà a finire?

Damien Walter

Self-publishing: is it killing the mainstream?, originariamente pubblicato su The Guardian.

Traduzione a cura di Alberto Forni

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