Perché ho cambiato opinione sul self-publishing

biglietti da visita, volantini, locandine e qrcode per promuovere un libroUn paio di anni fa scrissi un articolo in cui, anche se non dicevo esattamente che stava rovinando il mondo dell’editoria, esprimevo un parere piuttosto negativo nei confronti del self-publishing.

Vorrei dire che mi dispiace. Sì, mi spiace aver espresso un giudizio su un fenomeno del genere prima di averne compreso a fondo il significato. Mi spiace aver giudicato gli autori autopubblicati basandomi unicamente su qualche libro e degli articoli di giornale. Insomma, mi spiace aver tirato delle conclusioni affrettate facendo di tutta l’erba un fascio.

Probabilmente vi starete chiedendo come mai abbia cambiato idea. Devo dire che è avvenuto in maniera graduale ma decisa, tanto che alla fine ho scelto di fare pubblica ammenda e sconfessare quello che avevo detto in precedenza. I motivi che mi hanno spinto a cambiare opinione sono fondamentalmente questi.

1) Ho letto alcuni straordinari libri autopubblicati

Il motivo per cui mi ero fatta una certa idea sul self-publishing era che avevo visto più che altro il suo lato negativo, come i libri pieni di errori o quelli che ottenevano successo per merito delle recensioni negative. Non è che pensassi che non poteva esistere un lato positivo, semplicemente non riuscivo ancora a vederlo.

Nell’ultimo anno, invece, ho letto alcuni ottimi romanzi – ben scritti e privi di errori – di autori indipendenti. E questo è stato ovviamente decisivo. Fra l’altro mi sono resa conto che probabilmente nessun editore tradizionale li avrebbe pubblicati. Vuoi perché troppo particolari e basati su storie non convenzionali, vuoi perché difficili da classificare all’interno di un genere e quindi difficili da promuovere sul mercato. E sapete una cosa? Sarebbe stato un vero peccato se, mettendo tutto nello stesso calderone, non li avessi letti.

2) Ho avuto modo di parlare con diversi autori indipendenti

In un corso di psicologia, ho imparato che il modo migliore per superare i pregiudizi nei confronti di certe persone è trovarsi di fronte queste persone. Perché è molto più facile provare odio nei confronti di qualcosa di indistinto, piuttosto che di un essere umano in carne e ossa, con un nome e un volto. Così il mio sentimento di fastidio nei confronti dei self-publisher era qualcosa di generico e astratto, dal momento che non conoscevo personalmente quasi nessuno di questi autori.

Quando però ho cominciato a intervistare alcuni di loro, ho iniziato a comprendere la varietà di motivi che li avevano spinti su questa strada. Fra cui quello (che condivido pienamente) di voler mantenere il controllo sull’intero processo di pubblicazione. E devo essere sincera: alcuni di questi scrittori sono talmente bravi che meriterebbero di pubblicare con un editore tradizionale. Per quanto abbiano magari tentato per anni di arrivare alla pubblicazione, non sono riusciti a convincere gli editori del loro potenziale. Alla fine, quindi, senza il self-publishing i loro libri non avrebbero mai visto la luce. E avendoli letti, posso dire che sarebbe stata una grande perdita.

3) Ho imparato a conoscere la community dei self-publisher

Sì, certo, ho avuto anche qualche esperienza poco edificante con alcuni di questi autori (tipo quelli che iniziano ad attaccarti se osi lasciare una recensione negativa) ma si tratta di casi isolati. Mi sono invece resa conto che, in generale, la community dei self-publisher odia questo tipo di comportamenti perché, ovviamente, getta una cattiva luce sull’intera categoria. La maggior parte degli autori indipendenti si comporta correttamente ed è molto disposta a supportarsi reciprocamente. Quindi non bisogna esprimere giudizi basandosi su singoli casi.

Per fortuna, bisogna dire che pian piano il giudizio del pubblico sta cambiando e oggi c’è meno diffidenza nei confronti dell’autopubblicazione. Arriverà il giorno in cui sarà percepita sullo stesso piano dell’editoria tradizionale? In cui la differenza fra scrittori pubblicati e autopubblicati non esisterà più? È difficile da dire. Di sicuro, il self-publishing guadagna via via sempre più sostenitori. Fra i quali, adesso, ci sono anche io.

Carrie Slager

An Apology to Self-Published Writers, originariamente pubblicato su The Mad Reviewer

Traduzione a cura di Alberto Forni

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