Mostra non raccontare, la regola “show don’t tell”

Si, prima o poi dovevo arrivarci.

Show don’t tell, mostra non raccontare, doveva per forza occupare uno spazio fra i miei contenuti.

Dietro questa regola si celano tantissimi sorrisi o tantissimi sguardi delusi, la sua applicazione determina una grossa componente nel successo o nell’insuccesso di un libro.

L’argomento show don’t tell, il quando e come applicare questa regola fa parte di un più ampio capitolo che potremmo definire dell’esposizione (che prima o poi tratteremo).

Cosa intendo per esposizione?

Un’esposizione ben fatta non garantisce una storia stupenda, però ci fa capire che stiamo leggendo un libro di qualcuno che sa quello che fa.

Un’esposizione è fatta bene quando è resa quasi invisibile: la storia avanza e il lettore recepisce tutto senza alcuno sforzo, quasi inconsciamente.

Alla base di un’esposizione ben fatta troviamo appunto l’applicazione della regola show don’t tell.

I lettori non vanno imboccati di parole al (solo) scopo di raccontare il mondo che circonda i personaggi, o per presentare luoghi o situazioni.

Ecco un esempio di come si tende a raccontare nella narrazione: “…nella stanza c’era una libreria con dei libri antichi e lì vicino un vecchio orologio a pendolo che aveva appena segnato le 10, così Sara, felice, in fretta ripose il libro e andò via.

esempio 1 – raccontato

Esempio di come si potrebbe mostrare la stessa scena: …il vecchio orologio a pendolo scandì dieci rintocchi, Sara scollò lo guardò dal libro e fisso con ansia l’ora mentre un fioco bagliore di luna penetrava nello studio, si alzò di scatto ma sorrideva soddisfatta, richiuse il vecchio volume e quasi non fece rumore quando lo ripose nella libreria, al suo posto.

esempio 2 – mostrato

Mostrare “costa” sempre di più che raccontare.

Sia in termini di tempo, che di impegno, che di parole.

Apparentemente simili questi modi di esporre una scena, portano in grembo profonde differenze di prospettiva. Nel primo esempio il lettore è tenuto “fuori” dalla scena che gli viene raccontata: c’è un orologio, c’è un armadio, il libro, Sara ecc… e il lettore riceve passivamente queste informazioni.

Nel secondo esempio al lettore gli viene mostrata la scena, egli non è spettatore. Vede l’orologio perchè “sente” i suoi rintocchi. Percepisce che il libro ha un valore perché Sara lo ripone con delicatezza, senza far rumore, quindi con cura, dove? Nella libreria (quindi eccola, c’è una libreria il lettore lo apprende perché gli è mostrata tramite l’azione di Sara). Poi ancora gli viene mostrata la fretta di Sara, perché si alza di scatto, e guarda con ansia l’orologio…il lettore vede anche che Sara è felice, perché sorride, forse nel libro ha trovato quel che cercava…

Badiamo bene a non includere mai nulla che il lettore possa ragionevolmente già supporre da sé. Non esageriamo mai con le informazioni, a meno che non siano vitali o altrimenti la loro assenza genererebbe confusione nel lettore, di solito si cattura maggiormente l’attenzione del lettore sulle cose non scritte che su quelle scritte.

«Mostra ogni cosa ai lettori, non dir loro nulla»

Ernest Hemingway

Se vogliamo scrivere “mostrando” la scena, allora dobbiamo evitare di dire che Sara è triste, allegra o timida…ma dobbiamo mostrare le lacrime (quindi è triste), il suo bellissimo sorriso (quindi è allegra).

Inconsciamente il lettore si “sintonizzerà” meglio con il protagonista e i suoi sentimenti, c’è differenza nel sentire un’amica dire: “oggi sono felice” che vederla direttamente con un sorriso smagliante e contagioso, no?

In teoria show don’t tell dovrebbe cercare di coinvolgere i sensi del lettore. Ogni scrittore in base alle sue capacità e al suo stile sceglie come e quali.

Bene ora arriviamo ad un punto di svolta molto importante.

Quando usare show don’t tell?

Beh, sempre! O almeno il più possibile? Vero?

No.

L’equivoco più comune che si crea è proprio questo. Forse ingannati dal nome stesso della regola “show don’t tell” si è portati a pensare che si debba sempre e solo mostrare e non raccontare.

Ma non è così.

Anche il tell ha la sua importanza, il suo ruolo, e deve avere la sua parte all’interno di una storia.

Senza ombra di dubbio.

Lo scrittore accorto deve poter sapere che può decidere in ogni sacrosanto punto della storia se raccontare o mostrare.

Se tutte le scene vengono mostrate, come si fa a dare risalto al climax o ai momenti salienti se non mostrandole? Ma se non si è fatto altro che mostrare, sarà impossibile poter creare un crescendo quando serve.

Raccontare può coprire un arco di tempo molto ampio: ci può servire a coprire fasi che devono essere lette “rapidamente”, passaggi che devono esserci per non far perdere il filo della narrazione al lettore.

In fondo le fiabe per i bambini sono raccontate no? E pare funzionino lo stesso alla grande. Questo deve far pensare che anche il tell funziona nella scrittura, si tratta di dosare la fase di show e quella del tell nel miglior modo possibile.

Vi lascio con una chicca: un breve estratto della risposta di Jack London ad una lettrice che gli chiede un consiglio sulla scrittura…

5 febbraio 1915

Mia cara Ethel Jennings,

in risposta alla sua del 12 gennaio 1915, a proposito il 12 gennaio era il mio compleanno…trentanove anni, se non le dispiace.

[…] Sviluppi l’ambientazione. Ci metta del colore. Sviluppi i suoi personaggi. Faccia in modo che i suoi personaggi diventino reali per i lettori, deve uscire da se stessa ed entrare nella mente dei lettori per capire quale impressione ricavano dalle parole che ha scritto. Ricordi sempre che non sta scrivendo per se stessa.

[..] A pagina 3 del suo manoscritto lei si ferma per spiegare al lettore quanto è angoscioso per una donna vivere con un uomo al di fuori del vincolo nuziale. […] Sono dispostissimo ad ammettere che lo è, ma per l’amor del cielo non interrompa la narrazione per spiegare al lettore quanto è angoscioso.

lasci che sia il lettore a ricavare questo senso di angoscia dal suo racconto man mano che la narrazione va avanti.

[…]

Ecco. Show don’t tell.

(estratto tratto da Jack London, Pronto soccorso per scrittori esordienti – ed. minimum fax)

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