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L’importanza dell’essere Autentici nella scrittura

Quando lo studio dell’ambientazione raggiunge il massimo sviluppo avviene qualcosa di miracoloso: la tua storia assume un’atmosfera unica, una personalità che la rende diversa da qualsiasi altra storia, a prescindere da quanti milioni ne siano state scritte nel tempo.

Per ogni storia che scriviamo dobbiamo prendere in considerazione queste tre parole: Autore, Autorità, Autenticità.

“Autore”, è prima di tutto un titolo che noi conferiamo a romanzieri e commediografi, nel senso che sono “artefici” di qualcosa, che sono depositari di conoscenza e questa conoscenza li rende artefici di nuovi mondi, narrati.

Un vero Autore conferisce Autorità al suo scritto, dal suo scritto deve trasparire quella necessaria Autorità a cui il lettore si affida.

L’effetto dello scrivere con Autorità è l’Autenticità.

Spiego meglio.

Due principi controllano il coinvolgimento emotivo del pubblico: l’Empatia e l’Autenticità.

Abbiamo parlato dell’importanza di creare Empatia con il lettore e di come farlo già qui.

L’empatia intesa come l’identificazione con il protagonista (nel bene o nel male) e da non confondere con la simpatia.

L’autenticità intesa come capacità di far credere, di convinceredell’autenticità del mondo raccontato nel libro.

Sappiamo che la narrazione è un rituale che avvolge una metafora di vita.

Per goderci questa cerimonia noi reagiamo alle storie, ben scritte, come se fossero reali.

Sospendiamo il nostro cinismo e crediamo nel racconto finché lo troviamo autentico.

Nel momento in cui perde di a autenticità l’empatia si dissolve e noi non proviamo più nulla.

Autenticità non vuol dire attualità. Ambientare una storia nel periodo attuale non è garanzia di autenticità, autenticità significa un mondo internamente coerente, fedele a se stesso per raggio d’azione, profondità e dettagli.

Autenticità non vuol dire realtà. Una storia ambientata in un mondo potenzialmente esistenze non è più autentica di una ambientata in un mondo di fantasia. La narrazione non fa distinzione fra realtà e fantasia, o sogno e idealità: la bravura dello scrittore le fonde tutte in una realtà, unica nel suo genere e convincente a livello immaginario.

Per provare una qualsiasi emozione, il lettore, deve credere in quello che scriviamo, gli deve apparire tutto come assolutamente autentico.

Infatti quando il carico emotivo di un libro assume toni troppo pesanti o estremi sia in tristezza che in gioia o comicità cosa pensiamo? E’ solo una storia…nella vita queste cose non succedono.

Neghiamo la sua autenticità.

L’autenticità dipende dai dettagli, se usiamo i dettagli giusti e specifici sarà l’immaginazione del pubblico a fornire il resto e completando un’insieme incredibilmente credibile.

La sala da pranzo che descrivi nel tuo libro ha bisogno di dettagli.

Dettagli familiari, in cui tutti i lettori possono trovare autenticità: non devi raccontare, devi mostrare.

Ci sono delle calamite souvenir attaccate al frigo di tutte le città visitate dai tuoi protagonisti da giovani, sono solo tre, le vedi? Sono tre. Vuol dire che hanno viaggiato poco, perché? Quali luoghi hanno visitato? …

Oppure: le pale del ventilatore a soffitto girano senza sosta da ieri notte, le finestre sono spalancate ma la calura nella stanza non lascia tregua... non dire solo che fa caldo, dimostralo, racconta dettagli, dona autenticità, progetta empatia.

Oltre ai dettagli descrittivi, fisici e sociali, dobbiamo creare anche un’autenticità emozionale.

L’attività di ricerca dello scrittore qui è importante, deve riuscire a produrre comportamenti credibili da parte dei personaggi, e qui ci riallacciamo al discorso già fatto su come si creano pratogonisti efficaci, qui, qui e qui.

Quando la conoscenza che hai di un dato argomento, sia dell’ambientazione che dei personaggi, si combina con la tua personalità di autore, allora le scelte che fai e l’utilizzo creativo che fai del materiale ti indentificheranno in maniera specifica: quello che scriverai diventerà ciò che tu sei: sarà in altre parole certamente originale.

Ogni specifico stile narrativo è la conseguenza naturale e spontanea del fatto che l’autore resta padrone della sua materia mentre combatte l’eterna battaglia contro i cliché.

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Donato Corvaglia

Ideatore, fondatore e marketing specialist del gruppo Borè srl, il gruppo è proprietario di Youcanprint piattaforma italiana di self-publishing. Scrivo e mi occupo di Book Marketing.

17 Commenti
  • Salterini Graziella

    Grazie. Veramente parole bellissime ed “estese”

    20 Agosto 2019 at 21:49 Rispondi
    • Donato

      Ciao Graziella, grazie per i complimenti, qualora avessi domande non esitare a pormele!
      a rileggerci presto
      Donato

      21 Agosto 2019 at 07:29 Rispondi
  • sabina camani

    Ciao Donato,
    ho pensato subito a Conrad quando ho letto il tuo articolo perché in lui trovo tutto quello che tu spiegavi e raccomandavi per una scrittura Autentica.
    i libri che mi permetto di consigliare sono 2: “Thipoon” (“Tifone”) e “La linea d’ombra”.
    il primo è per chi vuole leggere qualcosa che lo scombussoli, che lo trascini in pieno oceano ad ascoltare il silenzio terrificante del momento in cui si entra nell’occhio del ciclone, sapendo che l’attimo successivo potrebbe essere l’ultimo prima dell’inferno. E l’inferno arriva infatti e qui c’è tutto il genio di Conrad che riesce a farti vedere da una parte l’immensità della violenza della natura come un tifone, dall’altra la infinita fragilità degli uomini che lo fronteggiano e mentre questo accade, ti porta dentro alle tempeste e alle ondate interiori che si scatenano nella mente dei personaggi. Ma mentre tu stai disperando e senti il frastuono dell’onda anomala che arriva, Conrad ti mette sul ponte ad assistere al modo in cui il capitano che all’inizio del libro sembrava un ometto lento, silenzioso forse non molto sveglio…in quel frangente invece si rivela capace di una forza potente, calma che prevede con un istante di anticipo tutto quello che deve fare e quello che deve ordinare ai suoi uomini per salvare il vascello e le decine di coolies cinesi immigrati che trasporta nella stiva.
    Il secondo, ” la linea d’ombra” lo consiglio invece a chi vuole fermarsi, avere il tempo di pensare, meditare le infinite sovrastrutture di cui l’animo umano è capace di coprirsi pur di non guardare la realtà.
    Tutta l’azione si svolge durante una lunghissima “bonaccia” umida, immobile, senza aria, senza sapere quando finirà… qui il capitano è invece un giovane al suo primo comando e la linea d’ombra che dovrà superare è quella che separa la sua giovinezza inesperta dal suo diventare Uomo assumendosi la responsabilità e le conseguenze di una situazione che via via si rivela al lettore forse più pericolosa e infida di un tifone tropicale.
    Da entrambi i romanzi si esce con la sensazione di non sapere bene se sia più sconfinato e pieno di sorprese, sia terrificanti che meravigliose, il paesaggio esterno…della natura o quello interno della natura umana-
    Auguro a tutti buona lettura, sperando che il mio piccolo consiglio possa essere utile.
    Ti ringrazio Donato per questo spazio! E’ sempre bellissimo poter parlare dei libri che si amano!
    Un caro saluto
    A rileggerti
    Sabina

    8 Agosto 2019 at 15:48 Rispondi
  • T. Sarafian

    Salve Donato.
    Se nulla osta, mi piacerebbe avere il contatto privato della sig.ra Rita Peretoli per le traduzioni dei rispettivi testi.
    Un caro saluto.

    8 Agosto 2019 at 15:47 Rispondi
  • sabina camani

    Ciao Donato,
    bellissimo il nuovo look! Complimenti!
    Mi interessa molto il discorso sull’autorevolezza e sull’autenticità.
    In qualche modo forse restano “bloccate” quando la paura di sbagliare ti costringe a tenere sempre un controllo rigido e ipercritico su quello che scrivi.
    così facendo, anche se sei perfettamente padrone del mondo che vuoi narrare, la scrittura rimane comunque legata e fredda come se ci fosse il freno a mano tirato.
    Penso che l’autorevolezza si senta quando, mentre scrivi, sei emozionato di ciò che stai scrivendo perché è qualcosa che conosci e a cui desideri fortemente dare vita. Forse l’autenticità nasce anche così. Faccio un esempio: Quando leggo Josefh Conrad, mi perdo a leggerlo perché il suo modo di scrivere sembra dire: “Vieni! ho delle cose pazzesche da farti vedere!” e poi è davvero così e mi ritrovo dentro ad un tifone tropicale e questo, come tu dici sempre, è in gran parte dovuto alla maestria nei dettagli. Spero che questa volta il commento riesca a partire e ti ringrazio per i contenuti sempre preziosi.
    A rileggerti!
    Sabina

    7 Agosto 2019 at 20:35 Rispondi
    • donato corvaglia

      ciao Sabina, il nuovo look e la sezione commenti sembrano funziona perfettamente i nostri tecnici sono molto bravi. Allora consigliaci un libro di Conrad che possiamo leggere in queste vacanze…
      sono contento di leggerti… a presto

      8 Agosto 2019 at 07:06 Rispondi
  • Carlo

    Non so se leggere le tue preziose indicazioni mi facciano veramente bene, perchè non sono certo di essere stato capace di seguirle del tutto. Nel mio ultimo libro mi sono comportaqto un po’ come se stessi guardando un film: ogni immagine che avevo in mente era un po’ come una scena del film. E’ tutto sbagliato, come diceva Bartali? Grazie per qualsiasi cosa tu vorrai dirmi. Carlo

    4 Agosto 2019 at 09:10 Rispondi
    • donato

      ciao Carlo, grazie per il tuo commento, sono sicuro che male non fanno! Scusa la battuta ma è per dire che certamente anche non seguendo alla lettera tutte le indicazioni è pur sempre utile leggerle perché è un modo per chiedersi intanto se la strada intrapresa è quanto meno corretta o del tutto sbagliata.
      Il discorso vedere le scene come un film ha la sua valenza ma attenzione: se le immagini le vedi come in un film vuol dire che le guardi come si guarda un film cioè stando dietro uno schermo, invece se vuoi davvero catturare l’essenza allora devi si immaginarti le scene come in un film ma ti ci devi anche tuffare dentro!

      continua a seguirci, Carlo!

      5 Agosto 2019 at 08:08 Rispondi
  • luana zaami zaami

    Ho apprezzato quanto dici sull’autenticità,mi è venuta in mente la mia nipotina che sostiene la realtà dei racconti della serie Harry Potter.con gli adulti il feeling penso debba essere più sottile forse affidato allo stile?O alle alle parole ?Grazie per le riflessioni sempre interessanti.

    4 Agosto 2019 at 08:16 Rispondi
    • donato corvaglia

      ciao Luana, si non c’è niente di più autentico che il mondo di Harry Potter. Stile, parole e descrizioni, vale la stessa regola sia per adulti che per bambini, cambia solo il cosa descrivono le parole, lo stile e le descrizioni…

      5 Agosto 2019 at 08:11 Rispondi
  • Dante Plicato de Montis

    Ha ragione signor Donato, anche se sono sicuro che, quello che ho scritto o scrivo o scriverò, interessi a poche persone per me sono interessantissime e uniche, so che scrivo spesso qualcosa su mia madre morta quando ero giovane, ed è stato un dramma per la mia mente, per questo la mia mente non vuole dimenticare.
    Grazie, la leggo sempre volentieri.
    Saluti, Dante.

    4 Agosto 2019 at 07:29 Rispondi
    • donato

      Grazie signor Dante per il tuo prezioso commento, continua a seguirci!

      5 Agosto 2019 at 08:14 Rispondi
  • Annerose Czimczik Ragusa

    Buonasera Donato, è da un po’ che seguo i suoi pensieri. Autore, autorità,autenticità, mi piace molto e si avvicina molto alle mie idee sullo scrivere. A maggio ho pubblicato da voi il mio libro di racconti “Vita sognata e sogni vissuti”. Mi piacerebbe una sua opinione sul mio lavoro. Ma immagino che lei sia troppo impegnato con il suo lavoro quotidiano per occuparsi di altro. Cordialmente Annerose

    3 Agosto 2019 at 21:08 Rispondi
    • donato

      ciao Annerose, grazie per il tuo commento, ho visto il tuo libro che è una raccolta di 44 racconti…posso provare a leggerlo se ti fa piacere, ma mi piacerebbe ricevere una copia con il tuo autografo.

      5 Agosto 2019 at 08:22 Rispondi
  • Enzo Amoruso

    Caro Donatino, sono un nonno napoletano autore per caso, mi è sempre stato chiaro che in un testo letterario confluiscono verità e fantasia, esperienze personali ed acquisite, ed è una linea fragile, scomposta frammentata, saltuaria, a definire le une e le altre, tutto ciò dopo che “l’interlocutore muto”, ossia il libro, come veniva definito da Derrida, mi accompagna puntualmente dal presente al passato in un’altalena fantastica a cavallo della fantasia. Qualche critico ha visto nel mio “lavoro” una sorta di paura della morte, niente di più inesatto, da buon socratico non posso non ricordare le ultime parole del filosofo agli amici che gli tenevano compagnia, prima di bere la Cicuta:”E adesso andiamo, io a morire, voi a vivere,chi di noi avrà una sorte migliore, lo sa solo Dio” La mia filosofia? scompigliare i rapporti tra letteratura e vita, fra verosimile e assurdo, tra fantasia e realtà, che non permette di porre una linea di demarcazione tra dove finisca la storia dell’autore e l’autore stesso. Se la cosa mi diverte? si, molto. Con tanta stima. Enzo.

    3 Agosto 2019 at 14:05 Rispondi
    • donato

      Ciao Enzo, grazie per l’affettuoso nomignolo.
      Ciò che hai scritto mi colpisce molto, spero che i lettori di questo blog potranno trarre spunti ed ispirazione da questo tuo messaggio. Mi piacerebbe leggere qualche tuo scritto, segnalamene qualcuno, con altrettanta stima.

      5 Agosto 2019 at 07:59 Rispondi
  • Gianmarco

    Grazie Donato, hai proprio ragione, spesso non teniamo conto del “potere descrittivo”… Però non bisogna abusarne, deve essere al servizio della storia e non rallentare il ritmo..

    3 Agosto 2019 at 13:13 Rispondi

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