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La sostanza della storia e il suo protagonista

La sostanza della storia e il suo protagonista, parte 2

— > Parte 1 qui

La materia dello scrittore è il linguaggio, ma il cuore di una storia è costituito da qualcosa di ben più profondo delle semplici parole.

Ecco che subentra un altro elemento: la reazione del pubblico a questa “sostanza”.

Cosa fa in modo che un lettore tenga in mano il tuo libro?

Quale energia lo tiene li incollato con gli occhi sulle pagine?

Io credo che per comprendere la sostanza della storia e il suo funzionamento bisogna esaminare il lavoro procedendo dall’interno verso l’esterno ponendo al centro il personaggio:

  • guardando il mondo esterno con i suoi occhi,
  • vivendo la storia come se tu stesso fossi il personaggio,
  • bisogna praticamente abitare il proprio personaggio, il protagonista.

E’ una pratica fortemente soggettiva e immaginativa, ma non vedo alternative.

Il personaggio, parte 2

I personaggi più memorabili e affascinanti tendono in ogni caso ad avere non soltanto un desiderio conscio, ma anche uno inconscio. Sebbene questi protagonisti complessi siano inconsapevoli del proprio bisogno inconscio, il pubblico lo avverte in quanto percepisce in loro una contraddizione interna.

Il protagonista deve avere le qualità per raggiungere i propri obiettivi, inoltre i suoi desideri devono essere sufficientemente realistici in rapporto alle sue qualità, se vogliamo che il pubblico creda sia possibile che faccia ciò che vogliamo faccia e che abbia chance di riuscirci.

L’arte della narrazione non è interessata alle soluzioni intermedie, ma all’oscillazione tra un estremo e l’altro dell’esistenza.

Il protagonista deve essere empatico, ma non deve necessariamente essere simpatico.

Non dobbiamo provocare le emozioni del pubblico mettendo dei lucciconi negli occhi dei personaggi, o scrivendo un dialogo esuberante. Per capire come possiamo creare un’esperienza emozionale nel pubblico dobbiamo renderci conto che esistono soltanto due emozioni principali: il piacere e il dolore, ciascuna con le sue sfumature.

Da una parte gioia, amore, felicità, rapimento, divertimento, estasi, eccitazione, beatitudine e dall’altra angoscia, timore, ansia, terrore, lutto, umiliazione, malessere, infelicità, stress, rimorso e così via.

Come lettori proviamo un’emozione quando la narrazione ci fa sperimentare una transizione di valori.

In primo luogo dobbiamo provare empatia con il personaggio.

In secondo luogo dobbiamo sapere cosa vuole il personaggio e dobbiamo desiderare che riesca ad ottenerlo.

In terzo luogo dobbiamo capire quali sono i valori in gioco nella vita del personaggio. Date queste condizioni un cambiamento di valori ci toccherà emotivamente.

Mentre il lettore vede il personaggio realizzare il proprio desiderio, la transizione lo porterà ad avere un’esperienza emozionale positiva.

Non appena raggiunto questo tetto, tuttavia, l’emozione svanisce rapidamente, un’emozione è un esperienza relativamente di breve durata e carica di energia che raggiunge il proprio picco, si consuma e svanisce.

Il lettore è presto portato a dire: Bellissimo è diventato ricco e adesso?

La storia deve prendere una nuova direzione per configurare una nuova transizione, forse perde le proprie ricchezze e si indebita con la mafia (che è peggio che essere poveri), questo sposterà di nuovo la carica da positivo a negativo ma porterà il lettore a dire ancora: e adesso cosa succede?

La storia deve creare queste alternanze dinamiche tra emozione positiva e negativa allo scopo di obbedire alla legge del profitto decrescente.

La legge del profitto decrescente, valida sia per la vita che per le storie, è la seguente: più spesso facciamo un’esperienza minore è l’impatto.

In altri termini, l’esperienza emozionale non può essere ripetuta in continuazione e produrre sempre lo stesso effetto. Se parli in pubblico la prima volta ha un grosso effetto, se lo rifai molto spesso nell’arco di due o tre giorni (penso ad un convegno), l’emozione che provi si dimezza, certamente si abbassa, lo stesso accade ai tuoi lettori.

In definitiva quindi non bisogna abusare delle transizioni, che via via vanno perdendo il loro effetto.

La legge del profitto decrescente vale per tutto nella vita, tranne per il sesso e il cibo che sono entrambe cose ripetibili all’infinito con lo stesso effetto.

Dopo aver creato un’emozione attraverso una transizione di valori, entrano in gioco i sentimenti.

Sebbene li si scambi spesso l’uno per l’altra, un sentimento non è un’emozione. Sono due cose diverse.

Un’emozione è un’esperienza di breve durata che raggiunge il proprio acme e brucia, esaurendosi rapidamente, il sentimento è uno stato d’animo che dura e perdura nel tempo, in un libro,il sentimento è l’atmosfera che viene creata dallo scrittore: il ritmo dell’azione, lo stile del dialogo, le descrizioni dei luoghi ecc…la somma di tutte crea una particolare atmosfera, l’atmosfera è un modo per preparare o dare forma alle aspettative del pubblico.

Donato Corvaglia

Ideatore, fondatore e marketing specialist del gruppo Borè srl, il gruppo è proprietario di Youcanprint piattaforma italiana di self-publishing. Scrivo e mi occupo di Book Marketing.

31 Commenti
  • Tassone Antonio

    Concordo con quello che scrivi per rendere un libro attraente e convincere il lettore a leggerlo fino alla fine. Secondo il mio modesto parere, per raggiungere lo scopo , la storia deve essere scritta con passione e trattare argomenti che colpiscono chi legge nel profondo e l’autore deve essere cosi bravo da suscitare curiosità per tenerlo ancorato fino alla fine. Beato chi ci riesce!….

    6 Luglio 2019 at 14:08 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Antonio, grazie per il tuo commento, se scrivi con passione è perfetto, ma non dimenticare che devi andare ad abitare il tuo personaggio principale…solo così lo puoi rendere empatico al tuo lettore, e attenzione non confondere empatico con simpatico (ho scritto un contenuto a riguardo è il legame con il lettore), resto a tua disposizione..

      16 Luglio 2019 at 11:27 Rispondi
      • Pat

        Io sono sempre legata al mio personaggio, che possa piacere o meno, sono sempre coinvolta emozionalmente. Quando mi capita di rileggere le mie cose e lo faccio spesso con le favole perché mi capita di parlarne e commentare, sento un’emozione infinita dentro come quando ho scritto la prima parola e come una moviola rivedo il film della creazione che ho percepito di vedere. Ciao Donato, comunque grazie del tuo sostegno morale e simpatico.!! Pat

        8 Settembre 2019 at 17:29 Rispondi
  • Gianfranco Bosio

    Un personaggio non deve essere necessariamente un “alter ego” del suo autore. Può essere anche qualcuno o qualcosa di contrario e di opposto oppure qualcuno che l’autore ammira molto ma che non ha mai potuto essere

    6 Luglio 2019 at 14:01 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Gianfranco, si non deve necessariamente essere un “alter ego” deve essere dimostrarsi in ogni caso autentico, l’autore deve abitare i suoi personaggi, in particolar modo il suo protagonista.

      16 Luglio 2019 at 11:16 Rispondi
    • Pat

      Oppure di pura fantasia che scatena in noi una sensazione di benessere e di misterioso, non essendo in primo piano il nostro ego. Pat

      8 Settembre 2019 at 17:32 Rispondi
  • Maria Teresa Lezzi Fiorentino

    Grazie Donato,
    Per la tua presenza settimanale che suggerisce, arricchisce, fa riflettere, invita al confronto.
    Leggo sempre con interesse quanto proponi. Mi serve per crescere, ora che mi diletto con i miei primi scritti, alcuni già pubblicati con youcanprint.
    Sono pienamente d’accordo con te quando affermi che “bisogna abitare il proprio personaggio”.
    È quello che cerco di fare … guardo il mondo esterno con i suoi occhi ma lo guido con i miei pensieri e con le mie emozioni e alla fine non so più dove termina l’uno e dove inizia l’altro.
    Far vivere più personaggi in racconti brevi è stato come avere tanti “io” a disposizione, ciascuno dei quali abitava altre esistenze.
    Ma quanto il personaggio che facciamo vivere condiziona la nostra stessa vita? Non restiamo anche noi in parte modificati scrivendo?
    Grazie ancora.
    Buon lavoro
    Maria Teresa Lezzi Fiorentino

    4 Luglio 2019 at 10:01 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Maria Teresa Lezzi, grazie per il tuo apprezzamento mi fa davvero tanto piacere, lo sforzo profuso non è poco e sapere che è apprezzato fa bene.

      Si, bisogna abitare il proprio personaggio, bisogna assolutamente farlo, voglio tornare su questo argomento, vorrei leggere quello che scrivi, dammi un titolo…

      16 Luglio 2019 at 10:36 Rispondi
    • Pat

      Ciao, hai ragione, non si sa dove inizia e quando finisce. Questo mi ricorda stranamente un mio romanzo che ancora più stranamente non ho ancora pubblicato, evidentemente sta bene ancora nel cassettino dei miei ricordi. Nonostante sia un romanzo di pura fantasia, rileggendolo tanto tempo dopo mi sono resa conto che aveva dei tratti di un periodo passato della mia vita. Il personaggio femminile si comporta nel quotidiano come in realtà devo essere apparsa agli occhi altrui. Pat

      8 Settembre 2019 at 17:38 Rispondi
  • sabina camani

    Ciao Donato, oggi ho iniziato a leggere “on writing”.. che maestro! Grazie per il consiglio. ieri avevo scritto la mia risposta al tuo ultimo articolo ma credo di aver sbagliato qualcosa nel registrarmi al blog perché non partiva. Comunque avevo scritto che penso, per “catturare” il lettore, sia necessario che chi scrive abbia un desiderio gioioso e insieme doloroso di raccontare. Gioioso perché raccontare, portare gli altri in tanti altrove, farli viaggiare.. è una cosa che gli da’ gioia, è una grossa parte della sua vita e doloroso perché quando il desiderio di raccontare la storia che ha dentro lo spinge e lui a volte ha decine di possibili evoluzioni davanti, si ritrova fermo e questo almeno per me è doloroso. Per questo motivo leggo e rileggo volentieri i tuoi articoli. Sono sempre densi e ricchi di tantissimi spunti e consigli e mi stanno aiutando ad imparare come si evitano quei momenti di stallo, o almeno mi aiutano a provarci. Grazie, un saluto

    3 Luglio 2019 at 16:53 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Sabina il fatto che tu legga e rilegga i miei articoli mi fa emozionare.

      16 Luglio 2019 at 10:25 Rispondi
  • Enrica Maria Fiorina Merlo

    Credo che l’autore debba raccontare preferibilmente storie nate, adattate o immaginate in un luogo e in un ambiente di cui conosce bene le sfaccettature e l’anima dei personaggi.

    3 Luglio 2019 at 14:37 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Enrica Maria Fiorina, grazie per il tuo commento, attenzione l’autore non dovrebbe raccontare, dovrebbe Mostrare, in questo cè tutta la differenza fra entrare dentro una storia oppure limitarsi a raccontarla, appunto. Continua a leggerci resto a tua disposizione.
      donato

      16 Luglio 2019 at 10:24 Rispondi
  • Vero Gabrieli

    La sostanza della storia, e il personaggio.
    Di Donato Corvaglia
    Mia opinione.
    Buoingiorno Donato, ho letto con grande interesse la tua mail sull’argomento e vorrei inviarti una mia personale opinione al riguardo.
    Sono d’accordo su quasi tutto quello che leggo, la creazione di storie, personaggi, azioni e quant’altro sia utile a confezionare i contenuti di un romanzo dovrebbero rispettare le indicazioni da te indicate.
    Quanto sopra dovrebbe essere sufficiente a far appassionare il lettore alla storia a tal punto da non voler interrompere la lettura fino alla sua conclusione.
    Tutto ciò però mi pare un pò riduttivo.
    Ci sono degli elementi ed alcune precisazioni che vorrei qui esporre.
    – L’organizzazione generale ed il confezionamento delle varie componenti di in romanzo sono sicuramente necessarie alla buona riuscita dell’opera, ma il voler comporre in maniera sistematica e strutturale il tutto, seguendo consigli, logiche e linee guida già predisposte forse rischia di togliere quel “quid” nascosto nell’inconscio che emerge in alcuni momenti speciali dall’animo di un artista.
    La gran parte delle opere dell’ingegno nascono da una sensibilità inconscia dell’artista, più che da rigide linee guida preconfezionate ma anche esse necessarie.
    In conclusione l’organizzazione generale dell’opera, confezionata secondo buoni criteri logici, sono sicuramente necessari, ma occorre poi lasciare liberi di incidere animo, sensibilità, fantasia e genialità innate dell’artista che sta la sta creando.
    Saluti
    Veo Gabrieli

    3 Luglio 2019 at 13:26 Rispondi
    • donato

      Gentile Veo, grazie per il tuo commento, tu hai perfettamente ragione, l’idea che ho io è questa: prendiamo due architetti, entrambi per diventarlo hanno acquisito nozioni di ingegneria, calcoli matematici e tantissime altre, nella sfera del logico e matematico e qui non siamo nell’area delle opinioni i calcoli strutturali devono essere corretti altrimenti il ponte cade. La differenza fra uno e l’altro però nonostante tutto c’è, quello bravo dopo aver creato la struttura, fatto quadrare i calcoli, concluso le procedure e chiuso le prospettive da libero sfogo al suo estro alla parte creativa al “quid”, come tu giustamente lo definisci.
      Per me scrivere un libro è questo, ci deve essere progettazione (quasi matematica alla base) e nello stesso tempo tanto spazio per il quid, per quell’estro che rendere lo scrittore unico e riconoscibile.

      Grazie Veo continua a leggerci e soprattutto a scrivermi
      donato

      16 Luglio 2019 at 10:20 Rispondi
  • Antonio

    Sono d’accordo. In fondo, perché una persona decide di scrivere? Per farsi conoscere, per cambiare il mondo, per mettere nel circuito umano storie positive o negative, per essere studiati. Non necessariamente, secondo me, chi scrive si identifica nel personaggio. Certo che l’arte narrativa di far restare incollati al libro i lettori, è fantastica ma difficile. In Italia poi si legge poco, molto poco. E spesso si leggono libri vuoti di contenuto comprerati sulla scia pubblicitaria di un programma televisivo. Credo, almeno nel mio caso, piccolo, che un libro, un racconto, deve in qualche modo essere eterno nei valori che si propone esistenti, e che, l’autore poi decide che siano eterni. Il lettore, giudice insano, deciderà che siano passeggeri! La scrittura è il mondo del possibile. Saluti.

    3 Luglio 2019 at 10:40 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Antonio, grazie per il tuo bellissimo commento. Hai ragione quando scrivi che spesso si leggono libri vuoti di contenuto comperati sulla scia pubblicitaria di un programma televisivo, ho letto libri, fino a qualche tempo fa, solo sulla scia dell’entusiasmo pubblicitario rivelandosi puoi vuoti, o “già letti”.

      Ed hai ancora più ragione quando scrivi che: la scrittura è il mondo del possibile. Saluti.

      16 Luglio 2019 at 10:12 Rispondi
  • Gianmarco

    Raccontare con il cuore e narrare con l’anima del personaggio. Limitarsi a descrivere porta alla sterilità emotiva, alla perdita di empatia, a togliere benzina alle transizioni. Scrivere è vivere con i personaggi la storia.

    2 Luglio 2019 at 20:31 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Gianmarco, perfetto: mostra non dire. In poche parole hai riassunto perfettamente tutto. Scusa il ritardo nella risposta, continua a seguirci!

      16 Luglio 2019 at 10:03 Rispondi
  • sabina camani

    Ciao Donato,
    i tuoi articoli sono talmente densi e ricchi di spunti preziosi e interessanti che a volte “resto indietro” perché mi piace rileggerli per non perdermi nulla!
    cerco di rispondere partendo dalla fine.. io so quello che tiene me incollata ad un libro.
    Ed è tutto ciò che hai detto a proposito del “protagonista”
    i suoi conflitti o le sue cattiverie o il modo di amare o di riscattarsi da qualcosa di brutto..quando mi entrano queste impressioni e mi sembra un parente o un amico, allora quel libro mi cambia un pezzettino di vita, mi aggiunge uno spazio, un respiro.E quando scrivo anche se parto da un accadimento o un personaggio lontanissimi da me, piano piano mi ritrovo ad arrabbiarmi per le ingiustizie che ha subito, a partecipare delle sue paure e a sentirmi invincibile e coraggiosa quando gli faccio affrontare e superare qualcosa che lui o lei non credeva di poter fare.
    penso che il meccanismo sia lo stesso. penso che un lettore entri dentro ad un libro e provi dei sentimenti quando chi scrive riesce a creare e ad aprire una strada dove chi legge ritrova parti di se’ che non ricordava o non conosceva.
    credo che questa sia “l’atmosfera” e che sia possibile crearla solo se l’autore ha una specie di desiderio gioioso e allo stesso tempo doloroso di raccontare.
    il difficile arriva quando il desiderio ti spinge e tu sei fermo in mezzo a decine di possibili strade.
    ma lì per fortuna ci sono i tuoi articoli che aiutano ad allargare la visuale
    Grazie! A rileggerci!

    2 Luglio 2019 at 14:08 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Sabina scusa il ritardo nella risposta a questo tuo commento, ma ho visto con molto piacere che ne hai poi postati altri successivamente ai quali sono già stato felice di rispondere.

      Potrei usare questo commento per una qualsiasi delle mie email settimanali, per quanto è denso di cose che condivido, anzi se mi dai consenso potrei seriamente pensarci.
      grazie ancora.
      donato

      16 Luglio 2019 at 09:41 Rispondi
      • sabina camani

        Ciao Donato,
        ne sono onorata,
        se ti sembrerà utile, certo!
        Grazie
        Un saluto,
        Sabina

        .
        Grazie,
        un saluto
        Sabina

        16 Luglio 2019 at 10:39 Rispondi
  • Enza Salpietro

    Ancora una volta rispondo con degli esempi.
    1. Conoscendo approssimativamente l’autore di un’opera, ho letto e riletto le storielle che ha riassunto in uno dei suoi libri per conoscerlo meglio e per capire il messaggio che vuole dare/inviare con la sua scrittura.
    Quindi “la curiosità per l’autore” mi ha spinto a comprare e a leggere attentamente il suo libro.

    II. Non conoscendo l’autore, ciò che mi attira è il titolo: importantissimo per me.
    Tramite il titolo capisco se un libro può aiutarmi nella vita, dandomi delle risposte, “risolvendomi qualche problema” o, semplicemente, facendomi superare un periodo triste. Che non è poco.

    III. Se non conosco l’autore e il titolo non mi attira entra in gioco la copertina. Se la vedo come un probabile futuro quadretto che mi piacerebbe vedere appeso nella mia stanza, da contemplare per rilassarmi e per sognare qualcosa di bello il libro mi conquista.

    Compro i libri e li leggo e li rileggo con piacere solo in questi tre casi.

    IV. Il protagonista lo “vedo” spesso come l’autore del libro o come qualcuno che l’autore vuol mettere in risalto.
    In quest’ultimo caso lui si nasconde dentro un personaggio e cerco di “scovarlo”.

    V. Io, lettrice, mi immedesimo sempre nel personaggio che mi piace di più.
    Grazie.
    Enza Salpietro.

    2 Luglio 2019 at 13:35 Rispondi
    • boresrl

      Ciao Enza, grazie per questo tuo elenco, molto stimolante ed esaustivo. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri amici che leggono il blog di questo tuo approccio!

      16 Luglio 2019 at 09:33 Rispondi
  • Ciro Vernuccio

    Sono d’accordo. La storia di un romanzo deve coinvolgere il lettore, portandolo in qualche modo a raffrorntare ciò che legge con la propria esperienza di vita. Il personaggio protagonista non deve necessariamente essere il punto di riferimento, ma solo strumento di riflessione.

    2 Luglio 2019 at 07:36 Rispondi
  • Graziella Salterini

    concordo pienamente, bisogna però avere un buon tratto istintivo per seguire passo passo ogni siruazione

    1 Luglio 2019 at 21:28 Rispondi
  • ferdinando sorbo

    Il problema vero è l’ontologia che sos-tiene il linguaggio.Il mainstream editoriale non comprende ciò che rap-presenta il linguaggio.Linguaggio ed essere reale concreto in atto-viv-ente, sono sinonimi. Non esiste il puro fantasy-fiabesco etc. exsiste la realtà vivente che si rap-presenta anche metaforicamente.

    1 Luglio 2019 at 13:18 Rispondi
  • Maurizio Bonfanti

    Ho già risposto alla prima parte. Circa l'”atmosfera” di cui si parla in chiusura della II parte, essa riflette lo stato d’animo dell’autore, che non si può nascondere e non si può inventare.

    1 Luglio 2019 at 07:03 Rispondi
  • Gabriele Raggente

    Molte storie hanno origine dalle proprie esperienze, delle volte adattate. La trama dei sentimenti e degli eventi può essere affascinante se accende i neuroni e scalda il sangue. Il bagaglio culturale dello scrittore, i luoghi dove si vive, i viaggi, possono alimentare le storie e sopratutto i momenti di illuminazione in cui si scrive. Inoltre la passione per quello che si scrive è un’energia per non esaurirsi. Raggente Gabriele. Milano 30/06/2019

    30 Giugno 2019 at 19:12 Rispondi
  • MICHELE BORTONE

    CERCASI PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO.
    (La mia vita è un film)

    30 Giugno 2019 at 18:07 Rispondi

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