Dialoghi nella scrittura di un libro: l’economia e la credibilità

Se hai deciso di scrivere un libro il dialogo deve essere un aspetto da non trascurare, spesso invece viene sottovalutato.

Abbiamo già parlato in questo contenuto (molto apprezzato) di dialoghi e dei tre generi di dialoghi più importanti e meno conosciuti (suspense, accumulazione, bilanciato).

Ti consiglio di dargli uno sguardo sono certo che li troverai interessanti per il tuo lavoro.

Vediamo adesso altre due qualità che un dialogo ben scritto dovrebbe avere: l’economia: dire il massimo nel minor numero di parole possibili e la credibilità.

L’economia nei dialoghi

Questo non vuol dire che uno scrittore debba realizzare frasi brevi, che debba evitare i dettagli e trattare i suoi temi come in una bozza, ma che deve fare in modo che ogni parola dica qualcosa.

Che ogni parola dica qualcosa.

Non vuotezza ma economia.

Strunk e White in questo libro dicono fondamentalmente una cosa: evita parole inutili.

Prendo da questo libro una frase che mi ha colpito molto e che vorrei condividere con te:

“Evita parole inutili, fai un favore alla tua scrittura e attacca questa frase allo schermo del tuo computer poi esegui. Nessun discorso, non importa quanto sia lungo, dovrebbe prendere dal lettore di assorbire una sola parola in più di quelle necessarie. Il linguaggio inutile ci annoia. Evitalo”.

La credibilità nei dialoghi

Le scene scritte per i romanzi e i racconti devono permettere al lettore di immaginare comportamenti credibili dei personaggi letterari. Perciò non importa quanto complessa o stringente sia la loro psicologia, non importa quanto il disegno della tua storia sia significativo ed emozionante, se i tuoi personaggi non sembrano veri quando parlano, veri per quello che sono e per l’ambientazione in cui si svolge la vicenda, il lettore non crede più a quello che sta leggendo.

Dialoghi poco convincenti distruggono l’interesse più velocemente di quanto non facciano delle note stonate.

I dialoghi falsi e vuoti non possono essere aggiustati, vanno riscritti.

La differenza decisiva fra le conversazioni reali e i dialoghi non risiede nella scelta o nella composizione delle voci.

La differenza la fa il contenuto.

Nei dialoghi i significati sono concentrati; nelle conversazioni sono diluiti.

Per questo motivo anche nei generi e nelle ambientazioni più realistiche, i dialoghi credibili non imitano la realtà.

La credibilità non ha nulla a che vedere con la realtà.

I personaggi che vivono in mondi impossibili, come Alice nel paese delle meraviglie, dicono battute che on verrebbero mai pronunciate da una persona reale, ma sono vere in se stesse e rispetto all’ambientazione.

I dialoghi devono suonare plausibili e linguisticamente adatti al contesto della storia, adatti al loro mondo e genere.

Vediamo questo esempio di dialogo tratto da 1Q84 di Murakami (hai letto il libro?)

In questo dialogo ci sono Tengo uno dei protagonisti, ed il suo editor Komatsu.

Tengo è un giovane docente di una scuola privata ed ama la scrittura, vive solo ed è molto intelligente, non ama le relazioni stabili e impegnative, la sua infanzia e la sua gioventù non sono stati periodi felici.

Komatsu è un agente letterario perennemente a caccia del best seller mondiale.

1Q84 – Murakami Haruki

Chi conduce il dialogo in questo esempio?

Riesci a delineare le personalità dei personaggi già da questo dialogo?

Noti la sua credibilità?

I dialoghi devono suonare plausibili e linguisticamente adatti al contesto della storia, adatti al suo mondo e genere, questo dialogo mostrato nell’esempio è, secondo me, è estremamente plausibile.

La personalità diretta e sicura di Komatsu emerge subito in contrasto con quella più guardinga e pigra di Tengo, che in qualche modo attende e subisce con una certa ansia l’idea del suo editor.

Magistrale l’inciso a sottolineare quanto sia corretta l’impressione che il lettore si fa dei due personaggi: “Lo sguardo di Komatsu si addolcì. come quello di un professore che si trova davanti a un allievo molto capace. Poi annui lentamente”.

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