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come scrivere un libro ispirato ad un quadro

Come scrivere un libro ispirandoti ad un quadro

Trovare sempre l’ispirazione giusta per scrivere un libro non è facile. L’autrice de “La ragazza con l’orecchino di Perla” ci svela come è nato il suo libro best seller mondiale.

L’autrice Tracy Chevalier è una scrittrice statunitense di romanzi storici (ora vive a Londra) il suo libro più famoso è La ragazza con l’orecchino di perla un libro in cui la scrittrice ha immaginato e raccontato la creazione del quadro Ragazza col turbante (noto anche come La ragazza con l’orecchino di perla) di Jan Vermeer dal cui romanzo è stato tratto l’omonimo film.

Il libro ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Sarà proprio l’autrice a dirci come è nato questo libro.

Tracy Chevalier inizia il suo racconto così: quando sono in un museo, la prima cosa che faccio è quella di trasformarmi in un curatore, guardo quali quadri possono interessarmi e mi concentro solo su quelli escludendo tutti gli altri. Poi quando scelgo quello che mi piace di più mi metto davanti ad esso e inizio a crearci intorno una storia.

Perché una storia?

Perché siamo “cablati” così, perché penso che il nostro DNA ci porti a raccontare storie, tutti noi siamo alle prese con le storie, tutti noi siamo portati a raccontare storie per dare senso a questo mondo così disordinato e caotico, cercando di riordinarlo un po’.

Oggi vi voglio parlare di un quadro in particolare.

Come scrivere un libro ispirandoti ad un quadro

La ragazza con l’orecchino di Perla, l’ho visto per la prima volta a 19 anni e ne rimasi folgorata, comprai il poster e 30 anni dopo è ancora appeso in casa mia, mi segue ovunque non mi stanco mai di guardarlo.

A catturarmi subito furono gli straordinari colori usati da Vermeer e la luce che ricade sul viso della ragazza. Ma la cosa che più in assoluto ancora oggi mi fa tornare su di lui è il volto della ragazza, il suo sguardo così ambiguo, non si capisce se è felice o triste.

Così un giorno 16 anni dopo aver appeso il poster alla parete mi stesi sul letto e la fissai e mi chiesi cosa poteva averle fatto il pittore per farle avere quello sguardo?

E questa fu la prima volta che pensai che l’espressione del volto riflette veramente i sentimenti della ragazza nei confronti di lui, prima l’avevo sempre visto come un semplice ritratto di una ragazza con l’orecchino, fu così che invece iniziai a vederlo come il ritratto di una relazione d’amore.

Il ritratto di una relazione d’amore

E cosi mi chiesi: come poteva essere questa relazione?

Mi misi ad indagare, feci delle ricerche e scoprii che non si sapeva chi fosse questa ragazza e in effetti non si conosce molto in generale dei soggetti ripresi da Vermeer nei suoi quadri, e sappiamo poco anche di lui, e questo ha giocato, devo dire, a mio favore. Ed ecco come nacque la storia.

Per prima cosa pensai: devo farla entrare in casa del pittore, come fa a conoscerla Vermeer? C’è chi dice che fosse la figlia dodicenne, in effetti la figlia aveva quell’età quando egli dipinse il quadro, ma pensai no, questo sguardo è troppo intimo perché possa essere lo sguardo di una figlia ad un padre.

Non ci sono dubbi sul fatto che in un dipinto di quest’epoca raffigurare la bocca di una donna socchiusa indica un atteggiamento sensuale e quindi non sarebbe stato opportuno dipingere sua figlia in quel modo.

Quindi non era la figlia ma comunque qualcuna che le era fisicamente molto vicina: la sua domestica?

Si la domestica.

Come facciamo a farla entrare nello studio?

Non si sa molto di Vermeer, quello che si sa è che fosse sposato con una donna cattolica e che vivevano con la madre in una casa in cui aveva una stanza ritagliata apposta per lui dove poteva dipingere in pace lontano dal chiasso dei suoi 11 figli.

I suoi quadri emanano una calma ed una quiete incredibili. Nel suo studio non può entrare nessuno, ok solo la domestica può entrare per pulire…

Lei è nello studio e c’è anche lui, sono insieme.

Lei è molto bella e il pittore decide di dipingerla, le fa indossare degli abiti molto semplici, le altre donne ritratte nei quadri di Vermeer sono ritratte con vestiti molto ricchi: seta, pellicce ecc…l’unica cosa che non è semplice è l’orecchino di perla.

Ma una domestica è molto difficile che possa permettersi degli orecchini di perla, di chi sono allora?

I vestiti indossati dalla domestica furono prestati a molte altre donne ritratte da Vermeer infatti troviamo molti dipinti con vesti simili.  Ma gli orecchini? Non ci vuole molto per capire che sono della moglie.

Cosi ecco tutti gli elementi della storia.

Lei trascorre molto tempo nello studio con lui per tutto il tempo necessario a dipingere il quadro, e durante tutto questo tempo lei indossa l’orecchino della moglie.

Lei è bellissima, e naturalmente è innamorata di lui. E’ combattuta, la moglie lo sa? Si o no? Chi altri è presente nella casa? Altre domestiche? La suocera?

Ecco a voi tutti gli ingredienti della storia.

La ragazza con l’orecchino di perla ha consacrato al successo mondiale la scrittrice statunitense Tracy Chevalier. “La ragazza col turbante” databile al 16651666 circa e conservato nella Mauritshuis dell’Aia (Paesi bassi). Soprannominato talvolta la “Monna Lisa olandese”

La ragazza con l’orecchino di perla ha una narrazione se vogliamo lenta ma fluida.

E’ in questa tranquilla lentezza scandita dai rassicuranti ritmi casalinghi che vengono calati sapientemente tutti gli ingredienti per un grande romanzo: troviamo prima di tutto l’amore, e l’amore per l’arte, troviamo gelosia e intrigo, e pagina dopo pagina non possiamo non immergerci e farci piacere Griet (la ragazza con l’orecchino di perla) una semplice (e bellissima) domestica destinata a diventare la Monna Lisa olandese, consegnata all’eternità dal pennello di Vermeer.

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Donato Corvaglia

Ideatore, fondatore e marketing specialist del gruppo Borè srl, il gruppo è proprietario di Youcanprint piattaforma italiana di self-publishing. Scrivo e mi occupo di Book Marketing.

3 Commenti
  • fabrizio frosali

    Il titolo del quadro è “Arab escarmouches dans la montagne”. Dall’immagine mi sono immaginato che un predone arabo avesse occupato il castello e pretendesse il pedaggio dalle carovane di passaggio. Ho poi scoperto che il quadro ha un altro titolo: “Riscossione” e concerne proprio l’incameramento delle imposte… come raccontato dal ministro degli esteri del Marocco a Delacroix…

    7 Aprile 2019 at 12:05 Rispondi
  • fabrizio frosali

    Questo articolo è interessante perchè ripercorre un processo cui ero arrivato già anni fa. In occasione del mio primo libro, ora ripubblicato da YCP, “I demoni del deserto insanguinato”, per illustrarlo mi imbattei in un quadro di Delacroix di ambiente arabo. Mi misi allora a costruire parte della storia in modo che quell’illustrazione potesse essere lo specchio fedele di ciò che avevo immaginato in un certo punto ben preciso. Grande fu la mia sorpresa a mesi di distanza scoprire che Delacroix era stato ispirato proprio da eventi simili a quelli che ho immaginato nel mio romanzo!!!

    6 Aprile 2019 at 12:49 Rispondi
    • Donato Corvaglia

      Gentile Fabrizio, Prima di tutto grazie per il tuo commento ci fa molto piacere tu abbia apprezzato questo articolo cerchiamo di dare contenuti che possono essere originali e di spunto per i nostri autori e gli scrittori più in generale la tua esperienza è molto molto interessante e sono certo che quanti la leggeranno la useranno come ispirazione e faranno quello che ho fatto io andranno a vedere il quadro di Delacroix e poi il tuo romanzo!!!

      6 Aprile 2019 at 15:49 Rispondi

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