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Come scrivere un libro che sia più bello di un film?

Quanti film tratti da libri ti sono piaciuti più dei libri? A me pochi, cerchiamo di capire perché e come, da scrittore, puoi sfruttare questa cosa a tuo vantaggio.

Ho visto il film, non male! Ma il libro è stato più bello!

Quante volte ti è capitato di dirlo o di sentirtelo dire? A me innumerevoli.

Recentemente uno scrittore mi ha detto che stava cercando in tutti i modi di far “vedere” ai suoi lettori “le stesse immagini che vedo nella mia testa”.

A prima vista potrebbe sembrare un obiettivo degno, al quale tutti gli scrittori dovrebbero aspirare.

Ma è un errore.

Addirittura se tu dovessi riuscire in questo intento, potresti arrivare al risultato di distruggere l’immaginazione del tuo lettore.

Così gli ho risposto di fare esattamente il contrario.

Non scrivere ciò che i tuoi lettori dovrebbero vedere.

Lo scrittore si deve rendere conto che il lettore è il suo partner nello sforzo di comprendere la storia e nei desideri di vederla risolta, e ha bisogno di un ruolo in questa esperienza.

Pensa alla domanda iniziale: la risposta più comune a un film basato su un romanzo è: “Il libro era migliore”.

Perché?

Perché le immagini evocate nella nostra mente dalle parole e dalla struttura narrativa messa in piedi dello scrittore, sono molto più efficaci di quanto Hollywood possa mai fare!

Quindi non sforzarti di far vedere ai tuoi lettori esattamente cosa ti passa per la testa.

Cerca invece di sollecitare le loro menti, ognuno può vividamente immaginare la storia a modo suo, in una maniera del tutto unica e personale.

Evoca.

Una volta lessi di un personaggio minore descritto come pignolo ed ho immediatamente avuto un’immagine completa di quell’uomo: in effetti mi ricordava un amico e non ho avuto difficoltà ad immaginarmelo così per tutta la durata del libro.

Poi un’altra volta lessi di uno smanettone dei computer descritto solo con l’aggettivo “untuoso” e mi sono bastati solo questi pochi elementi per immaginarmelo grassottello, con i capelli piuttosto lunghi e che continuava a spingere gli occhiali sul naso.

Magari lo stesso smanettone untuoso tu puoi immaginartelo diversamente ma forse adesso non più, perché ti ho appena condizionato con la mia immaginazione, è lo stesso meccanismo accade se da scrittore dai troppi dettagli lasciando poco spazio alla mente del lettore!

Quando ti capita di leggere di personaggi attraenti ed atletici, lo hai fatto perché lo scrittore li ha palesemente descritti così nei minimi dettagli o perché ha descritto le loro azioni, dalle quali hai potuto evincere le loro doti atletiche?

Pensa sempre prima al lettore

In definitiva quindi, tutto questo vuol dire che mentre scriviamo un libro dobbiamo sempre pensare prima di tutto al lettore. Non a caso un grande scrittore come Jerry B. Jenkins ce lo ricorda in uno dei suoi consigli.

Resisti alla voglia di spiegare tutto

Rendi le cose chiare, ma ancora una volta, non servire tutto sul piatto d’argento: i lettori vogliono imparare, scoprire, capire.

Conosciamo tutti la gioia di leggere libri pieni di descrizioni vivide e chiare, e che ci rimangono impresse per anni, mi è capitato di tornare ad aprire il giornalino di Gian Burrasca, una delle mie prime letture da ragazzino, ero certo che quel libro fosse pieno di immagini, quando l’ho aperto sono rimasto senza parole: non c’era nessuna immagine dentro e non c’erano mai state!

E’ stata la mia immaginazione a farmele vedere e lo scrittore ad evocarle.

In definitiva è così che si rendono i lettori dei perfetti partners, è così che un lettore si affeziona alla tua scrittura: facendolo collaborare alla creazione delle immagini della tua storia: che certamente saranno migliori di qualsiasi film!

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Donato Corvaglia
Ideatore, fondatore e marketing specialist del gruppo Borè srl, il gruppo è proprietario di Youcanprint piattaforma italiana di self-publishing. Scrivo e mi occupo di Book Marketing.
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5 Comments
  • enzo amoruso
    Mar 17,2019 at 06:03

    Perché il libro è “quasi” sempre più bello, perché i personaggi li immaginavamo diversi… gli attori non potranno mai somigliare a quelli che immaginavano i lettori, così come non esistono tipi di racconti adatti a tutti i tipi di lettori.

  • Mar 17,2019 at 03:44

    Un film tratto da un libro si basa solo su una parte del testo e crea immagini visuali di natura “passiva”, cioè immagini che vengono assorbite da chi guarda ma non interpretate o immaginate come fa un lettore. Un film è quindi sempre una sintesi incompleta del testo scritto e perde molto di quanto compare ” fra le righe”.

  • patrizia garelli
    Mar 16,2019 at 11:34

    Tutto vero. Ma ci sono romanzi -e io li adoro- che sono già per sé stessi una sceneggiatura. E ciò che evocano o suggeriscono mi tramutano un poco in regista di quel testo. A me viene naturale scrivere così ed è qualcosa che mi rende meravigliosa questa attività! Grazie, sempre, per questi suggerimenti che ci dà.

  • patrizia garelli rossi
    Mar 16,2019 at 11:33

    Tutto vero. Ma ci sono romanzi -e io li adoro- che sono già per sé stessi una sceneggiatura. E ciò che evocano o suggeriscono mi tramutano un poco in regista di quel testo. A me viene naturale scrivere così ed è qualcosa che mi rende meravigliosa questa attività! Grazie, sempre, per questi suggerimenti che ci dà.

  • Enza Salpietro
    Mar 15,2019 at 17:33

    Il film si risolve sempre in una sintesi del racconto dal quale è tratto.
    Questo procedimento porta necessariamente all’eliminazione di periodi che il lettore potrebbe considerare necessari alla “propria” comprensione del libro in oggetto, perché quest’ultima è sempre soggettiva.

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