Come funziona l’Iva sui libri: il regime fiscale per l’editoria

Partita IVA per chi pubblica un libro

Sono ormai quasi 20mila gli autori che scelgono di pubblicare autonomamente un libro, sfruttando l’opzione del self-publishing di Youcanprint e, uno degli aspetti da prendere in esame riguarda senza dubbio l’IVA.

Chi sceglie l’auto-editoria, diventa editore di sé stesso, senza rivolgersi quindi alle tradizionali case editrici, e di conseguenza è tenuto ad occuparsi di tutti i diritti e doveri collegati alla sua pubblicazione.

Proprio riguardo alla pubblicazione è necessario distingue tra la forma diretta (tramite cui è l’autore stesso che si occupa della distribuzione del suo libro, spesso tramite un sito personale), e quella indiretta (quando lo scrittore si affida a una piattaforma specializzata).

Nel primo caso, è intuitivo che l’autore, essendo anche imprenditore di sé stesso dato che si occupa dell’intero ciclo produttivo, deve aprire una partita IVA, in quanto ottiene un riscontro economico derivante da una sua personale attività. Si tratta infatti di reddito prodotto da un lavoro autonomo che, come tale, deve venire tassato secondo le normative attualmente vigenti. Se invece lo scrittore decide di utilizzare la distribuzione indiretta, non è tenuto a possedere la partita IVA.

L’IVA sui libri viene richiesta soltanto se l’attività derivante dalla distribuzione diretta dei prodotti assume un carattere rilevante non soltanto per guadagni ottenuti, ma anche per giro d’affari.

Pubblicando e distribuendo libri in maniera continuativa, oppure in quantitativi rilevanti, l’autore è considerato un vero e proprio imprenditore e, come tale, viene tassato da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Ecco perché, prima di aprire una partita IVA con tutte le implicazioni che ne derivano, lo scrittore deve avere idea se la sua potrà essere un’attività rilevante a livello economico (guadagni ottenuti) oppure organizzativo.

L’autore può scegliere tra due differenti opzioni: come ditta individuale (se è in possesso dell’iscrizione al registro delle imprese), o come scrittore freelance (sfruttando di solito un regime forfettario).

Su questo argomento puoi leggere la nostra guida molto approfondita: Self-publishing con o senza partita iva? Guida fiscale completa all’auto-pubblicazione.

IVA assolta dall’editore

Le case editrici sono equiparate a vere e proprie aziende, in grado di ottenere un guadagno quantificabile dalla loro attività: pertanto esse sono tenute a possedere non soltanto la partita IVA, ma anche l’iscrizione alla Camera di Commercio oltre al deposito legale delle opere da distribuire.

In base all’articolo 74 del DPR 633/1972, l’IVA dovuta per la commercializzazione di libri e giornali (quotidiani e periodici), si caratterizza per un sistema monofase basato sull’importo del prezzo di vendita al pubblico.

Questo valore, che viene stabilito tenendo conto di tutte le fasi di produzione e di distribuzione di qualsiasi prodotto editoriale, è calcolato in base al numero delle copie vendute e di quelle rese (soggette a un regime di forfettizzazione pari al 70%).

Com’é noto, il settore dell’editoria è soggetto a un regime speciale IVA, definito appunto monofase, in quanto l’aliquota è del 4%, in quanto tiene conto di tutti i rischi collegati alla distribuzione, vendita ed eventuali giacenze di libri e giornali.

Oltre che tenendo conto del prezzo di copertina, che rimane il requisito senza dubbio più incisivo, l’IVA viene conteggiata anche in base al numero delle copie consegnate e di quelle effettivamente vendute.

Indipendentemente dalla modalità di calcolo adottata, l’editore deve tenere a norma il proprio Registro degli Editori, dove vengono riportate tutte le transazioni commerciali complete di tassazione, come previsto dalla Legge, secondo l’articolo 39 DPR 633/1972.

La normativa sul calcolo dell’IVA ha poi subito alcune importanti modifiche in seguito all’emissione del D.L. 63/2013 che, mediante la circolare 23E/2014, ha stabilito alcune novità. Infatti l’applicazione dell’aliquota, nei casi in cui il costo del libro superi il prezzo di vendita, può rientrare in uno speciale regime forfettario, il cui calcolo è specificato nella circolare stessa.

In questo modo l’Agenzia delle Entrate ha voluto in qualche modo tutelare gli editori che, in alcune circostanze, si possono trovare in situazioni estremamente sfavorevoli economicamente. Tale iter è stato reso possibile dal fatto che l’editoria è soggetta, come accennato, a un regime speciale di tassazione.

Utilità del sistema di tassazione monofase

Il regime monofase prevede che l’IVA sia completamente a carico dell’editore, tenendo comunque presenti alcuni importanti aspetti. La tassazione infatti deve essere completamente assolta dall’editore, a cui fanno capo tutti gli obblighi inerenti all’applicazione di questa imposta.

Per poter rientrare nel regime monofase, i prodotti editoriali devono essere stampabili, come appunto lo sono i libri e i giornali.

Tutti i supporti diversi dal cartaceo, come DVD e Cd, pur essendo stati realizzati da un editore, sono considerati generiche prestazioni e pertanto soggette a un’IVA pari al 22%. Il medesimo trattamento è previsto anche per gli e-books, che vengono quindi tassati al 22%.

Esiste però una forma di trattamento agevolato per questi ultimi dispositivi digitali che, in alcuni casi, sono soggetti ad aliquota del 4% (come i libri cartacei), soltanto se contrassegnati con la sigla ISBN (International Standard Book Number).

Nel regime monofase, il conteggio dell’IVA dipende essenzialmente dal tipo di prodotto venduto, tenendo conto della presenza di eventuali supporti integrativi.

Aliquota IVA sui libri

Come accennato, il commercio dei prodotti editoriali è soggetto al regime monofase, secondo cui l’imposta viene pagata dall’editore secondo definiti criteri d’applicazione. L’aliquota del 4% infatti può essere applicata soltanto se il prezzo di vendita è chiaramente visibile in copertina e chiaramente riferibile a titolo, autore ed editore; in caso di cataloghi, l’imposta rientra invece nella classe di tassazione del 22%.

Com’é noto l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) solitamente è un tributo polifase, destinato a gravare sul consumatore finale, anche se alcune porzioni possono essere a carico di consumatori intermedi.

Per quanto riguarda i libri (e altri prodotti editoriali) questa aliquota viene calcolata con un sistema di determinazione definito monofase, che rientra nelle tassazioni a regime speciale.

In questa situazione, il pagamento dell’IVA spetta a un solo soggetto, che è appunto l’editore, anche se il consumatore finale è in realtà quello a cui l’imposta farà carico.

L’aliquota del 4% sui libri è stata stabilita tenendo conto che l’editore si assume tutti i rischi collegati alla vendita di questi prodotti editoriali.

Per poter usufruire di questo regime di tassazione agevolata, l’editore è tenuto a istituire uno speciale registro delle tirature, in cui deve annotare la data di consegna, la quantità di libri venduti e resi, il prezzo di copertina. La fattura deve poi essere obbligatoriamente emessa entro 15 giorni dalla vendita del libro.

Le copertine dei libri devono riportare obbligatoriamente l’indicazione del prezzo di vendita al pubblico comprensivo di IVA; anche se il consumatore finale non è in grado di monetizzare il valore delle competenze fiscali, l’Agenzia delle Entrate impone questa clausola agli editori. Il valore dell’IVA sui libri è effettivamente piuttosto basso, nonostante questi prodotti non siano classificati come beni indispensabili di consumo.

La scelta del fisco di richiedere un’aliquota del 4% dipende principalmente dalla valutazione dei rischi connessi a un settore commerciale che periodicamente mostra segnali di crisi.

IVA sui libri di testo

I libri di testo possono essere distribuiti dagli istituti scolastici oppure acquistati presso strutture commerciali. In ogni caso questi testi sono assoggettati a un’aliquota IVA ridotta, pari al 2,5% oppure a un’aliquota normale pari al 7,6%.

Il fattore discriminante per la valutazione di questa tassa dipende principalmente dalla modalità di rilegatura del libro e dai materiali utilizzati per realizzarlo.

È noto infatti che tutti i testi contenenti un elevato numero di immagini oppure prodotti con carta patinata di notevole grammatura, o anche contenenti strumenti supplementari di informazione rientrano di fatto nella categoria di beni di lusso.

I fattori che incidono sulla diversa categoria di tassazione sono il numero di pagine, la tipologia di carta e cartone, il contenuto e la presenza di supporti didattici integrativi.

Anche se può sembrare incomprensibile, la rilegatura di un libro di testo costituisce la caratteristica che incide maggiormente sul prezzo finale.

L’elevato costo di questi prodotti editoriali indispensabili per la formazione scolastica degli alunni incide notevolmente sui bilanci famigliari, e proprio per questo in molti casi gli editori tendono a realizzare opere non particolarmente raffinate ma contenenti comunque le nozioni indispensabili.

L’aliquota ridotta sui libri di testo è una forma di agevolazione fiscale che viene offerta al contribuente per facilitare il suo approccio con le strutture scolastiche. Si tratta di una strategia utile a contenere al massimo il fenomeno della fotocopiatura dei libri di testo, che attualmente costituisce un aspetto particolarmente dannoso per questo settore editoriale.

Tenendo conto che già in partenza il costo di un libro di testo è molto più elevato rispetto a quello di altri tipi di libri, è chiaro che contenendo al massimo l’incidenza dell’aliquota IVA è possibile calmierare il prezzo finale.

Incisività dell’IVA sui libri

L’aliquota IVA sui libri incide relativamente sul prezzo di copertina sia per quanto riguarda prodotti editoriali di intrattenimento sia per quelli scolastici e universitari.

Il problema che sta alla base dei costi elevati della maggior parte dei libri non dipende tanto dagli obblighi fiscali quanto dai costi di produzione. Proprio per tale motivo questa imposta si è mantenuta volutamente entro limiti accettabili, per tutelare sia gli editori che i consumatori finali (lettori). D’altra parte l’editore è un operatore che intraprende un’attività imprenditoriale, destinata a produrre un guadagno. Il regime monofase di applicazione dell’IVA ai libri è stato definito proprio allo scopo di ottimizzare l’impiego di questi indispensabili supporti culturali.

Gli autori che si servono di piattaforme editoriali presenti in rete, devono sapere che esse funzionano come sostituto d’imposta, e procedono a una trattenuta fiscale pari all’aliquota IVA al momento dell’erogazione dei compensi. In questo modo l’IVA viene in un certo senso anticipata dall’editore e soltanto in un secondo tempo pagata dall’autore. In tale situazione i consumatori non si rendono conto dell’incidenza dell’aliquota, poiché fruiscono del bene finale con modalità senza dubbio differenti rispetto ai prodotti cartacei.

Conclusioni

Concludendo, si può affermare che l’impatto dell’IVA sui libri è complessivamente contenuto poiché rientra nel regime fiscale facilitato monofase.

Periodicamente l’Agenzia delle Entrate procede ad aggiornare le normative inerenti alla tassazione dei prodotti editoriali, tenendo conto delle tendenze di mercato e delle previsioni di vendita.

In un settore così variegato come quello dell’editoria che comprende non soltanto libri ma anche giornali, riviste, strumenti audiovisivi, cataloghi e pubblicazioni artistiche, l’incidenza dell’IVA può veramente rivelarsi decisiva sia a livello divulgativo che economico.

In merito a questa importante e delicata tematica puoi leggere i nostri articoli correlati:

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Come pubblicare un libro: 10 semplici passi per diventare Scrittori


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