Il legame con il lettore

Il coinvolgimento emotivo del pubblico viene mantenuto grazie all’empatia.

Se lo scrittore non riesce a creare un legame fra noi lettori e il protagonista, si legge il libro senza provare nulla.

Il coinvolgimento non ha niente a che vedere con il suscitare altruismo o compassione.

Noi empatizziamo per motivi che sono molto personali, se non addirittura egocentrici.

Quando ci identifichiamo con un protagonista e con i suoi desideri sosteniamo i nostri stessi desideri esistenziali.

Il dono che ci offre la storia è l’opportunità di vivere altre esistenze oltre alla nostra, di desiderare e lottare in una miriade di mondi e di tempi sperimentando tutte le varie profondità del nostro essere.

L’empatia, dunque, è assoluta, mentre la simpatia è facoltativa.

Un protagonista, può essere o non essere gradevole.

Alcuni scrittori non sono consapevoli della differenza fra simpatia ed empatia e questo li porta a creare automaticamente un eroe piacevole temendo di non incontrare il favore del pubblico.

Non si contano i fallimenti commerciali di libri che hanno dei protagonisti amabili e positivi.

L’amabilità non è sempre garanzia di coinvolgimento dei lettori, ma deve essere considerato come un aspetto della caratterizzazione.

Il pubblico si identifica con la vera essenza del personaggio, con le sue qualità innate rivelate attraverso le scelte fatte sotto pressione.

Lo scrittore che sa il fatto suo, riesce a rendere empatico (non simpatico) anche il personaggio che oggettivamente può essere visto come un mostro.

I personaggi sono esseri umani, come noi. Il lettore riconosce l’umanità del personaggio, avverte di condividerla, si identifica con il protagonista si immerge nella storia.

In effetti nelle mani degli scrittori più abili anche il personaggio meno simpatico può essere reso empatico.

“Basterebbe” far emergere tratti importanti della sua coscienza.

Mentre il vostro personaggio vaga solitario per la strada dopo il suo ultimo assassinio si fa domande e medita e si tormenta: “Perchè faccio tutto questo?”, “Che razza di uomo sono?”

Il lettore a quel punto legge e pensa: “Che razza di uomo?Sei pieno di sensi di colpa…proprio come me. Anch’io sto male quando penso di fare delle cose ingiuste. Mi sento malissimo quando le faccio e poi non trovo pace.

Quante volte ti è capitato di leggere della morte di un personaggio “cattivo” che ti ha suscitato emozioni contrastanti, non ne sei stato felice, anzi è come se avesse lasciato un vuoto in te e nella storia…

Ecco, stiamo parlando di questo: empatia.

Quando per esempio un personaggio si accinge a compiere un’azione la sua mente può reagire in modo per lui inaspettato: i suoi pensieri possono non essere abbastanza rapidi o profondi o arguti; il suo corpo può non reagire come lui immaginava; potrebbe risultare non sufficientemente forte o abile per svolgere un particolare compito.

E noi sappiamo tutti come ci tradiscono le emozioni.

Di conseguenza nel mondo di un personaggio il momento di conflitto può essere costituito dal suo stesso essere.

Agire male o maldestramente, bene o in maniera impeccabile.

Sono l’estrema umanità e, a volte, la fragilità dei personaggi che si crea l’empatia con il lettore.

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