Scrivere

Autobiografia: raccontarsi attraverso il passato per dare un senso al presente.

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Sedersi con una penna in mano e scrivere di sé, è come intraprendere un cammino a ritroso nel tempo, senza conoscere ancora la meta, i confini, la durata.

A volte, se si è fortunati, si conoscono le motivazioni alla base di tale decisione: il bisogno di raccontarsi, di recuperare parti di noi che temiamo possano andare perdute, per consegnarle a qualcuno che sappia prendersi cura di loro.

Se l’autobiografia è il viaggio, la creatività è il veicolo con il quale affrontarlo con qualunque tempo, in qualunque modo, soli o in compagnia di emozioni rapide, persistenti, intrusive, incomprensibili.

Può essere sufficiente decidere l’episodio e l’evento che si vuole raccontare perché l’ispirazione fluisca rapida e senza problemi. Oppure capita che l’argomento della nostra storia si esaurisca dopo qualche frase lasciandoci addosso smarrimento, frustrazione e delusione.

Per non parlare dello sconforto che si prova quando carichi di energie a livello progettuale realizziamo che in realtà non abbiamo poi molto da dire.

In quel caso non dovremmo dimenticare che ispirazione e creatività sono dimensioni dinamiche.

Non arrivano a comando ma è pressoché impossibile che si esauriscano. Con pazienza e perseveranza non ci resta che chiarire ciò che abbiamo in mente e «tradurlo». Senza giudizi di sorta, perché l’autobiografia è la descrizione di una storia di vita. La nostra vita. Bella, brutta, facile, complicata è la sola che abbiamo e sono le esperienze fatte ad averci resi ciò che siamo oggi.

Raccontare la propria storia è una sfida letteraria che almeno una volta nella vita tutti dovremmo cogliere.

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