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Youcanprint - Selfpublishing Blog / Articles posted by Mariangela Ciceri (Page 2)

Descrivere senza retorica

Saper descrivere un contesto, una situazione, una ambientazione in modo efficace è questione sia di stile di abilità.

Quando ci accingiamo a mettere su carta uno scritto di fantasia o autobiografico, non possiamo escludere dall’azione quegli aspetti comunicativi che appartengono al nostro carattere. Può succedere allora che una persona nella vita estroversa si trasformi in uno scrittore di «poche parole» e che un introverso arricchisca i contenuti espressi di precisazioni e dettagli da rendere il testo ridondante e dispersivo.

Le descrizioni dovrebbero tenere sempre conto del genere letterario in cui si è immersi e non perdere mai di vista l’efficacia di una scrittura che abbia la funzione di condurre il lettore sul percorso narrativo individuato.

Se per esempio stiamo scrivendo un giallo, perdersi nella descrizione dettagliata di come sia allestito un tavolo da pranzo o come siano arredate una piscina e un campo da tennis, ha un senso solo se, in quei dettagli si nascondo indizi forvianti o utili alle indagini.

Trame e sotto-trame

Il riferimento, leggendo il titolo, a un testo che di trame e sotto-trame ha fatto il suo punto di forza, credo sia immediato: I promessi sposi, in cui le storie e i personaggi per consistenza e struttura potrebbero costituire testi a parte e condurre il lettore in labirinti narrativi e intrecci avvincenti.

Per creare qualcosa di simile però occorrono abilità, esperienza, creatività e la valutazione del rischio insito in una strategia simile. Un testo è costituito da un personaggio principale e da personaggi secondari che hanno la funzione di far avanzare la storia. Una delle modalità che uso nei corsi di scrittura quando l’autore fa fatica a individuare il suo personaggio chiave rispetto ad altri, è chiedergli senza chi potrebbe comunque tenere in piedi la storia.

Nel caso di sotto-trame, che devono comunque essere strutturate in equilibrio rispetto a quella principale, la metodologia si affina e l’autore non può perdere di vista la traccia iniziale, la consistenza che gli deve (o dovrebbe) garantire e il dovere di non farla divenire la basilare o cardinale. Passaggio né semplice, né scontato perché è difficoltoso far avanzare storie in modo parallelo ma allo stesso tempo con consistenze diverse. È come costruire due binari vicini ma dalla robustezza disuguale.

I punti di vista del narratore

Decidere quale sia o quale possa essere la modalità più efficace e quindi anche la migliore per raccontare una storia, richiede un po’ di riflessione. Non si tratta solo di una decisione tecnica, che una volta presa rende scorrevole la stesura e non crea ripensamenti, ma piuttosto il riconoscimento delle abilità del narratore rispetto alle possibilità che ha a disposizione.

Agli scrittori «in erba» quando mi viene chiesto, propongo di partire da una descrizione in prima persona. Il motivo è che, dovendo far avanzare la trama, avere come unica «incombenza» stare sulla modalità di pensiero del personaggio personale, riduce di molto la necessità di creare e mostrare più punti di pensiero.

È inoltre una modalità che facilita la «proiezione» del lettore accompagnandolo nella vita di un personaggio di fantasia, facendolo ragionare come lui, vedere le cose che vede lui, le emozioni che prova lui. Occorre fare ovviamente molta attenzione a non cadere, strada facendo, nell’errore di esplicitare pensieri di altri.

Strutture narrative: ciò che non può mancare in un buon testo

Scrivere è un gesto che facciamo tutti, narrare e narrarci è qualcosa che appartiene a chi usa la scrittura come mezzo di comunicazione verso Sé e verso il mondo. Ogni scrittore ha iniziato la sua attività attraverso l’uso della parola scritta come specchio riflessivo dei vissuti, delle esperienze, come sfogo nella criticità, come ragnatela per trattenere momenti felici.

Quando siamo gli unici lettori dei nostri testi, la responsabilità narrativa è verso un unico autore/lettore. Quando invece decidiamo di superare il confine, condividendo fantasie e/o esperienze con altri, ci sono «regole» di cui bisogna tenere conto.

La creazione dei personaggi: i segreti

La creazione dei personaggi è l’aspetto più complesso della struttura narrativa. La tendenza è quella di immaginarsi i protagonisti delle storie fisicamente, prima ancora che caratterialmente, descrivendoli con dovizia di particolari che possono andare dal colore degli occhi, al tic nervoso, alla modalità di abbigliamento.

Questo è senza dubbio un modo utile di presentare chi, facendo le veci del narratore, mostrerà ai lettori la trama, vivendola. È tuttavia necessario non sottovalutare mai il rischio di cadere in stereotipi improduttivi, a discapito di scelte originali che meglio si adatterebbero al progetto narrativo. Non possono esser creati a tavolino!

Occorre vederli o immaginarli in «scena», osservare le persone che ci stanno attorno, che ci colpiscono per il tono della voce, per il modo di dire cose, per l’arroganza o la passività perché, se hanno colpito noi e se ben «usati» come ispirazione, potrebbero, senza dubbio, colpire anche il lettore.

Racconto o romanzo: la decisione davanti al foglio bianco

All’esordio nel mondo della narrazione la scelta tra le due opzioni è piuttosto scontata. Difficilmente che si accinge a dare vita a un primo testo, sceglierà di farlo partendo da un romanzo che, per sua struttura, richiede una serie di competenze, oltre che di abilità tecniche, non fruibili alla prima esperienza.

È dopo aver scritto qualche racconto che scatta l’ambiziosa idea. Quando qualcosa, dentro lo scrittore, gli suggerisce che forse, è il momento di osare e, allora, porsi davanti al foglio e decidere l’estensione del testo che si sta per portare alla luce, può costituire un dilemma. Come uscirne? Riflettendo, anche, su cosa significhi nel suo insieme optare per uno o per l’altro.

Un racconto è come la chiacchierata con amico o parente. Si parla del presente o del passato. Si ricordano eventi o si raccontano fatti, sapendo che il tempo a diposizione è contenuto, al massimo in ore.

Incipit: inizi che catturano

Si è parlato e si continua a parlare spesso di incipit.

Del suo significato, delle sue modalità, della rilevanza che ha nel condizionare il lettore, rispetto al proseguimento o meno della lettura di un testo, e perfino della lunghezza che dovrebbe avere per essere efficace.

Da qualunque punto di vista venga osservato e affrontato, ciò che conta è che, sia esso costituito da una parola, da una o più frasi, queste rappresentano il primo punto di contatto tra lettore e scrittore.

Ho sempre pensato che non sia affatto diverso da ciò che accade quando per strada, in ufficio o a casa di un amico, ci viene presentato qualcuno. Lo si guarda negli occhi, gli si porge la mano, si decide nel giro di qualche secondo se potrebbe essere o meno una persona da frequentare, ammirare o criticare.

Scrittori: dote innata o talento da coltivare?

Ciò che scriviamo è preceduto da ciò che pensiamo.

Le narrazioni di eventi reali (ricordo di qualcosa di realmente accaduto) e immaginari (basti pensare ai giochi dei bambini e agli innumerevoli personaggi che possono creare a far agire) prendono forma nella mente e incontrano una elaborazione nell’atto dello scrivere.
Scrittori quindi lo siamo tutti e lo diventiamo nel momento in cui, apprese le nozioni tecniche, componiamo la prima frase di senso compiuto.
Il rapporto con lo scrivere però è condizionabile.

Ci sono persone così «castigate» nella loro capacità di raccontare da severi giudizi scolastici, da aver perso il piacere di farlo e altri che, ignorandoli, hanno creato volumi di racconti. Comunicare e condividere idee, pensieri, storie è un modo per esprimere quello che sentiamo.

Affinare le tecniche per farlo è questione di motivazione, passione, costanza. Chi scrive inizialmente lo fa per se stesso.

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