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Youcanprint - Selfpublishing Blog / Articles posted by Alberto Forni

Perché il self-publishing è il nuovo punk

versusA metà degli anni ‘70, in Inghilterra, le compagnie discografiche possedevano il totale controllo del mercato musicale. Chiunque volesse intraprendere una carriera nel campo della musica doveva avere un contratto discografico. Anche le stazioni radiofoniche erano poche e avevano bisogno delle case discografiche per arrivare agli artisti. In cambio, ovviamente, trasmettevano i loro dischi. Insomma, senza il supporto di una casa discografica non avevi alcuna possibilità di emergere.

Bisogna dire che in quegli anni il panorama musicale si era pericolosamente appiattito. Le classifiche erano piene di canzoni prevedibili, che venivano create con grande dispiego di mezzi basandosi su formule di successo. Sì, è vero, c’erano anche dei musicisti che tentavano di produrre cose originali, ma venivano comunque tenuti ai margini.

Il self-publishing è donna

selfpublishing-sceltaSecondo un recente studio della piattaforma digitale FicShelf, i libri che hanno più successo nell’ambito del self-publishing sono scritti da donne, tanto che la percentuale di bestseller al femminile è circa doppia rispetto a quella dell’editoria tradizionale.

Lo studio è stato condotto sui titoli che vanno per la maggiore su piattaforme di autopubblicazione e ha evidenziato come il 67% di questi sia opera di donne, mentre la classifica di Amazon dei libri pubblicati in modo tradizionale, cioè in cartaceo, è dominata al 61% da uomini.

Nell’indagine non vengono presi in considerazione i titoli autopubblicati su Kindle, dal momento che nella classifica degli e-book non viene fatta una distinzione fra self-publishing e non. Tuttavia, secondo FicShelf, i risultati sono rappresentativi dell’andamento del mercato, considerando che le piattafome prese in esame stanno crescendo in maniera inaspettata.

Come è cambiato il self-publishing negli ultimi due anni? (Intervista a David Gaughran)

reputazioneQuali sono secondo te i più grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nell’industria editoriale?

Be’, se guardo indietro a ciò che è accaduto, posso dire che quello che nel 2011 era solo teoria è diventato realtà. Il self-publishing si è affermato in maniera massiccia, tanto che negli Stati Uniti gli autori indipendenti, partendo da zero, hanno conquistato circa il 25% del mercato. Sull’altro fronte, invece, la catena Borders è fallita trascinandosi dietro la chiusura di 600 punti vendita. Oltre alla perdita di lavoro per 12mila persone. I grandi editori stanno cercando di fondersi tra loro per superare indenni questa tempesta, ma bisogna dire che non sono diventati molto più scaltri nel loro approccio agli e-book, al marketing digitale, o a questa cosa che i giovani chiamano “internet”.

Anche per i self-publisher i cambiamenti sono stati molto profondi…

Sì, quando ho scritto la prima edizione del mio libro, vendere mille copie al mese era una specie di sogno, ma adesso una cosa del genere può succedere in un giorno. Gli autori indipendenti tendono a focalizzarsi sul fatto che la competizione è cresciuta – perché, ad esempio, nel 2011 nel Kindle Store c’era un milione di libri e oggi ce ne sono tre – ma si dimenticano di considerare quanto il mercato digitale sia cresciuto e quanti strumenti sempre più sofisticati ci siano a disposizione per raggiungere i lettori. In più i self-publisher continuano a innovare e a condividere con gli altri autori queste loro scoperte. Per quanto io sia contento di essere partito qualche anno fa, non avrei paura di doverlo fare oggi. Voglio dire, non penserei di aver perso il treno, assolutamente no, visto che siamo solo all’inizio di questa rivoluzione che sta ridisegnando l’industria editoriale.

5 motivi per cui il tuo libro autopubblicato non vende

copertina-bella-e-bruttaQuello del self-publishing è un tema caldo. Inizialmente considerato come una moda passeggera, si è invece rivelato un’ottima strada per moltissimi autori. Anche le grandi case editrici guardano con sempre maggiore interesse al self-publishing e sono sempre più numerosi i casi di libri indipendenti che finiscono nel giro dell’editoria tradizionale.

Personalmente, credo molto nel potere del self-publishing. Anche perché il riscontro che ho avuto riguardo ai miei libri è andato oltre ogni aspettativa. Questo, ovviamente, non succede a tutti. Una delle lamentele che sento più di frequente è: il mio libro non vende. Per come la vedo io, non è una questione di fortuna o di azzeccare il momento giusto. Bisogna invece fare tutti i passi necessari affinché il proprio libro possa attirare attenzione. Ci possono essere molte ragioni per cui questo non avviene, io ne ho individuate cinque.

1) Il libro tratta un argomento poco interessante o non molto conosciuto

Se ci fate caso, quasi tutti i libri di successo rientrano in particolari categorie. Le grandi case editrici lo sanno benissimo, molti autori indipendenti no. Se il vostro libro è troppo particolare, o viceversa troppo generico, farà fatica a trovare spazio e a suscitare l’interesse di un particolare tipo di lettori. Trovate il giusto focus e vedrete che le cose miglioreranno.

Editing: perché non è possibile fare tutto da soli

critichelibroOgni scrittore indipendente desidera pubblicare il proprio libro in maniera gratuita. O comunque spendendo il meno possibile. Ma spesso non ci si rende conto che pubblicare un libro che non è passato attraverso un buon editing può essere una mossa controproducente. Alla fine, la linfa vitale di ogni prodotto sono le recensioni. Che si tratti di un libro o di un’automobile o di un gadget tecnologico, una recensione negativa, o peggio ancora una serie di recensioni negative, possono mettere la parola fine a qualunque tentativo di promozione. Quindi, a parte il discorso relativo ai costi, quali sono le motivazioni per cui un autore non vuole sottoporre il proprio libro a editing?

Perché ho cambiato opinione sul self-publishing

biglietti da visita, volantini, locandine e qrcode per promuovere un libroUn paio di anni fa scrissi un articolo in cui, anche se non dicevo esattamente che stava rovinando il mondo dell’editoria, esprimevo un parere piuttosto negativo nei confronti del self-publishing.

Vorrei dire che mi dispiace. Sì, mi spiace aver espresso un giudizio su un fenomeno del genere prima di averne compreso a fondo il significato. Mi spiace aver giudicato gli autori autopubblicati basandomi unicamente su qualche libro e degli articoli di giornale. Insomma, mi spiace aver tirato delle conclusioni affrettate facendo di tutta l’erba un fascio.

Probabilmente vi starete chiedendo come mai abbia cambiato idea. Devo dire che è avvenuto in maniera graduale ma decisa, tanto che alla fine ho scelto di fare pubblica ammenda e sconfessare quello che avevo detto in precedenza. I motivi che mi hanno spinto a cambiare opinione sono fondamentalmente questi.

Il futuro dell’editoria secondo Guy Kawasaki

guy-kawasakiCome vedi il futuro dell’editoria nei prossimi 5 o 10 anni?

Alla lunga credo che si affermerà il digitale. Capisco che ci siano delle resistenze nell’abbandonare la carta ma, così come non usiamo più la cartografia, nel futuro non leggeremo libri di carta. Gli editori sicuramente non saranno d’accordo con questa visione ma penso che le cose stiano così.

Perché gli scrittori scrivono?

scrivere-un-buon-libroPer soddisfare una necessità fondamentale. Una necessità che tutti gli esseri umani hanno: quella di affermare la propria presenza nel mondo fisico. È questo il motivo per cui, ad esempio, i bambini amano disegnare animali, case, la mamma. Dal momento in cui veniamo al mondo, la vita ci circonda di stimoli che colpiscono i nostri sensi. La luce del sole, le stelle, e poi colori, e profumi, e suoni. Cose morbide, cose dolci, fredde e calde, cose salate. Le differenti espressioni nel viso delle persone, il loro singolare tono di voce.

Per anni, tutto questo si riversa dentro di noi e l’unica cosa che possiamo fare è assorbire, finché un bel giorno ci sediamo, prendiamo in mano un pennarello e facciamo un disegno per dire Sì! Ci sento! Ci vedo! Percepisco queste cose! Le vedo in questo modo! È un processo di creazione dinamico che prende forma a cavallo del confine della pura ricettività.

Intervista a Beth Reekles, reginetta di Wattpad

beth-reeklesLa 17enne Beth Reekles ha avuto senza dubbio un anno proficuo. Ha pubblicato due libri, è apparsa in TV, ha venduto i diritti cinematografici del suo primo romanzo, The Kissing Booth, si è diplomata e ha guadagnato un posto nella lista della rivista TIME dei teenager più influenti del 2013, accanto a personaggi come Malia Obama e Justin Bieber.

Come ha fatto una ragazza così giovane a fare così tanta strada? Semplice. Quando aveva 15 anni, nella sua casa in Galles, ha scritto un romanzo (“il genere di romanzo che avrei voluto leggere” ci tiene a precisare) e l’ha messo su Wattpad, un sito per condividere gratuitamente racconti. 19 milioni di visualizzazioni più tardi, ha ottenuto un contratto per la pubblicazione di tre libri da parte di Random House. Certo, non accade tutti i giorni che un autore autopubblicato riesca ad approdare all’editoria tradizionale, ma le adolescenziali storie romantiche di Beth,  del tutto prive di vampiri o uomini lupo, sono riuscite ad aprirsi una strada nel cuore dei lettori.

5 consigli per scrittori (ispirati da abitazioni di scrittori)

scrivere-un-buon-libroQuando avevo 16 anni visitai la baita in cui Mark Twain scrisse La famosa rana saltatrice della contea di Calaveras, il racconto che diede avvio alla sua carriera di scrittore. Quella visita mi colpì così tanto che, nel corso del tempo, ho visitato altri luoghi legati agli scrittori, come il ranch di Jack London o la casa di famiglia di Louisa May Alcott. Il fatto è che ogni volta che sono tornato da una di queste visite, mi sono sentito ispirato ad andare avanti sulla strada della scrittura. Spesso, vedere con i propri occhi la macchina da scrivere su cui un autore ha lavorato o il paesaggio che aveva davanti ai suoi occhi, rende il fatto di scrivere più tangibile, meno misterioso. Quello che intendo dire è che a casa loro, gli scrittori, non sono più “i famosi scrittori” ma solo persone che tutti i giorni si mettono lì a scrivere. Proprio come me e voi. Ecco cinque cose che ho imparato da queste visite.

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