Promuovere un libro: Meglio Facebook o Twitter?

Written by robertotartaglia. Posted in Guide Pratiche, Selfpublishing

Questa è una domanda che molti professionisti hanno iniziato a porsi da un po’ di tempo. Professionisti che utilizzano i social network come mezzo di comunicazione, ovvio.

Perché? Perché, all’inizio, Facebook s’era dimostrato un social con grandi potenzialità. Te lo ricordi? Immagini cosa possa aver pensato un professionista del Web dinanzi alla nascita di Facebook, anni fa? Wow!

D’un tratto ci si trovò davanti a un mezzo potentissimo, con il quale intercettare migliaia di potenziali clienti. Si potevano inviare messaggi privati, si poteva interagire sulle bacheche e creare discussioni pubbliche in cui farsi pubblicità e/o far valere la propria professionalità.

Poi arrivarono addirittura fan page, gruppi ed eventi. Era possibile coinvolgere i propri fan in decine di modi diversi. Ma il collasso era inevitabile.

Aprire una piazza di questo tipo a chiunque doveva significare, per forza di cose, far fronte, prima o poi, a un sovraffollamento di persone che avrebbero utilizzato gli stessi mezzi, per scopi simili o diversi, ma, probabilmente, sugli stessi, ignari, destinatari.

Clienti che, a breve, si sarebbero stancati di essere bombardati da richieste di vario genere, ogni santo giorno che mettevano piede sul social. E avrebbero smesso di interagire come prima o, addirittura (e i casi non sono pochi), avrebbero scelto di lasciare Facebook.

E questo è accaduto, infatti.

Ma non con Twitter.

No, perché Twitter, a differenza di Facebook, ti costringe, in qualche modo, ad essere più pragmatico, ad andare dritto al sodo.

Su Twitter non c’è modo di “distrarsi” con la pubblicazione di intere gallerie fotografiche, con l’invito a eventi più  o meno assurdi, con la richiesta di “mi piace” su questa o quella pagina, con l’inserimento (senza consenso) in decine di gruppi di vario genere (anche contro le nostre convinzioni).

Twitter è come un grandissimo blog, nel quale gli utenti dicono la loro e commentano il pensiero di altri. È vero, c’è la possibilità di collegarsi ai video di Youtube, di creare microvideo con Vine, di pubblicare foto da Instagram, ma sono opzioni del tutto residuali.

Lo scopo principale di Twitter è informare ed essere informati, comunicare velocemente pensieri e news, scambiare opinioni. Ed anche il pubblico è diverso.

Basta fare un giretto su Facebook e Twitter per capire la differenza di pubblico.

Su Facebook, chi interagisce instancabilmente (con “mi piace”, commenti e condivisioni) è posizionato, per lo più, in una fascia d’età scolastica, adolescenziale. Ciò che ottiene maggior seguito e maggior interazione, infatti, sono contenuti non proprio professionali, mettiamola così (dai famosi gattini ai video dei professori in classe).

Su Twitter, a differenza, coloro che ottengono centinaia o migliaia di follower sono proprio i professionisti dell’informazione, dell’arte, della cultura, del Web. E sono queste persone che ottengono anche il maggior numero di interazioni (con retweet, menzioni, risposte).

Siamo su un pubblico più adulto, che cerca altro, non solo il click compulsivo sul “mi piace”, magari dato per noia o per abitudine, alla prima immagine o al primo video carino che ci si trova davanti nella home.

Su Twitter, prima si legge e poi si interagisce.

Ed è per questo che è meno affollato di Facebook. Ed è per questo che è più indicato per chiunque voglia dare una spinta social al proprio business letterario. È qui che puoi dedicarti maggiormente alla tua attività di personal branding.

Non sto dicendo che Facebook sia da buttare, per carità. Sto dicendo solamente che, su Facebook, occorre prima fare un buon lavoro di scrematura su amicizie e fan, limitando la proposta di eventi e intercettando, nell’impressionante folla, solo quelle persone realmente interessate alla tua attività di scrittura.

Questo è fondamentale per evitare di spendere energie, ogni giorno. È fondamentale per evitare la cosiddetta “corsa al fan” che, spesso, spinge molti professionisti a incrementare (talvolta anche con metodi subdoli) il numero di fan della propria pagina o i “mi piace”. Pratica del tutto inutile se le interazioni non nascono spontaneamente o come conseguenza del tuo lavoro.

Questo è tutto, per ora. Alla prossima e occhio alla penna!

 

Roberto Tartaglia

Giornalista e scrittore indipendente. Fondatore di www.viverediscrittura.it, il primo sito per imparare a diventare scrittori indipendenti. Il suo sito personale è www.robertotartaglia.com.

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