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L’importanza di una revisione efficace

Pensare che la «fatica» narrativa, che abbiamo visto essere un insieme di competenze che vanno affinate, si esaurisca con la conclusione di un testo, è errato. Quando si arriva, finalmente, al momento in cui l’unica parola pensabile è: «fine» si potrebbe dire che il lavoro più complesso e ardito sta per iniziare.

Anche in questo caso lo scrittore dovrebbe fare alcune riflessioni, porsi alcune domande e cercare di essere il più onesto possibile nelle risposte, prima fa tutte: cosa voglio farne di questo mia creazione letteraria?

Se la motivazione che lo ha spinto a trascorrere mesi, ore, giorni attaccato al foglio (elettronico o cartaceo) cercando le parole giuste, quelle più efficaci a costruire una trama è stata soddisfatta dal piacere di aver creato qualcosa di tangibile, la soddisfazione che ne consegue può essere sufficiente e duratura.

Se a muovere invece la creatività è stato il desiderio di mettersi in gioco, di mostrare ad altri quello che è stato scritto, una delle prime cose da fare è stampare il testo, armarsi di matita rossa e blu, evidenziatore e indossare i panni di giudice inesorabile della propria narrazione.

Sebbene divampi l’idea che oggi tutti possano diventare scrittori, anche chi non conosce la grammatica o la sintassi, credo che questa sia una delle tante leggende metropolitane che popolano il mondo delle illusioni.

Certo, se sono disposto a far stampare a mie spese un libro, senza che nessuno ci «metta le mani» valutando stile, struttura, modalità narrativa, scorrevolezza e spendibilità, posso anche inserire il manoscritto in una busta e indirizzarla alla stamperia prescelta.

Se quello che mi interessa invece, è avere una discreta valutazione del lavoro è buona cosa, prima, rileggerlo con attenzione almeno un paio di volte: la prima per trovare errori e refusi, la seconda per assicurarsi che non ci siano incongruenze narrative. Una volta conclusa questa primaria importante valutazione, occorre affidarsi a chi non ha mai letto il testo e quindi lo può esaminare con l’occhio critico del lettore.

Si è scritto e si scrive molto sulla funzione dell’editor. Chi sia, quali competenze debba avere, come trovarlo, cose essere sicuri che sia quello giusto. Come ogni scelta i consigli hanno il loro peso ma alla fine occorre assumersi la responsabilità della decisione presa. Diffidate di chi lavora gratis, di chi vi dice che il vostro testo è perfetto, di chi vi chiede cifre esorbitanti, di chi corregge senza chiedervi cosa ne pensate o non vi motivi il senso delle modifiche suggerite o apportate.

Per bravo che sia un editor, non può sostituirsi all’autore che resterà sempre, uno dei protagonisti della sua storia.

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1 Comment
  • Gen 6,2018 at 15:00

    scrivono tutti, il talento di uno che scrive lo capisci dopo cinque pagine, magari dopo dieci, ma se non ti convincono lo butti. il testo va letto e corretto, dopo due mesi lo rileggi. se non ti piace più stai diventando bravo.

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