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Gli audiolibri sono il banco di prova di ogni scrittore, parola di Stephen King

Era il 2007 quando il re della suspense usciva con questo articolo sulle pagine di Entertainment Weekly a difesa degli audiolibri. Alle critiche dei “puristi della carta”, King risponde con una serie di argomentazioni che restano valide anche a quasi 10 anni di distanza, e dopo tutti i cambiamenti apportati dal digitale. Ecco perché voglio proporvene alcuni estratti.

“Alcuni critici sostengono che l’ascolto di audiolibri non è lettura. Non potrei essere più in disaccordo. In qualche modo, l’audio perfeziona la lettura.”

“Dicono che se c’è qualcosa che non si capisce in un libro, si può sempre tornare indietro e leggere di nuovo (sembra non abbiano mai sentito parlare di riavvolgimento, o non riescono a trovare il pulsante sui loro lettori). Bloom ha detto che la lettura profonda richiede il testo di fronte a voi. Ecco un uomo che chiaramente non ha mai ascoltato una storia intorno al fuoco.

“Ci sono dei difetti negli audiolibri, certo. E’ fastidioso quando un cattivo narratore viene accoppiato ad un buon libro (un destino che ha colpito ogni appassionato di audiolibri almeno una volta). Più fastidioso è quando hai un certo libro in mente, ma non lo riesci a trovare in vendita, una cosa che succede spesso.

“Peggio di tutto? I Compendi. Odio i compendi. I compendi dovrebbero essere messi fuori legge. Sono la Diet Coke della letteratura.

“Ma quando queste cose sono buone, sono davvero buone. Un romanzo di Charles Dickens letto dal compianto David Case è qualcosa in cui puoi quasi sprofondare. La tensione diventa ancora più tesa, specialmente nelle mani di un buon lettore, perché l’occhio non può saltare avanti e vedere cosa succede dopo. Quando ho sentito Kathy Bates leggere “Il silenzio degli innocenti” (un compendio, ahimè), stavo guidando di notte e ha dovuto spegnere il lettore CD, anche se sapevo come andava a finire la storia. Era la sua voce, così bassa e intima e in qualche modo conosciuta, a terrorizzarmi.

“Conoscevo ancora meglio il racconto “1408”, perché non solo l’ho scritto, l’ho registrato. Eppure, non ero preparato allo squillo di trombe che il regista aveva aggiunto alla fine della storia. Mi è schizzato il cuore dal petto e ho strappato le cuffie dalle orecchie. E’ stato come una vera puntura.

C’è anche questo: l’audio è spietato. Evidenzia ogni cattiva frase, metafora mal riuscita, e la scelta sbagliata delle parole. (Ascolta un romanzo di Tom Clancy, e non vorrai mai, mai leggerne un altro. Non sarai mai in grado di guardarne un altro senza esitare). Non sempre leggendo un lavoro di scrittura mi chiedo come sarebbe sul grande schermo, ma mi chiedo sempre come suonerà. Perché la parola parlata è il banco di prova. Non lo chiamano storytelling per niente”.

Stephen King on why he loves a good audiobookEW.com

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1 Comment
  • ferdinando sorbo
    Feb 20,2017 at 19:48

    La fonazione aggiunge qualcosa, e sottrae qualcosa, alla parola scritta . Proprio come le immagini è istantaneamente e decifrabile senza ulteriori sforzi mentali. E’ iconicamente -uditiva-mente, com-prensibile.

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