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Gianfranco Missiaja, l’arte e la pubblicazione con Youcanprint

Gianfranco-MissiajaInnanzitutto mi scuso se scrivo così, “di getto” come mi viene senza pensare troppo all’ortografia; d’altra parte penso che un conto sia scrivere per un libro e un conto sia “buttare giù” i pensieri così come vengono, scrivendo come si parla, senza rileggere e senza pensare troppo alla forma della scrittura corretta.

Dopo tre anni di lavoro, e aver consultato decine, forse centinaia di testi di critica e di storia dell’arte, avevo finalmente terminato il mio libro sull’arte contemporanea. Nessuno di questi libri presi in esame sembrava rivolgersi ad un pubblico che si dichiara incompetente e di non riuscire a capire le opere d’arte attuali.

A guardar bene, la maggior parte dei testi d’arte, pur nella piacevole veste grafica e nella ricca varietà di illustrazioni, non sembrano idonei a comunicare con il lettore che desideri imparare: spesso, dopo aver scorso alcune pagine, non sarete in grado di ripetere con parole vostre ciò che avete letto. In pratica l’autore non è riuscito ad immedesimarsi in chi legge al fine di poter arricchire la vostra esperienza. Ciò vale anche per molto libri scolastici i quali sembrano votati più ad un esercizio di erudizione che ad uno strumento di insegnamento. L’esperienza forse mi viene da molti anni di attività didattica nella quale ho cercato di immedesimarmi in chi mi ascoltava per trovare il linguaggio più vicino alla mente e alle capacità di comprensione di chi voleva imparare.

Premetto che non sono un critico nè uno storico dell’arte ma ho sempre lavorato nel campo artistico fino da quando, all’età di 11 anni, sono entrato all’Istituto Statale d’Arte continuando poi con l’Accademia di Belle Arti e laureandomi poi in architettura. Facendo tesoro di più di vent’anni di attività didattica, avevo cercato di scrivere con un linguaggio, alla portata di tutti, per provare a fornire una spiegazione chiara e comprensibile a tante manifestazioni di arte attuale rivolgendomi, in particolar modo, a chi ne conosce poco o nulla. Così ho concepito un testo dal titolo: “Arte contemporanea, difficile capirla?“.

Oltre alla mia testimonianza, avevo raccolto anche molti commenti del pubblico che visita le mostre, di insegnanti nel campo artistico, pareri dei critici più affermati: da Daverio, a Sgarbi, da Bonito Oliva a Dorfles, da Bonami a Clair, e molti altri. Mi sembrava giusto concludere con un panorama, seppur sintetico e quanto più conciso possibile, di ciascun periodo e movimento dell’arte che si è succeduto a partire dall’impressionismo fino ai nostri giorni: non lunghe e tediose lezioni ma pochi concetti ad hoc per uno sguardo alle vicende che, nel bene e nel male, hanno contribuito a determinare la cosiddetta arte contemporanea. Alla fine, con soddisfazione, penso di essere riuscito a scrivere un libro che non si unisca ai tanti di storia dell’arte e di critica, fornendo una semplice chiave di lettura a tante opere attuali che sembrano incomprensibili.

Dopo tanto lavoro – con la compartecipazione di decine e decine di appassionati, che mi hanno donato volentieri i loro scritti per la pubblicazione, sottoforma di pareri, commenti e giudizi – armato di un grande entusiasmo, ho sottoposto una sintesi del testo a tutte le Case Editrici conosciute che si occupavano d’arte, chiedendo di esaminare il manoscritto. Dopo diversi mesi, le poche che mi hanno risposto mi hanno riferito che non rientrava nei loro programmi. Un solo noto editore mi ha concesso un colloquio telefonico. In sintesi, si è avuto un dialogo del tutto scoraggiante, veramente demoralizzante: mi si consigliava di lasciar perdere, che ormai non valeva la pena mettersi più a scrivere e a pubblicare dato che oggi non leggeva più nessuno, se non il viaggiatore che acquistava alla stazione ferroviaria il libretto di poche pagine da poter leggere nel suo tragitto del treno.

A questo punto c’è da chiedersi cosa rientri nei programmi degli Editori di libri d’Arte se non solo e sempre gli stessi autori (conosciuti) non essendo propensi ad accettare nulla di nuovo. E qui, per associazione, viene paradossalmente in mente la ragione, l’essenza stessa dell’Arte contemporanea che dovrebbe essere quella di lasciare un segno nella storia volta a precorrere i tempi, non avendo paura della novità. Se il nuovo può angosciare, così come nelle rivoluzioni perché si ha timore di perdere ciò che si possiede (così nell’arte, come nella vita) diventa più comodo pubblicare ciò che è già assodato e sicuro, anche se non porterà nulla di nuovo al molteplice vociare intellettualistico dei soliti critici e storici noti. Ormai è sotto gli occhi di tutti, inutile negarlo: gli stessi critici, insieme a galleristi, curatori e collezionisti, sono diventati esperti nel formare una coalizione per inventare nuovi movimenti artistici portando il valore delle opere alle stelle attraverso operazioni di marketing.

Purtroppo, come l’arte acquistata per la firma, così sembra essere il libro pubblicato per la notorietà dell’autore – spesso forte di un linguaggio intellettuale ed erudito, quanto contorto – al quale l’editore, questa è stata la mia triste esperienza, sembra il solo a cui far credito, anche se poi molti autori, in diversi campi letterari – e gli esempi ormai non si contano – verranno alla ribalta, a volte con grande successo, grazie all’aiuto dell’autopubblicazione.

GRAZIE YOUCANPRINT

Gianfranco Missiaja

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