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Enrico Aldobrandi, più di 9.000 copie vendute: “Scrivo per essere letto!”

Pochi giorni fa, preso da una botta d’entusiasmo, ho postato sul sito “Youcaniani e aspiranti autori di Youcanprint” quelle che fino a oggi risultano essere le vendite del mio primo romanzo “La bellezza contenuta”. Non lo avrei mai fatto (non sono solito a svolazzi del genere) non fosse che sto attraversando un periodo di stasi creativa piuttosto importante, e così, giusto per tirarmi su di morale e darmi qualche pacca solitaria sulle spalle, ogni tanto vado a controllare i report delle vendite sul sito a mò di sprono, per ricordarmi che nel mio infinito piccolo un traguardo l’ho davvero raggiunto.

Più di 9000 copie. Cioè, io: Enrico Aldobrandi, fornaio in Firenze, ho “venduto” più di 9000 copie del mio libro. Il virgolettato è d’obbligo perché come ho subito spiegato nel post, in mezzo a quel numero ci sono anche le copie date via a “gratis” nel periodo in cui l’Ebook lo regalavo. (non ricordo con esattezza quanto tempo, direi un totale di un mese nell’arco di due anni) Qualcuno ha subito storto la bocca per questa mia decisione di “regalare” a chicchessia il frutto di tanto sudore, di frustrazioni e di tempo. E ha sicuramente ragione, niente da eccepire, ma qui si tratta di compiere scelte, di decidere da che parte stare: si scrive per passione, per vanitoso egocentrismo, oppure per guadagnare qualcosa?

Mi è stato chiesto di postare qui sul blog qualche consiglio per chi non riesce a vendere quanto vorrebbe e quanto meriterebbe: Facebook! Facebook! Facebook!

Ci sono decine di migliaia di persone che potete raggiungere con i vostri post, ma non è da perfetti sconosciuti che “magicamente” Facebook vi aiuterà a vendere libri.

Io, per esempio, ho dapprima chiesto l’amicizia a tutti coloro più o meno direttamente legati ai miei stessi interessi: letteratura, scrittori, poesia, etc. Non vergognatevi a farlo, è prassi comune, cercate di superare almeno le tremila amicizie. Poi ho iniziato a postare roba esclusivamente mia, niente citazioni o fotografie di vacanze. Solo roba scritta da me, che piano piano, (anzi pianissimo) poco alla volta, si è guadagnata un po’ di attenzione. Mi sono creato un minuscolo zoccolo duro di qualche decina di persone interessate alle cose che scrivevo e su quelle sapevo di poter contare fin da subito quando ho pubblicato il libro. Non un grande numero, certo, ma potenzialmente enorme grazie al passaparola che Facebook può generare.

Insomma, per quanto mi riguarda il veicolo è stato quello, certo poi serve il carburante per fare funzionare la macchina, cioè il libro. Qui è inutile stare a sindacare, ognuno scrive quello che si sente di scrivere, ma se i vostri post sono impregnati di dolore, di poesia, di riflessioni profonde e poi scrivete un libro sui vampiri o su miliardari dall’indole dominante, magari tradirete le aspettative di chi vi ha seguito fino a quel momento. E qui lo dico: ecco il motivo per il quale il mio secondo romanzo non ha nemmeno sfiorato le vendite del primo. Era una cosa totalmente diversa, non interessava a quel pubblico, mentre il pubblico che avrebbe potenzialmente potuto catturare io non me lo ero “fidelizzato” o “coltivato”, termini orribili, lo so, ma stiamo pur sempre ragionando di raggiungere le persone, di fargli acquistare qualcosa, di fargli impiegare del tempo a leggere qualcosa di cui hanno fatto benissimo a meno fino a ieri, quindi è bene parlar chiaro.

La scelta del “Self Publishing” per quanto mi riguarda è stata la più ovvia fin da subito. Scegliere una piccola casa editrice va bene, ma venderete libri soltanto alle presentazioni che loro organizzeranno (sempre troppo poche). Inoltre i vostri libri potete scordarvi di trovarli negli scaffali delle librerie convenzionali. Cosa peggiore, vi sentirete sollevati dall’obbligo di sbattervi per il libro, penserete che è loro dovere esclusivo pubblicizzare il vostro lavoro, che se hanno scelto la vostra opera fra tante allora sarà anche interesse loro provare a venderla. La verità è che le piccole case editrici più di tanto non possono fare, sono quasi tutte armate di buone intenzioni, certo, ma nessuno si prenderà mai cura del vostro libro come fareste voi. Anche col “Self” potete scordarvi di trovare il vostro titolo in libreria, ma almeno sarete voi e soltanto voi a sindacare sul “cosa” e sul “come”, vi sentirete in dovere di darvi da fare, di aiutarlo a muovere i primi passi perché l’avete scritto voi, è roba che vi è uscita dal cuore.

Un altro consiglio che mi sento di dare è di fare assolutamente l’Ebook del romanzo. Vedo che alcuni non lo fanno, si limitano al cartaceo e in tutta franchezza non capisco il perché di questa scelta. Al giorno d’oggi tutto viaggia alla velocità della luce e autolimitarsi mi pare un controsenso imperdonabile, tenuto presente che se usiamo una piattaforma “Self” è perché siamo tutti dei perfetti sconosciuti mossi dalla passione (altrimenti scriveremo già per grossi marchi) e non vedo come il romanzo di un perfetto sconosciuto potrebbe attrarre qualcuno a tal punto da fargli spendere in anticipo 15 o 20 euro per ordinarlo e vederselo recapitare a casa dopo una buona settimana. Forse venderete qualche decina di copie a parenti e amici, ma poi la cosa termina lì. E qui si torna al punto del perché si scrive?

Io non ho mai avuto dubbi: scrivo per essere letto, non per guadagnare. Credetemi, gli scrittori che riescono a campare di quello che scrivono sono davvero pochi in Italia. Un romanzo vi costa tempo, fatica e lacrime, ma una volta scritto il resto del lavoro deve farlo lui: deve camminare con le proprie gambe dopo che l’avrete tenuto un po’ per mano, e a voi non resta che stare alla finestra e vedere come se la cava. Pensateci bene: a parte il tempo, la fatica, le lacrime e tutto il resto: voi, in soldoni, non avrete speso che il fisso necessario alla pubblicazione. Che senso ha mettere l’Ebook a 5 o 7 Euro, allora? Perché tarpagli subito le ali? Per farvi ripagare del tempo speso? Se qualcuno crede di poterci guadagnare qualcosa allora non ho che da augurargli buona fortuna. Questa è una passione quasi sempre a somma zero per quanto concerne la parte economica, ma la soddisfazione che si ricava dal sapere che qualcuno tiene tra le mani il nostro libro è sproporzionata in eccesso rispetto al sacrificio di qualche decina d’euro che avrete speso per pubblicarlo.

Io ho “venduto” 9000 copie, ma se vi faccio vedere il guadagno netto che mi arriva su un Ebook a 0.99 centesimi vi viene da ridere, ma sapete che vi dico? Non me ne frega niente. Il mio libro ce l’hanno in mano 9000 persone e ogni giorno altre due o tre lo comprano, e questo soddisfa appieno il mio vanitoso egocentrismo, alimenta la passione, la voglia di scrivere ancora e ancora e ancora, tiene lontano l’oblio.

Aprite su Facebook una pagina del vostro libro, scegliete un brano, un paragrafo di cui andate particolarmente fieri e che identifichi in maniera importante il vostro lavoro, qualcosa che faccia capire di cosa si parla e fatelo girare come post sponsorizzato. Vi costa 26 Euro, dura una settimana. Forse sono tanti soldi, vedete voi, ma quel minuscolo sunto della vostra opera finirà sulla bacheca di quasi ventimila persone con i vostri stessi interessi. Magari qualcuno lo comprerà, magari gli piacerà così tanto che lo posterà sul proprio diario, altri forse lo condivideranno innescando quel circolo virtuoso che è assolutamente necessario a perfetti sconosciuti come noi, senza santi in Paradiso, mossi unicamente dalla passione.

I libri di Enrico Aldobrandi sono disponibili su www.youcanprint.it

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1 Comment
  • tommaso maria gliozzi
    Set 22,2017 at 19:59

    molto interessante; seguirò il consiglio per il mio romanzo.

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