Author Archives: Mariangela Ciceri

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Descrivere senza retorica

Saper descrivere un contesto, una situazione, una ambientazione in modo efficace è questione sia di stile di abilità.

Quando ci accingiamo a mettere su carta uno scritto di fantasia o autobiografico, non possiamo escludere dall’azione quegli aspetti comunicativi che appartengono al nostro carattere. Può succedere allora che una persona nella vita estroversa si trasformi in uno scrittore di «poche parole» e che un introverso arricchisca i contenuti espressi di precisazioni e dettagli da rendere il testo ridondante e dispersivo.

Le descrizioni dovrebbero tenere sempre conto del genere letterario in cui si è immersi e non perdere mai di vista l’efficacia di una scrittura che abbia la funzione di condurre il lettore sul percorso narrativo individuato.

Se per esempio stiamo scrivendo un giallo, perdersi nella descrizione dettagliata di come sia allestito un tavolo da pranzo o come siano arredate una piscina e un campo da tennis, ha un senso solo se, in quei dettagli si nascondo indizi forvianti o utili alle indagini.

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Trame e sotto-trame

Il riferimento, leggendo il titolo, a un testo che di trame e sotto-trame ha fatto il suo punto di forza, credo sia immediato: I promessi sposi, in cui le storie e i personaggi per consistenza e struttura potrebbero costituire testi a parte e condurre il lettore in labirinti narrativi e intrecci avvincenti.

Per creare qualcosa di simile però occorrono abilità, esperienza, creatività e la valutazione del rischio insito in una strategia simile. Un testo è costituito da un personaggio principale e da personaggi secondari che hanno la funzione di far avanzare la storia. Una delle modalità che uso nei corsi di scrittura quando l’autore fa fatica a individuare il suo personaggio chiave rispetto ad altri, è chiedergli senza chi potrebbe comunque tenere in piedi la storia.

Nel caso di sotto-trame, che devono comunque essere strutturate in equilibrio rispetto a quella principale, la metodologia si affina e l’autore non può perdere di vista la traccia iniziale, la consistenza che gli deve (o dovrebbe) garantire e il dovere di non farla divenire la basilare o cardinale. Passaggio né semplice, né scontato perché è difficoltoso far avanzare storie in modo parallelo ma allo stesso tempo con consistenze diverse. È come costruire due binari vicini ma dalla robustezza disuguale.

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I punti di vista del narratore

Decidere quale sia o quale possa essere la modalità più efficace e quindi anche la migliore per raccontare una storia, richiede un po’ di riflessione. Non si tratta solo di una decisione tecnica, che una volta presa rende scorrevole la stesura e non crea ripensamenti, ma piuttosto il riconoscimento delle abilità del narratore rispetto alle possibilità che ha a disposizione.

Agli scrittori «in erba» quando mi viene chiesto, propongo di partire da una descrizione in prima persona. Il motivo è che, dovendo far avanzare la trama, avere come unica «incombenza» stare sulla modalità di pensiero del personaggio personale, riduce di molto la necessità di creare e mostrare più punti di pensiero.

È inoltre una modalità che facilita la «proiezione» del lettore accompagnandolo nella vita di un personaggio di fantasia, facendolo ragionare come lui, vedere le cose che vede lui, le emozioni che prova lui. Occorre fare ovviamente molta attenzione a non cadere, strada facendo, nell’errore di esplicitare pensieri di altri.

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