Author Archives: Mariangela Ciceri

Pubblicare

Come presentare il proprio lavoro: dalle case editrici al selfpublisher

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Abbiamo visto come si progetta e struttura un racconto e come i contenuti debbano avere delle caratteristiche irrinunciabili per essere definite «trame» ma soprattutto interessare i lettori e quindi gli editori.

Ma cosa fare adesso che il lavoro è completato?

Bisogna osare e proporlo al pubblico. Il passaggio non è mai semplice. La paura del giudizio può bloccare, può persino spingere a mettere il testo in un cassetto immaginando un ipotetico momento migliore per sentirsi scrittori. Quando scriviamo qualcosa e lo facciamo con il desiderio di condividerlo dobbiamo realizzare anche che non tutti potrebbero amare ciò che abbiamo scritto e questo non significa che non siamo dei bravi scrittori perché in fatto di letteratura i gusti sono diversi esattamente come in qualunque altro ambito. Consapevoli quindi che non stazioneremo sulle vette dei libri più venduti alla prima esperienza (salvo rare eccezioni), ciò di cui necessitiamo è l’abilità di presentare, valorizzare e far piacere ciò che abbiamo creato.

Come fare?

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Scrivere

Raccontare tra fantasia e realtà: l’importanza di una buona documentazione.

 

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Quando ci accingiamo a scrivere un racconto o un romanzo due sono le possibilità: conosciamo bene oppure molto bene ciò di cui andremo a raccontare, oppure ci muoveremo su un terreno sconosciuto di cui non sappiamo nulla.

Entrambe le situazioni richiedono una buona documentazione perché il documentarsi per uno scrittore è fondamentale.

Non mi riferisco a quella documentazione «formativa» consistente nel leggere, leggere, leggere e ancora leggere ma a quel lavoro di ricerca, spesso noioso che precede e accompagna la stesura di ogni buon libro.

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Scrivere

Progettare una storia

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Farlo è un passaggio relativamente facile, per uno scrittore, più difficile è progettare la «sua» storia, quella che solo lui può scrivere e che nessun altro potrebbe pensare o consegnare al lettore così come lui l’ha pensata.

Di solito il primo pensiero narrativo, quello che fa dire: ecco, questa potrebbe essere una buona idea da sviluppare, finisce con trasformarsi dopo qualche giorno o qualche pagina scritta, nell’anticamera del testo.

Di lui resteranno briciole, utili e irrinunciabili a tracciare la rotta tra l’incipit e la parola «fine».
Ma quali sono i passaggi essenziale per progettare un racconto?

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